Com’è stato accolto Vile Denaro dei Club Dogo quando è uscito nel 2007?

La notizia è questa: a 17 anni dalla sua uscita, Vile Denaro dei Club Dogo è stato certificato disco d’oro.

Ci sono voluti ben 17 anni e una reunion per arrivare a questo traguardo, eppure Vile Denaro è culto, è storia, è eterno.

Uscito il 18 maggio 2007, Vile Denaro è il disco che ha segnato l’ascesa dei Dogo, il primo in major, che è arrivato dopo Mi Fist e Penna Capitale.

Oggi se pensiamo a Vile Denaro e a brani come M-I Bastsrd, Puro Bogotà, Mi hanno detto che, Tornerò da re, pensiamo a brani che hanno fatto la storia del rap italiano. Puro Bogotà è addirittura un inno del rap italiano, una di quelle canzoni che sono talmente grandi, potenti e fondamentali, che quasi fai fatica a descrivere, perché basta dire Puro Bogotà che dici RAP ITALIANO.

Lo diciamo ora e siamo tutti d’accordo in questo, lo diciamo forse da 10 anni, tutti sappiamo quanto sia stato fondamentale quel disco e quanto abbia segnato la storia del rap italiano, ma non è stato subito così.

I Club Dogo non sono stati subito capiti, amati, acclamati, al contrario. Si sapeva che rappresentavano Milano, ma all’epoca c’è stato chi non era convinto che avrebbero potuto conquistare l’Italia e uscire dai confini milanesi. E addirittura c’è chi ha scritto di M-I Bastard “è un mosaico di droga e di versi-lampo su ciò che non piace ai Club Dogo, anche se ogni verso pare rimanere fine a sè stesso”.

Nel 2007 non erano molti i siti e i blog che parlavano di rap, ma sono riuscita a raccoglierne tre che hanno parlato di Vile Denaro subito dopo la sua uscita. E sì, chiamavano Jake La Furia Jack La Furia.

Rockol: “Intitolare il primo disco stampato per una major “Vile denaro” è una provocazione in tipico stile Club Dogo. Dopo due album indipendenti (“Mi fist” del 2003 e “Penna capitale” del 2006), il trio milanese composto da Don Joe, Guè Pequeno e Jack La Furia torna con un lavoro hip-hop ancora più diretto dei precedenti, con attacchi scagliati contro la realtà milanese (quella bene e quella di strada), la politica, la falsità, l’ipocrisia, la Chiesa, la legittima difesa invocata dalla Lega e molto altro”.

Rockit: “Mentre la città della Madunnina è cosparsa di neve di Colombia, con “Vile Denaro” Don Joe, Guè e Jack La Furia provano ad impossessarsi della rap-nazione. E non ci riusciranno. Come non ci è mai riuscito nessuno. Per le superfluità che nascondono dietrologismi di provincia, mc spaventati che spompinano i cronisti dell’ovvio. Il risultato sarà positivo, ma non devastante come l’effetto che hanno avuto su Milano. I Club Dogo se la scopano Milano, la mettono in tutte le posizioni. La possiedono. E lei gode. E tu godi. Perché dicono la verità così com’è. Stronza e maledetta. Anche se “Vile Denaro” non supera la potenza di “Penna Capitale” diventa un ottimo step avanzato di cool-shit all’italiana”.

Giuseppe Delfino: “PURO BOGOTA’: vede la collaborazione di Marracash e Vincenzo. Non ne ho ancora compreso un filo logico nella canzone, e magari neppure c’è. Comunque ci sono molti versi piacevoli e simpatici: “Euro immorale modello Ricucci, la ghenga ti cracca, tu scappa Gaucci, in bocca una torcia più grossa che alle Olimpiadi, le sere più pese di Odissee e Iliadi”

“All’erta sempre, i muri hanno le orecchie, dammi un cinque con la merce dentro, e fingi niente, zio”.

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