Cosa pensa Luchè della vicenda Marco Mazzoli/Sfera Ebbasta

Cosa pensa Luchè della vicenda Marco Mazzoli/Sfera Ebbasta

Sparare a zero sulla trap per un over 40 è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Che poi perché si dice sparare sulla Croce Rossa? Ho cercato su Google e ho trovato la spiegazione a questo modo di dire: “i trattati internazionali vietavano (e vietano tuttora), durante le battaglie o scontri a fuoco, di sparare su coloro che soccorrevano i feriti (e che erano ben identificabili dall’emblema della Croce Rossa) così come vietavano bombardamenti su ospedali o su mezzi di soccorso. Sparare sulla Croce Rossa era quindi un modo di dire utilizzato in passato per indicare l’indegno comportamento di coloro che si approfittavano della loro forza per sopraffare i più deboli e, più in generale, un comportamento biasimevole“.

 

Risolto questo arcano torniamo alla trap. Ecco parlare male della trap è ormai un comportamento assodato e comune a diversi personaggi televisivi, radiofonici, o giornalisti over 40 che non ne capiscono le dinamiche, la nascita, i significati. La frase più ricorrente è “la trap non è musica” accompagnata dall’equazione trap=droga. Senza ricordare che anche i grandi miti del punk e del rock anni ’70, ma anche ’80 facessero un uso smisurato e spesso plateale di droga, quindi se vogliamo non è stata la trap a portare la droga nel mondo. Se la critica viene fatta in modo approfondito e con cognizione di causa ha il suo sacrosanto perché, se invece ci troviamo di fronte a meri insulti buttati a caso sulla persona, come nel caso di Mazzoli nei confronti della forma fisica di Side Baby, siamo davanti a una banalissima offesa gratuita e body shaming in diretta radiofonica.

 

Ora questi personaggi che vengono soprannominati boomer sputano sulla trap, ma diciamo la verità, noi ascoltatori di rap italiano over 30 o giù di lì, non abbiamo fatto i salti di gioia quando questi personaggi colorati senza rime e il benché minimo attaccamento alla cultura hip hop hanno iniziato a prendere piede con il loro gang, bitch, sk sk e via dicendo. 

Ma qui entra in gioco il GUSTO PERSONALE. Posso ascoltare Sfera Ebbasta e può non piacermi la sua musica, posso pensare che Ski e Wok siano alquanto strani nel loro modo di parlare e atteggiarsi, e posso tranquillamente evitare di ascoltare la loro musica, ma se sono un personaggio di spicco o una persona che scrive di musica laddove muovo una critica la devo argomentare, perché anche se posso essere d’accordo sul fatto che la trap italiana sia la brutta copia di quella statunitense o che certi personaggi tatuati in faccia un giorno dovranno trovarsi un lavoro vero, non posso accettare in alcun modo l’offesa gratuita e i vari epiteti da bar.

 

Una critica più o meno sensata alle parole di Mazzoli: “Per rappresentare la musica italiana ci vogliono delle persone che realmente sappiano fare la musica italiana. Abbiamo avuto degli artisti italiani incredibili, da Mogol a Vasco Rossi, ma ci sono anche tanti giovani bravissimi, tipo i The Giornalisti, che fanno bella musica. Sfera Ebbasta a mio avviso non fa musica, è solo una brutta copia dei neri americani. Per me la musica è poesia. Se devo avere un artista in trasmissione in radio voglio un artista vero. Ritengo che la musica sia poesia, sentire uno che parla di guadagnare tanti soldi facilmente, che si vanta di aver comprato una macchina di lusso, e mio padre c’ha quello, eccetera, ma vai a cagare va’” arriva da Luchè.

 

Il rapper campano, infatti, ha detto io suo pensiero sulla questione:cosa significa che non fa parte della nostra cultura? Perché il rock sì? (Vasco Rossi); il soul sì? (Battisti e altri); il blues sì? (Pino Daniele). I dischi italiani degli anni ’60 e ’70 suonavano pari pari alle sonorità soul americane. Per non parlare di Little Tony. Quindi qual è la nostra cultura? La lirica? Dovremmo fare tutti lirica?

 

 

 

 

Da una parte è vero quello che dice Luchè, ma bisogna anche ammettere che artisti come Vasco Rossi, Lucio Battisti o Pino Daniele siano artisti che sì hanno preso spunto dall’America, ma sono artisti con la A maiuscola, cosa che non si può di certo dire di alcuni esponenti della trap italiana. Il punto non è tanto chi ha preso spunto da chi e quando, ma chi può essere definito un artista e chi no, perché credo che anche Luchè sappia benissimo che certi trapper o rapper anche solo dieci anni fa avrebbero preso gli schiaffi da mezza scena e non avrebbero mai avuto il successo che hanno avuto oggi grazie principalmente ai social e a major e etichette che ultimamente firmano tutti. 

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