Musica e arte: Ghali sceglie il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano come set del video di Barcellona

Musica e arte: Ghali sceglie il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano come set del video di Barcellona

Il legame tra musica e arte si fa ancora una volta più stretto. Se Beyoncé e Jay-Z hanno scelto il Louvre per il video di Apeshit, Ghali ha optato per le stanze del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino come scenario per la sua Barcellona.

La clip, che Ghali definisce un film, racconta una storia d’amore “atipica e travolgente” che vede al centro una coppia di giovani innamorati: a fare da narratore è proprio Ghali, intento a scrivere su una pergamena. I due protagonisti e il cantante indossano delle grandi ali, in netto contrasto con la quotidianità delle immagini e volte a rappresentare lo slancio di una nuova storia, e a simboleggiare la “magia di sentirsi unici e speciali in mezzo a tutti e tutto”.

Il videoclip di Barcellona si apre con alcune sequenze girate proprio all’interno del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino. Nel filmato, diretto dal regista Giulio Rosati, appaiono la facciata ottocentesca del museo, i suoi saloni, la Camera dei deputati del Parlamento Subalpino e la monumentale Aula del Parlamento Italiano. Il video è un omaggio ai film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders e “The Dreamers” di Bernardo Bertolucci.

L’incontro tra Ghali e il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino è stato possibile grazie alla Film Commission Torino Piemonte e il capoluogo piemontese ha messo a disposizione anche un tram GTT e i Giardini Reali.

Per la scena dell’angelo che si affaccia dalla balaustra di Palazzo Carignano, su piazza Carlo Alberto, è stata utilizzata anche una squadra di stuntman e ha lasciato senza fiato le molte persone che, transitando nella piazza proprio quel giorno, hanno assistito all’insolito spettacolo.



Ghali con questo video fa in un certo senso avvicinare le molte persone che lo seguono alle bellezze artistiche della città di Torino e chissà che le visite al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano non registrino un incremento, un po’ come è successo con Chiara Ferragni e la Cappella Sistina o gli Uffizi.

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