Una bella chiacchierata senza filtri con la Dark Polo Gang

Una bella chiacchierata senza filtri con la Dark Polo Gang

Non mi piace chiamarla intervista perché più che un’intervista è stata una chiacchierata, seduti poco composti sui divanetti di Radio 105, con tre ragazzi romani che di lavoro fanno musica e che in arte sono la Dark Polo Gang. Loro sono sempre stati un fenomeno controverso, sicuramente eccentrico e sopra le righe, ma altrettanto sicuramente autentico. Ho sempre detto puoi amarli, odiarli, non hanno vie di mezzo, ma non puoi fare a meno di apprezzare la loro veridicità. Loro sono così come sembrano, nelle canzoni e nella vita privata e in Trap Lovers hanno messo se stessi a 360 gradi. È un disco nuovo, fresco, innovativo, internazionale per sound e tematiche, un disco nel quale le voci e la personalità di Tony Effe, Wayne Santana e Dark Pyrex diventano una. La loro forza è quella di essere autentici ed esclusivi, di portare, anche in temi diversi, il loro linguaggio e il loro modo di vedere le cose.

Ovviamente prima di iniziare la chiacchierata seria, non ho potuto fare a meno di chiedere a Tony Effe cosa sia successo con la sua decolorazione…”Praticamente ho fatto la decolorazione, poi una parte non aveva preso bene e me l’hanno rifatta, solo che mi ha lasciato dei buchi. Ora scatta la denuncia, 100mila euro per danni morali e poi andiamo tutti a cena fuori“.

Passiamo alle cose serie, ho ascoltato il vostro disco e sono rimasta stupita. È stato anticipato da British che era nelle vostre corde, ma poi si apre con Cambiare Adesso, che è tutt’altro…

“British era un trabocchetto, era un modo per dire entriamo nel mondo dei professionisti, cioè, facciamo qualcosa che fa capire il nostro atteggiamento, il nostro modo di essere, giocandoci. Poi quello che volevamo dimostrare con Trap Lovers era dire sì, però siamo anche seri, come mettere sulla bilancia due cose e dare il giusto peso ad entrambe”.

Infatti il disco è così, c’è una parte che è rimasta con la vostra identità e una completamente inedita…

“Esatto, un po’ più intima, più che inedita. La parte che conoscevano tutti abbiamo cercato di evolverla, renderla più potente e poi abbiamo tirato fuori quello che avevamo dentro. Secondo noi la nuova wave è questa, è giusto parlare di autocelebrazione e di cose frivole, ma anche affrontare argomenti più seri. Bisogna parlare anche di se stessi, perché se no la gente non riesce a percepirti, questo succede anche in America con artisti come Travis Scott, Post Malone, ma anche le canzoni dei Migos a volte sono molto più intense di altre, quindi questa è una wave da seguire e forse noi la stiamo iniziando”.

Anche la scelta di lavorare con Michele Canova ha influito in questo vostro passaggio?

“Michele Canova ha curato anche la direzione artistica, perché ha creato produzioni da zero, ha aggiunto particolari ai beat di Sick Luke, ha fatto tutti i mix e ha curato tutto nel minimo dettaglio. Noi prima stavamo in studio un’ora e adesso ne passiamo dieci al giorno. Anche il sound è molto più prepotente, più costruito, lo senti e dici sì, ok, posso anche non capirlo, ma sento che c’è proprio un volume d’intensità più forte e a noi questo mancava un po‘, eravamo una bella Ferrari, però a volte si fermava e aveva dei problemini. Diciamo che Michele ha portato la nostra musica a un posizionamento figo e noi siamo super soddisfatti, soprattutto dell’aggressività dei nostri pezzi”.

Qual è il prezzo del successo?

“È un cliché che si ripete, non siamo né i primi né gli ultimi, comunque, quando lavori così tanto, hai poco tempo per tutto. Diventi in qualche modo nemico di te stesso perché ti metti sempre alla prova, ti stressi, chiedi sempre troppo da te stesso, quindi entri in una condizione psicologica abbastanza strana e questo ha effetto anche sulla gente che hai intorno, si creano un sacco di dinamiche strane. Parlarne ci ha liberato anche da questo cliché, la gente può finalmente capire qual è il valore e il peso che noi ci mettiamo e averlo detto ha reso tutto più facile e ci fa vivere meglio“.

Ascoltando il disco ho avuto la sensazione che, nonostante voi siate in tre, sembriate una persona sola, come siete riusciti ad unire le cose?

“Minchia grazie, questa è la cosa più bella che potevi dire! Abbiamo affrontato tutti le stesse difficoltà, le stesse sconfitte, le stesse vittorie, quindi provando le stesse cose il prodotto è uscito abbastanza unitario. È la prima volta che accade, prima era tutto un po’ più confuso, non si capiva bene qual era l’atteggiamento, mentre questo atteggiamento è quello vincente, di gruppo. Poi, parliamoci chiaro, questa musica deriva dall’unione, fare le cose insieme, comunicare, influenzarsi, quindi credo che noi rappresentiamo un po’ sia la trap, ma anche l’unione dell’hip hop”.

Nella pratica, come nasce un vostro pezzo?

Tony Effe “magari io sono da solo in studio, scelgo una base, faccio il ritornello, poi loro lo sentono e mi dicono figo, ma perché non facciamo in questo modo, magari al posto di allora dici però. Poi da un pezzo ognuno si iapira al mondo degli altri e questa cosa ha fatto sì che alcuni pezzi siano anche strani. A parte i singoli forti, alcuni pezzi sono strani e la cosa figa è che la stranezza diventa un’unione e non è quasi più strano”.

Per la prima volta parlate in modo diverso anche dell’amore, sia in Uomini e Donne che in Toy Boy…

“Sì in due modi diversi, anche noi siamo dei teneroni, abbiamo un cuore, siamo dei Trap Lovers, che sono i nuovi latin lovers. Comunque quelle sono esperienze, noi ascoltiamo sia la trap americana che Eros Ramazzotti o Tiziano Ferro per dire, quel tipo di musica italiana, con quel concetto, a noi piace molto e l’abbiamo fatto a modo nostro. Nel disco l’abbiamo fatto in due modi, uno più introspettivo con Uomini e Donne che è una riflessione su come ti approcci ai rapporti, mentre invece Toy Boy racconta di noi in discoteca con la possibilità di scegliere una ragazza o l’altra, è un po’ più tipo visione dark”.

Ma la Dark Polo Gang ha periodi di noia?

“Sì, periodi in cui magari hai difficoltà a trovare degli stimoli, quando sei abituato a lavorare, a fare le foto, a comprare i vestiti, quando ci sono periodi meno pieni non sai dove sbattere la testa. Io (Tony Effe) devo dire che mi annoio molto spesso, se non ho tutti i miei confort mi annoio. Ci annoiamo come si annoia un re. A noi piacciono le cose difficili, quando iniziano a diventare facili ci annoiamo, questo è un momento difficile e quindi siamo super carichi e non sentiamo la noia. Quando l’abbiamo provata, l’abbiamo raccontato in un pezzo per dire che tutto questo mondo un po’ ci annoia, perché cerchiamo stimoli sempre più grandi”.

A mezzanotte esce il disco, voi cosa sentite? Siete carichi, avete un po’ di tensione, di paura?

“Sì abbiamo tensione e elettricità a manetta, abbiamo una grande energia positiva. È da tanto che non facciamo uscire un disco, quindi sembra quasi che stiamo ricominciando da capo, ed è una cosa figa e qui non c’è noia. Diciamo che stiamo pensando soprattutto all’after del disco, abbiamo fatto un disco solo per fare una festa, perché solitamente i dischi si fanno per fare poi un after”.

https://open.spotify.com/album/79GqGQcrXgeKpWuMSz6rl6?si=1tbc99MaQkuqnOMKlO6g-g

Visto che siete sempre coordinati nel modo di vestire, vi mettete d’accordo prima di uscire?

“Sì a volte ci mettiamo d’accordo. Io (Wayne Santana) ormai me lo sento, noi abitiamo insieme, loro due sono al piano di sopra e io sto sotto e dico mo Tony scende con le Dior e scende con le Dior e guarda caso io ho le Dior, ormai lo sappiamo, più o meno compriamo le stesse cose. Poi c’è da dire che le scarpe hype le devi avere tutte e le abbiamo tutte, i colori poi sono quelli, quindi bene o male ci mischiamo, come nel disco siamo una cosa sola, lo siamo anche nel modo di vivere. Tutto quello che diciamo nelle canzoni rispecchia la nostra vita, noi non diciamo bugie e questa è la cosa più bella”.

Qual è il pezzo di Trap Lovers che vi piace di più?

Tutti dal primo all’ultimo. Cambiare Adesso è una traccia che ascolterei all’infinito (Wayne Santana), il maestro ci ha fatto questo trick di farla iniziare subito così ed è una cosa pazzesca. Nel disco c’è un sacco di vapor wave, pezzi più intimi e pezzi nostri trapposi, dark. Ti posso dire (Tony Effe) che del genere trapposo Splash è quello che mi piace più di tutti, anzi no ho detto una cazzata, mi piacciono tutti. Ci piacciono tutti”.

È la prima volta che succede?

Sì è la prima volta che ci piacciono a tutti e tre tutti i pezzi ed è la prima volta che non troviamo qualcosa di fastidioso in un pezzo. Questo perché questa volta ne abbiamo discusso molto, mentre prima eravamo più libertini. Quando è uscito British non eravamo molto convinti perché avevamo anche Cambiare Adesso, ma quello era il momento di far uscire British”.

Forse in quel momento Cambiare Adesso non sarebbe stato capito, ora con l’intero disco viene sicuramente percepito in modo diverso

“Sì esatto, ma questo è anche il bello di essere dark, noi siamo veramente versatili su tutto, parliamo di lati di noi che fanno parte di ogni persona. Anche con Twins ci avevamo provato, ma questa volta l’abbiamo fatto con un po’ più di cazzimma”.

Forse questa volta è venuto anche meglio

“Bravissima, avevamo anche più cose da giocarci, più esperienze da raccontare. Per noi la nostra vita è fondamentale, ogni cosa che diciamo è vera, vera perché lo senti che l’abbiamo vissuta ed è la cosa che ci contraddistingue un po’ dagli altri“.

Avete messo in conto che con questo disco avreste potuto raggiungere un pubblico che non è il vostro solito pubblico?

“No, noi non pensiamo troppo a quello che può succedere, noi facciamo quello che ci sentiamo e poi quello che deve succedere succede. Noi facciamo musica per i piskelletti dark, poi se c’è una risposta migliore e prendiamo altri pischelli e li facciamo diventare piskelletti dark siamo contenti, ma non ci pensiamo. Per noi non è una gara, per noi è vita“.

 

 

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