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	<title>Recensioni - REBEL MAG</title>
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	<description>Magazine dedicato alla musica rap e alla cultura urban, con recensioni, interviste..</description>
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	<title>Recensioni - REBEL MAG</title>
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		<title>Crack Musica II di Tony Effe e Side Baby &#8211; la recensione di Rebel</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 11:23:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non è che mi aspettassi un capolavoro da Tony Effe e Side Baby, del resto neanche il primo Crack Musica lo era. Però, nel 2016, quel progetto aveva un suo senso. La DPG era arrivata in modo dirompente sulla scena, con il loro linguaggio strano,...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Non è che mi aspettassi un capolavoro da Tony Effe e Side Baby, del resto neanche il primo Crack Musica lo era. Però, nel 2016, quel progetto aveva un suo senso. La DPG era arrivata in modo dirompente sulla scena, con il loro linguaggio strano, i look eccentrici, tanto che non si capiva se Tony Effe &amp; Co ci erano o ci facevano. Si capiva che di talento non avevano granché, ma avevano quell’attitudine di chi fa le cose senza sapere dove porteranno e alla fine per un periodo gli hanno portato pure bene. Poi la DPG si è letteralmente sputtanata da sola, complice forse la dipartita di Side dal gruppo. Ma siamo onesti, in questi anni Side ha continuato ad essere ancorato al Side del 2016, Tony Effe, miracolosamente, è riuscito a fare il disco più ascoltato dell’anno con Icon, poi è andato a Sanremo e sappiamo com’è andata dopo. Wayne lo abbiamo perso, ha provato a fare una sorta di pop indie con risultati pessimi. Pure Pyrex ci ha provato, ma è tornato sui suoi passi e alla fine ha pubblicato King of Dark. Il solito disco pieno di featuring, perché se no, siamo onesti, chi se lo ascolta un disco intero di Pyrex? E infatti l’unica hit, se così possiamo chiamarla, è Darkmoney con Sfera Ebbasta.</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma torniamo a Crack Musica II..</strong>  Ne avevamo davvero bisogno? No. Assolutamente no. Capisco la voglia di cavalcare l’onda del 2016, e sicuramente questo non sarà l’ultimo tentativo che vedremo quest’anno, altri ci proveranno, ma di sicuro il risultato è pessimo. Per fare un disco così brutto devono essersi veramente impegnati, perché se no non me lo spiego. Per fortuna che c’è Sick Luke sui beat, ma anche lì, bravo quanto vuoi, ma non può fare miracoli, soprattutto se contiamo che il suo ultimo album da solista, Dopamina, è stato un flop clamoroso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">14 sono le tracce che compongono questo Crack Musica II e sono una più brutta dell’altra. Non un concetto, non un qualsiasi riferimento che possa essere ritenuto interessante, solo un susseguirsi di banalità e cliché già sentiti e risentiti ed espressi pure in modo sgraziato e che ci confermano solo una cosa: la DPG è morta e sepolta. Forse arriverà una sorta di reunion, credendo di essere i Club Dogo, e forse quella potrà in qualche modo attirare attenzione, ma per il resto, quello che ci resta della DPG è il ricordo di quel 2016, ma anche 2017 e 2018, e niente di più. </p>



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<iframe title="Spotify Embed: CRACK MUSICA II" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/2F2oWAicT6LTTTa7QbvWU6?si=7Yrf3O6YQw-rAYP0sV1R9A&amp;utm_source=oembed"></iframe>
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		<title>Funny Games di Noyz Narcos &#8211; la recensione di Rebel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebel Mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 12:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finalmente Noyz! Questo è il disco che sarebbe dovuto uscire dopo Enemy e cancellare quella robaccia di Virus. Questo è il Noyz che mi piace, quello che non ne sbaglia una, che ti prende e ti butta nel suo immaginario, nei suoi pensieri, nelle sue...</p>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Finalmente Noyz! Questo è il disco che sarebbe dovuto uscire dopo Enemy e cancellare quella robaccia di Virus. Questo è il Noyz che mi piace, quello che non ne sbaglia una, che ti prende e ti butta nel suo immaginario, nei suoi pensieri, nelle sue barre, ti stravolge e ti arriva come un pugno nello stomaco. Il disco è un gran bel disco, sia per produzioni, che scelta degli ospiti, che contenuti e modo di raccontare. <strong>Noyz è davvero unico e quando pubblica un progetto come questo, ha un peso specifico che batte tutti.</strong></p>



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<iframe title="Spotify Embed: FUNNY GAMES" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/4V8qhBg6rU8kd1THoGf2Pf?si=aR-eOri8SpySOnYSOzgbLg&amp;utm_source=oembed"></iframe>
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<div style="height:32px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il riferimento, già dal titolo,&nbsp; è ovviamente a “Funny games”, il film del 1997 scritto e diretto da Michael Haneke. Nel film, la violenza è sbattuta in faccia allo spettatore, ma allo stesso tempo viene sottratta allo sguardo: nei momenti più crudeli, la macchina da presa si allontana, non mostra l’azione. Così, come fa Noyz. La violenza ci circonda, è costantemente intorno a noi. In strada, nelle case, basta accendere la tv per renderci conto che viviamo in un mondo crudele, crudo, violento. E Noyz lo sa e ce lo sbatte in faccia. <strong>Il suo racconto e il suo linguaggio sono volutamente crudi, diretti. Non ci racconta la favoletta</strong>. Ci porta nel suo mondo, nel nostro mondo, in quello in cui viviamo, ma facciamo finta di non vedere, e ci dice è così. Non voltarti dall’altra parte. È così.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>E lo fa dimostrandoci che si può fare rap, anche oggi, ancora oggi, senza cadere nel pop. </strong>Senza voler per forza cercare la hit a tutti i costi, senza quei ritornelli da TikTok subumani. Ma semplicemente con le rime, i racconti, lo stile, il flow e l’unicità. Perché, diciamoci la verità, se uno come Noyz, che indubbiamente rappresenta Roma più di chiunque altro, è ancora qui dopo tutti questi anni, un motivo c’è. E non è culo. È che la sua voce e il suo immaginario sono unici. È che quando metti play a un disco del Noyz, sai cosa ci troverai dentro, sai benissimo dove ti porterà, sai che ti prenderà e ti stravolgerà come se avessi fatto un giro nel cestello della lavatrice. Lui ha una costante che è sempre rimasta intatta in tutti questi anni, ma al tempo stesso ha saputo evolversi, stare al passo, ma senza stravolgersi o cambiare. <strong>Lui è quello che veste Umbro non Gucci e già questo la dice lunga, perché non è solo un fatto di stile, di moda, è una questione di attitudine.&nbsp;</strong></p>
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		<title>Per soldi e per amore Charlie Charles mette il turbo alla poesia di Ernia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebel Mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 09:13:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Puoi raccontare la tua storia. E puoi raccontarla con un beat di Charlie. Se scegli la seconda possibilità, la tua storia diventerà potentissima, arriverà dritta ai cuori come una freccia e sparerà in alto come un razzo. Matteo Professione, al secolo Ernia, ha scelto Charlie.&#160;...</p>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Puoi raccontare la tua storia. E puoi raccontarla con un beat di Charlie. Se scegli la seconda possibilità, la tua storia diventerà potentissima, arriverà dritta ai cuori come una freccia e sparerà in alto come un razzo.</p>



<div style="height:10px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Matteo Professione, al secolo Ernia, ha scelto Charlie.&nbsp;</strong></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">E il suo nuovo disco, “Per soldi e per amore” (Universal) è una bomba per scrittura e per ritmo.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Ernia è bravo, e Charlie ha valorizzato il suo lavoro. </strong>L&#8217;ha detto lui stesso, ringraziando il producer famoso per le sue collaborazioni con Sfera Ebbasta, e altri big della scena.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">«<em>Io sono abbastanza regolare, ogni due anni ho il disco pronto </em>– ha detto Ernia alla presentazione dell&#8217;album in Universal a Milano -. <em><strong>Solo che l&#8217;anno scorso quando l&#8217;ho finito e l&#8217;ho riascoltato, non mi piaceva. Ho chiamato Charlie, abbiamo rifatto tutto. E adesso mi piace. </strong>E&#8217; vero che lo dico ogni volta, ma questo è l&#8217;album della maturità. Ho 31 anni, una compagna, una bambina di pochi mesi, volevo fare un bilancio della mia vita, non avevo voglio di auto celebrarmi troppo. Volevo essere grato, per quello che ho avuto, come canto nella traccia numero 12</em>. <em><strong>Ho sempre citato Baudelaire, fin dal mio primo disco, la noia di vivere, l&#8217;insoddisfazione di non avere mai abbastanza. </strong>Adesso invece mi guardo indietro e dico “ok, i miei non mi hanno abituato a dirmi sei bravo, però dai, un po&#8217; bravo sono stato”, vivo della mia musica. Posso essere annoiato finché voglio, ma devo essere grato di quello che ho</em>».</p>



<div style="height:10px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Ernia canta il rapporto con i genitori che lo amano senza troppi sentimentalismi. «<em>Non sono tanto da baci abbracci. Anche per i miei successi, dicono “tutto bene il lavoro?” e finisce lì. Io e mia sorella siamo abituati fin da piccoli a non avere troppi complimenti</em>». <strong>Lui invece gliene ha fatti tanti, commentando il brano “Berlino” che è dedicato a lei. </strong>«<em>Fa la fotografa, e in questo lavoro è una professione molto richiesta, sarebbe stato facile aiutarla se me l&#8217;avesse chiesto. Invece niente. Ha detto “non voglio essere la sorella di, voglio farcela da sola. Non voglio che mi aiuti perché in questo momento della tua vita ti vanno bene le cose. Piuttosto mangio pane e cipolle ma devo farcela da sola”. Io la ammiro molto</em>». Anche i suoi amici sono cosi. «<em>Gli ho anche offerto dei lavori ma hanno sempre rifiutato, stanno bene così. Al massimo mi accompagnano in tour</em>».&nbsp;</p>



<div style="height:10px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Lui è molto legato a loro. «<em>Io non frequento molto il mondo dello spettacolo, mi dicono “devi andare li perché ti aiuta e ti serve”. E io rispondo: “no scusa, come faccio a andare lì da uno che solo a guardarlo in faccia si vede lontano un miglio che non c&#8217;entra niente con me. Devo fare la pr, no dai non faccio la pr non me ne frega niente</em>».&nbsp;</p>



<div style="height:10px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Ernia se ne frega delle firme, dei diamanti, degli orologi, dei grillz nei denti, delle auto di lusso e il brano “Fellini” con Kid Yugi parla proprio di quello.</strong> «<em>Facciamo musica. Siamo bravi, ma non è che salviamo il mondo, quindi dico dai, non farti il film come Fellini.&nbsp; Kid Yugi&nbsp; è un mio amico, come Mirko (Rkomi) sono tra i pochi che frequento in questo mondo, perché anche loro sono un po&#8217; come me, non strafanno, hanno gli amici di sempre</em>».&nbsp;</p>



<div style="height:10px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Al feat con i Club Dogo in “Figlio di” lui non credeva, </strong>«<em>Lo sanno tutti che i Club dogo ci sono solo per loro, ma Charlie ha insistito, ha detto “al massimo dicono di no”. Hanno detto si, bel colpo</em>». <strong>Come “Da denuncia” con Marracash, un capolavoro totale, manco a dirlo, dinamite pura.&nbsp;</strong></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">“Perché” con Madame entra in testa come un tormentone e lui&nbsp; ha lodato l&#8217;artista: «<em>Francesca è molto brava, e tra gli artisti, non solo le artiste, migliori in questo momento. Secondo me è ancora molto sottovalutata perché lavoro davvero molto bene</em>».</p>



<div style="height:10px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Qua e là po&#8217; di autocelebrazione c&#8217;è, e anche un paio di passaggi non proprio da gentleman che potrebbero essere evidenziati da qualcuno, se dovesse andare a Sanremo da chi dice che i rapper sono misogini. </strong>Ma nel contesto totale, lui è poesia, romanticismo, filosofia, riflessione, equilibrio, delicatezza, profondità. E infatti incassa i complimenti per la profondità della sua scrittura e l&#8217;approccio della vita. In definitiva il suo album è un gran bell&#8217;esempio di equilibrio, ma anche la prova che bisogna saper scegliere con chi lavorare.</p>



<div style="height:13px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>E qui si torna a Charlie. </strong>Ernia è bravo, ma con lui lo è ancora di più. <strong>Un po&#8217; come Leonardo Di Caprio, Benicio del Toro e Sean Penn, nel film in uscita “Battle after battle” , “Una battaglia dopo l&#8217;altra” presentato a Milano lo stesso giorno del disco di Ernia. </strong>Il film, del regista Paul Anderson, tocca temi forti, il razzismo, la battaglia contro l&#8217;immigrazione di Trump, il rigurgito di supremazia etnica dei bianchi eredi del Ku Kux Klan.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">E&#8217; una denuncia, ma è una denuncia avvincente, piena di sparatorie, assalti, rapine, colpi di scena anche assurdità, tutte cose che colpiscono, incollano allo schermo e aiutano a far passare un messaggio che potrebbe essere pesante. <strong>Invece, si vola. Come con il nuovo disco di Ernia con Charlie Charles. Vince l&#8217;amore. Ma farà tanti soldi.</strong></p>



<div style="height:10px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Anna Savini</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Mentre Los Angeles Brucia di Fabri Fibra &#8211; la recensione di Rebel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebel Mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 10:46:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa ci aspettavamo da Fabri Fibra? Cosa pensavamo di sentire in un nuovo disco di Fabri Fibra? Ho letto un po’ di tutto su Mentre Los Angeles Brucia. C’è chi lo ritiene un capolavoro, chi una mezza merda, chi pensa che Fibra a quasi 50...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Cosa ci aspettavamo da Fabri Fibra? Cosa pensavamo di sentire in un nuovo disco di Fabri Fibra? Ho letto un po’ di tutto su Mentre Los Angeles Brucia. C’è chi lo ritiene un capolavoro, chi una mezza merda, chi pensa che Fibra a quasi 50 anni avrebbe dovuto fare meglio, essere più introspettivo, meno basico nelle rime e nei contenuti. Io credo che &nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Fibra ha fatto un disco alla Fibra, con rime alla fibra, con brani che ricalcando i lavori del suo percorso artistico. </strong>È un problema questo? Perché io, se ascolto Fabri Fibra, mi aspetto di sentire brani alla Propaganda, critica sociale, ironia, pezzi irriverenti alla Mr. Simpatia, hit radiofoniche e frasi dirette, semplici, che arrivano al punto. So che non ci troverò auto celebrazione, armi, puttane, gioielli, macchine, brand di moda, strada, spaccio e gang gang. Ed è proprio questo il punto. <strong>Fibra ha fatto Fibra. </strong>Ti piace? Lo ascolti. Non ti piace? Non lo ascolti. Chi lo ascolta da sempre riesce a capire. Sente il Fabri Fibra ironico che ci sbatte in faccia il fatto che&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">“<strong><em>possiamo essere migliori di così</em></strong>” in brani come Stupidi e Tutti pazzi e sente il Fibra che si mette nei panni di Anna e Marco, due ragazzi vittime di bullismo in Tutto andrà bene. E ancora sente il Fibra che punta il dito contro l’industria musicale, la scena rap e se stesso in Karma Ok:&nbsp;“<em>Le etichette si aspettano sempre la hit, il rap italiano fa schifo. Tutti in cerca del singolo estivo, pure io non prendiamoci in giro. Meglio questo che starmene in giro. O rinchiuso dentro qualche ufficio a fotocopiare dal vivo</em>”.</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Mentre Los Angeles Brucia ci fa fare i conti con noi stessi, ci fa pensare quanto le nostre vite siano ciniche ed egoriferite al punto che anche mentre una città brucia, un paese viene bombardato o si combatte una guerra in un posto lontano da noi nel mondo, noi continuiamo ad andare avanti con la nostra solita vita, abitudinaria e al sicuro.</strong></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">E Fibra ce lo sbatte in faccia con una freddezza disarmante, come ha sempre fatto del resto, anzi, forse col tempo si è pure ammorbidito, ha smussato un po’ gli angoli, ma è rimasto lui. Il suo stile, il suo modo di scrivere, di raccontare e raccontarci sono rimasti gli stessi. Di fatto non esiste in Italia nessun altro rapper come Fabri Fibra, nel senso che nessuno ha seguito le sue orme, perché non è facile farlo. Da una parte è uno dei pochi che se deve dire qualcosa su qualcuno fa ancora nomi e cognomi e dall’altra è forse l’unico che con una tale semplicità riesce a fotografare sempre l’italiano medio, e la società in cui viviamo.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>E lo fa in un modo così disarmante, semplice e diretto che non puoi che dargli ragione.&nbsp;</strong></p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Ho apprezzato anche gli ospiti di Mentre Los Angeles Brucia, pochi ma utili e il fatto che l’album si apre con un cameo importante: Francesco Guccini, con uno dei brani più importanti della sua storia, “L’avvelenata” che Fibra utilizza per raccontare “<strong><em>il dramma dell’artista e la continua lotta tra l’urgenza di dire qualcosa e la paura di essere sostituiti velocemente</em></strong>”.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nel disco anche la voce di un altro cantautore tra i più amati anche oltralpe, Andea Laszlo De Simone, che Fibra ha campionato utilizzando il suo brano “VIVO” per raccontare nella traccia che prende lo stesso titolo “la grande voglia di andare avanti anche in situazioni difficili”.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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<iframe title="Spotify Embed: Mentre Los Angeles Brucia (Bonus)" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/0bXXnGT7RghELWV1h81SjA?si=MPOlk6nXQqeyWjEjgML1Ag&#038;utm_source=oembed"></iframe>
</div></figure>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Mentre Los Angeles Brucia non è un capolavoro, non posso dire che sia il disco migliore di Fabri Fibra. Innanzitutto è troppo lungo, 17 tracce erano già più che sufficienti, aggiungerne altre 6 che in fondo non danno un valore aggiunto al progetto, ma lo rendono solo ridondante e a tratti pesante, l’ho trovato superfluo. Io avrei tagliato al posto di allungare, avrei tenuto le tracce più incisive e avrei proprio eliminato le altre. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rebelmag.it/mentre-los-angeles-brucia-di-fabri-fibra-la-recensione-di-rebel/">Mentre Los Angeles Brucia di Fabri Fibra &#8211; la recensione di Rebel</a> proviene da <a href="https://www.rebelmag.it">REBEL MAG</a>.</p>
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		<title>Ranch di Salmo &#8211; la recensione di Rebel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebel Mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2025 09:45:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con Playlist, Salmo era arrivato all’apice del successo, a quel punto con il disco successivo avrebbe dovuto superare se stesso. Ma credo che, quando sei così in alto, quando tutto ti sta andando così bene e anche da diverso tempo, forse, ti senti come una...</p>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Con Playlist, Salmo era arrivato all’apice del successo, a quel punto con il disco successivo avrebbe dovuto superare se stesso. Ma credo che, quando sei così in alto, quando tutto ti sta andando così bene e anche da diverso tempo, forse, ti senti come una sorta di Dio, infallibile. Per diversi anni è stato il momento di Salmo. Poi non lo è stato più. Lui probabilmente lo sapeva che non avrebbe potuto eguagliare e superare Playlist, così pubblica Flop, lo dice già nel titolo, in quel modo ironico che da sempre lo contraddistingue, ma forse un po’ se lo sentiva che quello non sarebbe stato il disco che avrebbe superato Playlist.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Per fortuna, con Cvlt con Noyz ha riscoperto quel suo lato cupo e crudo, un po’ horror, un po’ cattivo, sicuramente rap e soprattutto un disco culto, un disco degli anni. Poi è arrivato il tour, e infine il silenzio. Ci siamo chiesti che fine ha fatto Salmo? E poco dopo è arrivato l’annuncio. Esce Ranch.&nbsp;</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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<iframe title="Spotify Embed: RANCH" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/4Yaw3xvAIJicXibGvmatbs?si=XwzxBFfjRCmDMRwqIfgVvg&#038;utm_source=oembed"></iframe>
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<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Ranch è a mani basse uno dei progetti più belli della discografia di Salmo. <strong>È un po’ come se lo avessimo lasciato con Hellvisback e lo avessimo ritrovato ora con Ranch. </strong>Questo disco è vero, crudo, maturo, con degli storytelling incredibili, penso a Crudele, Mauri, Sangue Amaro, che sono tracce pazzesche, da brividi, e al tempo stesso intime.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Salmo lo aveva detto che Ranch sarebbe stato un disco molto personale e che è nato da un’esigenza di fare musica, come se la musica gli avesse chiesto di fare questo disco. E in realtà, lì per lì, ho pensato “sì vabbè lo dicono tutti che il loro nuovo disco è il migliore della loro carriera, ma poi di quanti possiamo dire che è vero?” Ecco, in questo caso lo possiamo dire. Salmo ha mantenuto la parola.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Lui ha sempre avuto un approccio unico alla musica, un modo di raccontare e fare rap come nessun altro e qui posso dire che si è elevato notevolmente.</strong> C’è dentro tutto il suo mondo, le sue influenze musicali e quei racconti che lo rendono unico. C’è un solo featuring, Kaos, ed è perfetto. Non ci sono tracce per TikTok, ed è perfetto. Non c’è la mega hit, ed è perfetto. Ci sono contenuti, tanti contenuti, che non rientrano nei soliti cliché, e anche questo è perfetto. E poi ci sono tutte le sue anime da quella rap-hardcore a quella cantautorale fino a quella elettronica-impazzita.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Ranch ti fa entrare nel mondo di Salmo, nel suo vissuto, nei suoi pensieri, ma anche nel suo mondo musicale. </strong>Ascoltandolo penso “questo è proprio lui”.&nbsp;</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">È un disco che ti fa ballare, con quelle tracce mega crazy come Beatcoin e Bounce!, ma che ti fa anche gasare, sorridere, incazzare, emozionare e riflettere.&nbsp;E dire dell’ultima traccia? Titoli di coda? I ringraziamenti e poi l’incontro con Mr Thunder che ha dato vita a uno show unico.</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Si parla spesso di dischi intimi, o meglio, ci sono rapper che dicono “questo è il mio disco più intimo” e poi in 16 tracce ci trovi 14 featuring, ma cazzo più che intimità quello è un party di Diddy. </strong>Ranch, al contrario, è davvero un disco intimo.&nbsp;</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Salmo ha scelto solo un featuring, Kaos, che poi ha raccontato essere stato il motivo scatenante della sua passione per il rap. </strong>Ha visto Kaos da ragazzino urlare al microfono e sputare rime e ha detto voglio farlo anche io. E lo ha fatto. E decenni dopo lo ha chiamato in Ranch, un album di cui avevamo bisogno. Per diversi motivi: un po’ perché abbiamo bisogno di dischi che raccontino qualcosa, ma che ci facciano anche muovere la testa, di artisti che siano artisti, che abbiano una propria visione, un proprio suono, uno stile unico e Salmo lo ha sempre avuto e infine perché finalmente non ci ritroviamo ad ascoltare la solita compilation con 10 ospiti e quella musica che nei commenti su Instagram viene definita di plastica.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Forse Salmo aveva bisogno di lasciare Milano, di isolarsi, concentrarsi su altro per poi tornare a fare musica come all’inizio della sua carriera, come quando la fai per passione e necessità, non per i numeri e le classifiche, ma per te e per chi la capisce.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Ecco, per me Ranch è proprio il frutto di questo.</p>
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		<title>Canerandagio Parte 1 di Neffa &#8211; la recensione di Rebel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebel Mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2025 11:22:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il guaglione è tornato sulla traccia. Neffa, a 57 anni, è tornato al suo primo amore, il rap e lo ha fatto con un disco che è uno spettacolo vero. Potrei dire che 9 tracce su 10 sono in featuring, che gli ospiti sono troppi,...</p>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Il guaglione è tornato sulla traccia. Neffa, a 57 anni, è tornato al suo primo amore, il rap e lo ha fatto con un disco che è uno spettacolo vero. Potrei dire che 9 tracce su 10 sono in featuring, che gli ospiti sono troppi, che c’è un po’ di tutto ed è vero. Ma il tutto è estremamente perfetto, in linea con Neffa, con il suo essere cupo, con la scelta delle produzioni, che suonano come un classico contemporaneo e con i racconti. <strong>Questo è un disco che parla, che racconta, che punta sulla narrativa. </strong>E in questo gli ospiti sono scelti in modo molto accurato, ognuno di loro “serve” nel contesto in cui è inserito e dà un valore aggiunto. Inoltre ho anche pensato che questo disco si chiama Canerandagio Parte 1 il che fa supporre che possa arrivare una parte 2, magari con meno ospiti, ma devo dire che, nonostante non ami i dischi colmi di ospiti, questo non posso non amarlo.&nbsp;</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>C’è da dire che Neffa ci ha fatto aspettare 25 anni per risentirlo tornare al rap</strong>, penso anche che in questo lungo tempo lui abbia sperimentato parecchio, che sia carina La mia signorina e anche che il suo lato pop/funk/soul non fosse per niente male, ma che è nel rap che trova la sua dimensione migliore.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Forse lo ha capito anche lui, che è questo il genere che più lo rappresenta e nel quale può davvero alzare l’asticella, forse lo ha capito un po’ tardi, ma come si dice, meglio tardi che mai, no?</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Ha fatto il suo ritorno in punta di piedi, senza tornare da super divo, ma dandoci un assaggio di quello che ha da dire e sa fare. </strong>Anche perché in 25 anni il rap è cambiato, i protagonisti sono cambiati, il pubblico pure e, diciamolo, molti degli ascoltatori di oggi non sanno neanche chi cazzo sia Neffa.&nbsp;</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Lui torna, così, con un disco che ci rimanda a uno che ha fatto la storia del genere, sì mi riferisco a SXM, e con quel fare hip hop in modo quasi minimal, come un vestito di Jil Sander, scarno, cupo, ma diretto, efficace. </strong>E soprattutto ricco di contenuti da farti girare la testa, colmo di riflessioni amare, critica sociale, ma non pesante. Un qualcosa che prende dal passato e lo porta nel presente, come la traccia Hype con Fabri Fibra e Myss Keta, che è una riedizione di Scattano le indagini di Fibra contenuto in&nbsp;Turbe Giovanili, come a voler chiudere un cerchio. Prendere un qualcosa del passato e dargli nuova vita.</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Canerandagio Parte 1 è un album da ascoltare tutto, che arriva a volte delicato, altre come uno schiaffo in faccia, ma nel quale il suo protagonista resta quasi in disparte.</strong> Muove i fili, cura tutto, ma resta defilato, nonostante si senta che è lui a fare da curatore e gli ospiti riescono a dare le loro visioni, a dare il massimo senza però oscurare il protagonista.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo disco, al di là di numeri e classifiche, è una perla rara, è uno di quei progetti talmente densi che non può non lasciare un segno.</p>



<div style="height:22px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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<iframe title="Spotify Embed: Canerandagio - Parte 1" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/6KJJfteoBkSM7g9OUZMUDc?si=xUAHgJRNSp-Of34yad1ZxQ&#038;utm_source=oembed"></iframe>
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		<title>Primetime di Vegas Jones &#8211; la recensione di Rebel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebel Mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 11:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa penso di Vegas Jones? Che è uno di quelli che mi ha sempre fatto incazzare, in senso buono si intende. Ricordo che nel 2016/2017 veniva considerato una promessa del rap italiano, uno di quelli destinati a lasciare il segno e le carte le aveva...</p>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Cosa penso di Vegas Jones? Che è uno di quelli che mi ha sempre fatto incazzare, in senso buono si intende.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Ricordo che nel 2016/2017 veniva considerato una promessa del rap italiano, uno di quelli destinati a lasciare il segno e le carte le aveva tutte.</strong> Aveva quella mega hit con Nitro, Trankilo, poi è uscito Chicnisello ed eravamo tutti sempre più convinti che sì, Vegas era la next big thing del rap italiano. Ce lo ha confermato con Bellaria del 2018, che, oltre ad avere featuring di tutto rispetto (MadMan, Gemitaiz e Guè), aveva dei brani potentissimi. Altre mega hit: Malibù e Yankee Candle.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>E soprattutto Vegas ha sempre avuto talento, capacità di scrittura, di rappare, di cantare, di unire in modo unico cantato e rappato, ma qualcosa deve essere andato storto.&nbsp;</strong></p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Da lì in poi la sua carriera ha visto più bassi che alti. Ha provato in questi anni a venirne fuori, ma non ci è riuscito. Ho sempre pensato che il suo progetto precedente, Jones, avesse il suo nome solo nel titolo, ma ben poco di lui. Come se lo avesse fatto perché qualcuno lo avesse spinto a farlo, non chiedermi perché, ma ci sentivo ben poco di Vegas in quel disco.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Forse, fermarsi gli ha fatto bene, anche se, in un periodo in cui esce talmente tanta musica costantemente e talmente tanti nuovi artisti, che per uno come lui fermarsi sarebbe stato un suicidio. Lo ha fatto lo stesso. Si è fermato. È tornato recentemente con un freestyle bomba e un nuovo progetto, Primetime.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Anche in questo caso la sfiga ci ha visto bene. Immagina essere Vegas Jones, tornare con un progetto e lo stesso giorno esce a sorpresa un altro disco, non uno a caso, ma il joint album di Sfera e Shiva, il cui logo viene proiettato sui palazzoni di Cinisello.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Il tutto sembra essere uscito da Ironic, l’iconica canzone di Alanis Morissette.&nbsp;</strong></p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Ma alla fine è la musica che conta. Credo che Vegas Jones sapesse di non poter tornare e aspettarsi di fare il pieno di streaming e finire primo in classifica, forse manco gli interessa, penso più che volesse tornare con un progetto che finalmente lo rappresentasse appieno. E Primetime lo è.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">C’è da dire che il pubblico non lo ha dimenticato. Non farà il tour nei palazzetti domani, ma il suo pubblico era lì, gasato per questa nuova uscita, presente quando ha presentato in anteprima il suo disco e unanime nel dirgli bentornato.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>E questa è già una vittoria.</strong></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">E l’ho pensato anche io quando ho ascoltato Primetime. Bentornato Veggie! Vegas è tornato in forma smagliante in queste 7 tracce e devo dire che era da tempo che non lo sentivo così carico.</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il progetto è caratterizzato da sonorità hip-hop e con un sound positivo, motivazionale e riflessivo, da sempre cifra stilistica dell’artista. Infatti, in questi brani, Vegas Jones ha deciso di non utilizzare l’autotune ma solo parole rappate insieme a uno storytelling unico e autentico per comunicare direttamente con il pubblico.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il risultato è un lavoro incisivo, diretto, ben studiato, che ti fa pensare e che ti toglie il fiato.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Spotify Embed: PRIMETIME" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/5usaPElVU5jkioS6cK1XBd?si=JgSE7HdLTNmvZFcyCbRr3A&#038;utm_source=oembed"></iframe>
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		<title>Santana Money Gang di Sfera Ebbasta e Shiva &#8211; la recensione di Rebel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebel Mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 10:52:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho già letto “è il disco dell’anno” e “fa schifo” praticamente in egual misura. Nè uno nè l’altro per quanto mi riguarda. Ho apprezzato l’uscita a sorpresa, il lanciare spoiler nei giorni prima e sul palco del Forum di Assago, ma senza essere espliciti e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rebelmag.it/santana-money-gang-di-sfera-ebbasta-e-shiva-la-recensione-di-rebel/">Santana Money Gang di Sfera Ebbasta e Shiva &#8211; la recensione di Rebel</a> proviene da <a href="https://www.rebelmag.it">REBEL MAG</a>.</p>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Ho già letto “è il disco dell’anno” e “fa schifo” praticamente in egual misura. Nè uno nè l’altro per quanto mi riguarda. Ho apprezzato l’uscita a sorpresa, il lanciare spoiler nei giorni prima e sul palco del Forum di Assago, ma senza essere espliciti e il fatto che il disco sia privo di featuring.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Onestamente mi piace questa tendenza a non mettere ospiti nei dischi, o almeno a metterne i cosiddetti pochi ma buoni, in generale se un disco ha troppi featuring, per me, è una compilation, e già mi passa la voglia di ascoltarlo, chiunque sia il suo autore.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Sfera e Shiva hanno fatto bene a non mettere ospiti, del resto il progetto è il loro, suggella la loro amicizia ed è innegabile che tra loro ci sia sintonia e che rappresentino un target ben preciso e due brand ben precisi, conosciuti e amati dai rispettivi fan, con tutti i loro pregi e difetti che conosciamo bene. </p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">SMG ha delle tracce molto potenti, delle reference, soprattutto ai Club Dogo e a Marracash, dirette e incisive, dei racconti, in primis quelli di Shiva, veritieri. Ho apprezzato le citazioni ai Dogo, perché non l’ho visto solo come un omaggio, ma anche come un modo di tenere vivo tutto quel movimento e quello che i Dogo hanno rappresentato per il rap italiano e sicuramente anche per Sfera e Shiva, come il voler portare avanti una sorta di testimone. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Mentre ascoltavo il disco, soprattutto nelle parti di Sfera, pensavo “questo l’hai già detto, questo l’hai detto e vai dicendo da un decennio”, sì ho pensato a quello che dice Marra in King del Rap. </strong>Che Sfera fosse povero e ora non lo è più lo sappiamo da quando mangiava al ristorante e pensava a quando a casa si mangiava solo pasta in bianco, ma è un male questo? <strong>Voglio dire, che Sfera sia Sfera e faccia Sfera è sbagliato?</strong> Se ascolto un disco di Sfera, o un suo singolo, o una sua strofa, io so già cosa aspettarmi e come me credo la maggior parte di noi. <strong>Quindi in SMG troviamo Sfera che fa Sfera, che tira giù delle linee melodiche tipiche di Sfera, con i racconti di Sfera, ma anche delle strofe potenti e rappate, che mi fanno dire “non posso dire che non sia bravo”.&nbsp;</strong></p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">E Shiva? In molte tracce è stato quello che ha rappato di più, che ha tirato fuori più grinta, più fotta e anche delle rime molto interessanti. <strong>Credo che questo dualismo, ovvero Sfera che si occupa più della parte melodica e Shiva più di quella rappata, funzioni e anche bene.</strong></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Le basi forse sono un po’ ripetitive, ma del resto con lo zampino di Drillionaire non potevo aspettarmi niente di diverso e un po’ sono rabbrividita quando ho sentito il sample di “Lady (Hear Me Tonight)” dei Modjo, perché certi brani non andrebbero proprio toccati.</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph">A fronte di brani potenti e di hit istantanee, ce ne sono altri deboli e skippabili, ma nel complesso non si può dire che non sia un buon progetto e che non sia esattamente quello che avremmo potuto aspettarci da Sfera e Shiva. <strong>Brani super orecchiabili, ricchi di cliché, perfetti per TikTok, ottime melodie, parti in cui vorresti ucciderli entrambi e altre in cui non puoi che pensare “ok allora sono capaci”.</strong> E gli vengono anche in aiuto le varie citazioni.</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>L’impressione è che SMG sia una sorta di omaggio a Milano e ai suoi re, del rap si intende.</strong></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">In “MNGSNT”, Sfera e Shiva citano Marra “Sotto il palco c’è un grosso bordello che fa…”, ma al posto di dire “Badabum Badabum Cha Cha”, dicono “Money Gang Money Gang Santana”.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">E poi ci sono i Club Dogo, già omaggiati da Sfera anche in X2VR. Qui lo fanno in OVER (demo), dove rendono omaggio a Jake La Furia in Ragazzi Fuori, contenuto in Dogocrazia:</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">“<em>Tutti i miei fra’ c’hanno una para nuova Non farsi legare da Fabri Corona</em>”.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">E poi ancora Una Volta Sola, brano iconico dei Dogo, “<em>Ma se si vive una volta sola, vivo col cuore in gola o posso morire ora</em>”.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">E infine All’Ultimo Respiro omaggiato in Sei Persa: “<em>Sei persa e sono perso anch’io<br />Com’è che faccio a dartela una vita diversa? Vorrei rubare i sogni a chi è felice e metterteli dentro la testa</em>”.</p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Io ho visto queste citazioni non solo come un omaggio alla Dogo Gang e ai re di Milano, ma anche come un senso di appartenenza alla città di Milano e a quello che rappresenta e ha da sempre rappresentato per il rap.</strong> Come un voler portare avanti un filone creato a suo tempo dai Dogo e da Marracash e che non si è mai spento e ha continuato a vivere e prosperare.&nbsp;</p>
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		<title>La Bellavita di Artie 5ive &#8211; la recensione di Rebel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebel Mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 11:34:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sentito dire che La Bellavita di Artie 5ive è il disco dell’anno. Ma ho anche letto che fa schifo. Come spesso accade quando escono dischi parecchio attesi, la gente si divide tra “è il disco dell’anno” e “fa schifo”. È successo anche con I...</p>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Ho sentito dire che La Bellavita di Artie 5ive è il disco dell’anno. Ma ho anche letto che fa schifo.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Come spesso accade quando escono dischi parecchio attesi, la gente si divide tra “è il disco dell’anno” e “fa schifo”. È successo anche con I Am Music di Playboi Carti, figuriamoci con La Bellavita di Artie.<strong> Per me non è il disco dell’anno, ma neanche posso dire che faccia schifo</strong>. È un disco boh. Nel senso, viste le recenti collaborazioni di Artie mi aspettavo di più, invece nel disco ci sono momenti in cui spacca, in cui penso che sia davvero un talento e altri in cui lo trovo quasi soporifero.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Lo stile c’è, le capacità ci sono, ma è ancora acerbo.</strong> Questo non è un disco che mi fa dire wow o mi fa venire la voglia di ascoltarlo ancora e ancora.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Ci sono tracce pazzesche, come Intro, Ogni amico mio, Tu, Pietà e tracce di una noia mortale.</p>



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<p class="p1 wp-block-paragraph">Il concept c’è, è ben studiato, nei minimi dettagli anche in fase di promo. La &#8220;bella vita&#8221; si riflette in ogni dettaglio, dalle copertine, dall’atmosfera raffinata alle liriche che trasmettono successo e maturità. Il racconto della strada si unisce alle aspirazioni e al futuro da conquistare, non manca la rivalsa, rime taglienti e l’amore.&nbsp;Il problema è che se da una parte non posso dire che Artie non sia forte e credo veramente che sia uno dei pochi destinati a restare, dall’altra credo che il disco sia un po’ pieno di cliché. <strong>Sai chi mi fa venire in mente Artie? Guè. </strong>La bella vita, la fast life, ma di Guè ce n’è uno solo. Non dico che Artie sia una copia di Guè, ha stile, ha idee, ha attitudine, rappresenta una nuova generazione e parla a una generazione in modo fresco, ma per me ancora acerbo. L’impressione è che se parliamo di bella vita, tra luci e ombre, di club, di donne, di strada, Artie non aggiunga nulla a livello di contenuto a quel tipo di racconto.</p>



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<p class="p1 wp-block-paragraph">Ha le skills per diventare un top player, questo è solo il primo disco, e credo debba trovare la quadra per alzare l’asticella, per portare un qualcosa di davvero unico nella scena, perché, come dice Marra “<em>nessuno diventa qualcuno seguendo le orme di qualcun altro</em>”. Io penso che Artie ci riuscirà.&nbsp;</p>



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<p class="p1 wp-block-paragraph">Dal punto di vista sonoro è stato fatto un lavoro incredibile, con un mix di sonorità e cambi di stile anche all’interno della stessa canzone, che esaltano le parole di Artie e ti portano in mood completamente diversi.</p>
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