I segreti del rap game: se non lecchi il cu*o sei fuori

I segreti del rap game: se non lecchi il cu*o sei fuori

Aspettavo questo momento da tempo perché ho sempre saputo che era nell’aria e che prima o poi sarebbe arrivato, era solo questione di tempo e quindi ancora una volta scrivo di getto.

Ho fatto tesoro di alcune parole di J-Ax tratte da I consigli di un pirla, dove dice: “Se ti dicono di alzarti tu siedi
E quando siedono tu alzati in piedi
Non aver fede solo in quello che vedi
Insegui i sogni fino a quando ci credi
T’insulteranno a gran voce e tu ridi
Tu chiuderanno la bocca e tu scrivi
Se ti picchieranno e ti imporranno divieti
Tu fatti beffa dei tuoi padroni
E canta i loro segreti“.

 

Ed è quello che ho intenzione di fare. Scrivere. Scrivere. E scrivere ancora. Sapevo che con Rebel Mag e il mio modo di scrivere, di dire le cose, di fare critica, di non limitarmi a riportare notizie preconfezionate e di fare domande scomode prima o poi sarei stata tagliata fuori. Ed è successo. Perché funziona così. Cantano la libertà di espressione, la ribellione, l’essere controcorrente e poi se uno esprime un’opinione diversa dal solito “sei bravissimo” ti chiudono la bocca.

 

Sapete perché non esiste una critica musicale nel rap? Perché nessuno critica o dà un’opinione nei suoi articoli? Perché se lo fai, gli uffici stampa smettono di invitarti alle conferenze stampa, alle presentazioni, non ti fanno fare interviste e si limitano a inviarti comunicati stampa promozionali. Ecco perché se guardate gli altri siti o pagine Instagram sono tutti belli, buoni e bravi sempre. E chi dice il contrario viene tagliato fuori. Come Rebel Mag. Prima ti ammoniscono, un po’ come fanno i mafiosi “se scrivi così mi risulta difficile invitarti alle prossime conferenze stampa o farti fare interviste” e poi ti tagliano fuori. Perché la libertà di stampa e di espressione non esiste. Esiste solo se scrivi che sono tutti belli, buoni e bravi sempre in ogni circostanza. Se non lo fai, provano a chiuderti la bocca. Ed è quello che stanno facendo.

 

E va bene. Rebel non è Esse Magazine che puoi comandare a bacchetta, non è una pagina che paga un artista per un’intervista, o una che copia e incolla i comunicati stampa, Rebel continuerà a dire la sua opinione nel bene e nel male e non ha bisogno di avere di fianco l’artista X per farlo. Gestiscono l’hip hop e rappresentano la cosa meno hip hop che esista. Scrivono di rap, ma sono la cosa meno rap che esista. Non voglio dire che Rebel sia hip hop o rap, ma continua ad essere la voce fuori dal coro, la spina nel fianco e i questi giochetti mi fanno solo capire che forse la mia voce non è poi così nulla.

 

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