I segreti del Rap Game: la maleducazione del rapper

I segreti del Rap Game: la maleducazione del rapper

Un mio saggio amico dice sempre “amate la musica non gli artisti, amate il rap non i rapper perché i rapper in quanto artisti vi deluderanno sempre, prima o poi vi deluderanno”. Nel tempo, e soprattutto scrivendo di rap ho imparato quanto queste parole siano veritiere per me, e di insegnamento per tutti gli ascoltatori di questo genere musicale, soprattutto in questo momento in cui il rap è davvero alla portata di tutti, è ovunque, nelle strade, nelle scuole, nei club. Con questa musica stanno crescendo intere generazioni che sono sempre più giovani e sempre più attaccate all’artista e non alla musica, al rap e non alla cultura hip hop. Questo per gli artisti è un peso enorme, il fatto di influenzare i prossimi adulti, ma anche un grande compito quello di essere di esempio a questi ragazzini che vedono in loro i grandi miti, coloro che sono riusciti a fare della propria passione un lavoro, o il più delle volte coloro che hanno vestiti firmati, macchine di lusso, fama, successo, donne e soldi. I rapper dal canto loro, si sa, sono estremamente noiosi e sempre pronti a prendersi troppo sul serio, hanno sulle spalle il peso delle major, dei management e guai a scrivere male di loro o far loro una critica, vieni subito additato come infame e in un attimo cancellato dalle mailing list dei loro uffici stampa.

Ho trattato questo argomento più volte e con Rebel ho deciso di esprimermi liberamente andando contro a quella che è l’etichetta del settore, ho deciso anche di limitare le interviste perché le ritengo inutili. Mi sono sempre chiesta dove inizi e finisca la libertà di esprimere un’opinione. Davvero noi addetti ai lavori non siamo liberi di dire che un’artista ha fatto un singolo che fa schifo o che dal vivo è fuori forma?
La domanda nasce spontanea: se dobbiamo scrivere che siete tutti belli, buoni e bravi anche quando non è vero e se dobbiamo copiare e incollare meticolosamente i comunicati stampa pieni di elogi scritti dai vostri uffici stampa, perché non lo fate da soli? Nel momento in cui esce una canzone, un disco, quella musica è di tutti e tutti possono trarre le proprie conclusioni e esprimere le relative considerazioni e opinioni. Se oggi molti artisti hanno capito che la formula della canzoncina senza contenuti per ragazzini è quella vincente per scalare le vette delle classifiche, sbancare Spotify e fare visualizzazioni da record su YouTube, noi siamo costretti a dire che quelle canzoncine per teenagers sono delle vere e proprie opere d’arte e la punta di diamante della vostra intera discografia, anche se sappiamo (perché l’avete fatto in passato) che potete fare di meglio? Soprattutto se tali canzonette vengono spudoratamente copiate e soprattutto se le visualizzazioni e gli streaming non sono reali. 
Siamo arrivati al punto che molti rapper si sono letteralmente chinati al volere del pubblico, della massa, snaturandosi completamente e dando loro esattamente quello che vogliono: motivetti privi di contenuti per celebrolesi. Ben vengano le canzoncine se alternate con pezzi più duri e introspettivi, ma almeno ammettetelo quando ve lo si fa notare che sono sottotono rispetto alle vostre capacità.
Sappiamo che dietro a ogni artista c’è la pressione delle major, delle classifiche, delle vendite, del lavoro svolto, dei soldi, ma ciò non significa che ogni disco o singolo che fate sia il migliore di tutti i tempi. La storia del rap insegna che molti pilastri di questo genere musicale hanno nel corso degli anni prodotto dischi di successo e altri che ne hanno avuto meno, alcuni dischi hanno goduto del favore della critica e non del pubblico e altri ancora del pubblico e non della critica. Sto parlando di dischi come “Back from Hell” dei Run D.M.C., “On and On” dei Beastie Boys e “There’s a Poison Going On” dei Public Enemy.
Ma perché se in Italia ci permettiamo di fare qualche critica alla vostra musica veniamo subito additati da voi con tanto di storie Instagram, post su Facebook e etichettati come infami? E soprattutto perché, anche quando le critiche sono positive, la maggior parte si guarda bene dal ringraziare? Di preciso chi vi credete di essere?
Vi credete (e qui generalizzo ma mi riferisco solo ad alcuni) grandi star mondiali, ma le uniche star sono quelle del calibro di Jim Morrison, David Bowie, Jay Z, Eminem, e se vogliamo stare in Italia Vasco, Jovanotti per citarne alcuni, ma voi cari rapper italiani non siete a quei livelli, al di fuori della ristretta cerchia di teenager che ascoltano il rap, in pochi vi conoscono. Non ho mai visto nessuno di voi riempire gli stadi, quindi di cosa stiamo parlando? Perché non scendente da quei piedistalli?
E mi riferisco a quelli che si credono o che vengono considerati gli INTOCCABILI. Molto spesso è raro ricevere da molti di voi anche un semplice grazie per l’articolo dedicatovi o l’intervista fatta. Di recente mi é stato chiesto di intervistare Comagatte e siccome il ragazzo che gestisce il suo ufficio stampa é competente, gentile ed educato ho deciso di accettare. Ci eravamo date un appuntamento telefonico al quale lei ovviamente non ha risposto per poi rimandare a quando le era più comodo. Mi sono trovata in accordo con le sue parole nonostante le avessi fatto presente quanto sia scettica nel sentire una donna italiana rappare e nonostante il suo disco non rientri nella mia top 20, ma neanche top 100. Ho scritto e pubblicato l’intervista e come da prassi ho girato il link al suo ufficio stampa il quale mi ha prontamente ringraziata e a lei dalla quale ho ricevuto un visualizzato senza risposta. Per me questa è una totale mancanza di educazione e rispetto. Non pretendevo lo condividesse, ma almeno un grazie visto il lavoro svolto per scrivere di lei. E come lei purtroppo ce ne sono tanti che si credono talmente in alto da non poter dire neanche un semplice grazie.

A tutti quelli che si alterano per una critica o che come Comagatte non ringraziano neanche vorrei dire solo una cosa: scendete dai quei piedistalli, non siete Dio, non siete nessuno, siete esseri umani come tutti gli altri che fanno un lavoro come tanti e a dire grazie non vi cade la corona. Voi state su un palco, noi sotto, ma questo non vi autorizza in alcun modo ad atteggiarvi a super star, ad essere maleducati né nei confronti del vostro pubblico, né di noi addetti.

 

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