‘Wannabe’, la denuncia di Mike Highsnob e Junior Cally al RapGame

‘Wannabe’, la denuncia di Mike Highsnob e Junior Cally al RapGame

Ne ho piene le palle di ‘sti figli di puttana
Che snitchano per fare 4 views
Parlano, sì parlano, mi parlano, pa-parlano di strada
E non l’hanno vista nemmeno su YouTube

‘Sti babbi fanno il rap con i soldi
Mentre invece io faccio i soldi con il rap
Tutti bravi a fare il disco d’oro
Solo grazie al guest
Poi fanno cagare
Se dividi il disco in percentuale
Allora la tua parte
È un disco di rame

La vostra scena è finzione, allucinazione
Siete un gruppo fra’ di puttane
Portate i soldi al pappone

 

C’era molta attesa per Wannabe il nuovo singolo di Mike Highsnob e Junior Cally, duo decisamente fuori dal comune. Da un anno a questa parte la parola più in voga associata a un’artista è indipendente, perché diciamocelo fa figo dire di essere indipendenti anche se poi sotto sotto non lo si è per niente, perché se un’etichetta o Believe ti dà 100.000 o più euro per un disco non sei indipendente per niente anche se nascondi talmente bene la notizia da non farla trapelare. Ecco, in questo momento storico in cui aleggia più la falsità come specchi per le allodole, spuntano due artisti che indipendenti lo sono davvero, che si autogestiscono e che hanno detto di no alle major: Junior Cally e Mike Highsnob. In poco tempo sono riusciti da soli a far crescere la loro fanbase tanto da raggiungere numeri da capogiro su YouTube e Spotify. La cosa che più apprezzo di loro è che sono outsider della scena rap italiana dove tutti fingono di essere amici di tutti e si leccano il culo a vicenda e che non hanno paura di dire apertamente ciò che pensano sui colleghi, sulle major e sui dischi d’oro.

Wannabe suona come una denuncia alla falsità del rapgame.

Finalmente qualcuno che dice quello che in molti pensiamo: i vostri singoli d’oro e di platino non valgono nulla, sono stati assegnati tramite un errore nei conteggi della Fimi e continuare a vantarsi di tali traguardi vi rende assolutamente ridicoli. Anni fa quando non c’erano gli streaming, erano le case discografiche che fisicamente compravano i dischi per far raggiungere il disco d’oro ai propri artisti, oggi con le piattaforme digitali e le visualizzazioni su YouTube è tutto molto più facile, tali dati si possono facilmente manipolare a proprio piacimento falsando le classifiche. Poi, diciamoci la verità certi dischi di platino, una volta ascoltati, fanno davvero cagare. Gli artisti oggi sono manipolati più che mai dalle Major e dai management che vedono nell’esplosione attuale del rap il piatto ricco dove ficcarsi e mangiare a più non posso, causando di fatto frustrazione agli artisti stessi. Non solo, avere a disposizione migliaia di euro dati dalle etichette per la realizzazione di un disco, non fa degli artisti persone che fanno i soldi con il rap, ma al contrario, persone che fanno il rap con i soldi e questo li rende marionette nelle mani di tali strutture che nella maggior parte dei casi sono formate e dirette da persone che non amano neanche questo genere musicale e che lo vogliono piegare e manipolare a loro piacimento per fare ancora più soldi. Un altro elemento che va ulteriormente ad aggiungersi a questa falsità imperante nel rapgame è sicuramente la non chiarezza di alcune agenzie di booking che tendono a trattenere una percentuale maggiore del dovuto nella vendita di un’artista a un locale danneggiando così di fatto le tasche dell’artista stesso. Come se non bastasse in molti si sono schierati e hanno detto la loro opinione riguardo la presunta amicizia tra gli esponenti del rap nostrano. Primo fra tutti Fabri Fibra che in Equilibrio dice “la scena a Milano tutti amici io quanto rido”, un messaggio quello del Fibroga nazionale che lascia poco spazio all’immaginazione. Un tempo venivamo a conoscenza delle faide o antipatie tra i rapper tramite i tanto amati dissing, oggi purtroppo questa pratica del rap si è spostata sempre più sui social e sempre meno nelle rime. I dissing in rima oggi sono sempre più generici che specifici, molti sembrano persino avere paura di fare nomi e cognomi lasciando messaggi generali e libera interpretazione. Il Maestro del rap italiano, Bassi, in Pokoflow non le ha di certo mandate a dire, così come Salmo e Egreen che sia sui social che nei testi non la toccano di certo piano. Lo stesso vale per Danien & Theo che in Gossip hanno preso di mira la scena definendola un mondo pieno di squali. A muovere ulteriori accuse alla scena è arrivato anche Fred De Palma che in due Istagram Stories ha detto: “questo ambiente voi non lo vedete da fuori, ma dentro è veramente una merda. Tutti stanno con tutti solamente per convenienza, solo per quello, sono tutti falsi. Prima litigate, ci sono due soldi di mezzo e diventate di nuovo migliori amici e poi quando non c’è uno o non c’è l’altro vi infamate di nuovo alle spalle. E’ questo il rap italiano. Fate schifo”.

Se è davvero questo quello che si cela dietro la facciata del rap italiano, c’è da presumere che prima o poi cadrà tutto come un castello di carta e che chi resterà ancora in piedi, sarà perché ha posto le proprie basi in maniera solida e veritiera. Ma finchè ci saranno testate, pagine social, magazine che continueranno a propsare gli artisti e non la musica questo genere musicale tenderà a diventare sempre più fittizio e basato su falsità. Quindi ben venga Wannabe e ben vengano artisti come Junior Cally e Mike Highsnob.

 

 

 

 

 

 

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