Kanye West mette fine al dissing tra Drake e Pusha T

Kanye West mette fine al dissing tra Drake e Pusha T

Drake ha risposto al dissing di Pusha T in Duppy Freestyle, dove senza giri di parole colpisce il collega puntando il dito verso i suoi benefattori, il manager Steven Victor e Kanye West senza i quali non sarebbe mai diventato una star e sarebbe rimasto escluso dalla top five degli artisti supportati dalla sua stessa label. Oltre al danno, la beffa di deriderlo per aver gonfiato il proprio passato di strada, più realisticamente concretizzatosi nell’aver smerciato droga a liceali per acquistare un paio di Nike o una Mercedes, oltre che per la sua età, Pusha ha infatti 41 anni, contro i 40 di Mr. West.

Drake non ha paura e in puro stile hip hop si prenderà la donna di Pusha vincendo il rap game. In merito alle accuse di ghostwriting, invece, afferma che non sia stato Quentin Miller ad averlo reso ricco, ma che sia lui, anzi, ad avergli salvato la vita sottraendolo ad un impiego al supermercato.

Drake presenta il conto in tutti i sensi, con tanto di fattura: della G.O.O.D. Music non è debitore, semmai è vero il contrario: questo diss non avrebbe avuto altro effetto, se non quello di pompare ulteriormente la notorietà attorno all’album dell’avversario, aiutandone le vendite. Qui, il colpo finale, pubblicando su Instagram l’immagine di una fattura a nome della OVO Sound, esigente un compenso per i servizi prestati per un valore di centomila dollari.

Pusha non attende molto a reagire e la sua è un’aggressione armata che non lascia superstiti. Scovando una vecchia foto utilizzata per una campagna pubblicitaria di un brand di abbigliamento che vede Drake protagonista, sferra il suo attacco prendendosi gioco del fatto che Aubrey non sia realmente di etnia afroamericana, pur essendosi sempre identificato tale. L’immagine ritrae il rapper con il volto colorato di nero, un trucco razzista che allude alle discriminazioni sofferte dalle popolazioni di colore. La base scelta è, non casualmente, The Story Of O.J. di Jay Z, convertendone il titolo in The Story Of Adidon.

Pusha T colpisce ogni aspetto della vita di Drake, fino ad arrivare ai più intimi: rima sul fatto che sia stato abbandonato dal padre, con il quale solo recentemente ha recuperato i rapporti, irridendone gli abiti pacchiani come fosse un carro da parata. Sottolinea l’ipocrisia razziale e caratteriale di Drake, padre assente nei confronti di un figlio concepito con una ex pornostar, di cui Drizzy non avrebbe alcuna cura.  Procede poi con la presunta collaborazione dell’artista con adidas, brand vicino a Kanye e Push, che vedrebbe imminente il lancio di una collezione rinominata proprio AdiDon, in onore del piccolo. L’ultimo, ma efferatissimo colpo, è il riferimento al producer di eterna data, Noah “40” Shebib, malato di sclerosi multipla senza il quale Drake, afferma, non avrebbe alcun successo a cui fare appello.

A rispondere è il mecenate di Drake, J. Prince, tonante di averlo ostacolato dalla pubblicazione di una traccia che avrebbe per sempre potuto porre fine alle carriere di Pusha e Kanye messi insieme. A chiudere i giochi, è stato Kanye West con un Tweet pubblicato prima che si potesse toccare il fondo
“I’ve never been about beef    I’m about love    lines were crossed and it’s not good for anyone    so this is dead now”.

 

Forse la faccenda è conclusa, ma almeno gli americani si dissano ancora alla vecchia maniera.

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