Ernia: “si divide tutto in top o flop”

Ernia: “si divide tutto in top o flop”

Sicuramente il disco di tha Supreme è quello che ha fatto maggiormente discutere pubblico e addetti ai lavori, che si sono letteralmente divisi tra chi gridava al miracolo e chi l’ha giudicato una merda. Basta guardare le classifiche per accorgersi che il pubblico si affeziona a un disco solo finché non ne esce un altro. Sono pochi infatti i dischi che riescono a mantenere le alte posizioni della classifica per lungo tempo, uno di questi è sicuramente Playlist di Salmo, ma anche Machete Mixtape 4, 20 di Capo Plaza, Rockstar di Sfera Ebbasta e È sempre bello di Coez. Gli altri generalmente hanno un exploit nelle prime posizioni e poi spariscono. È colpa del pubblico, di chi scrive di musica o delle troppe e continue uscite?

 

Ernia ha recentemente detto: “si divide tutto in top o flop, generalmente dopo un solo ascolto, senza provare a capire le mille sfumature che ha la musica“.

 

Questo è vero in parte, ma è anche dettato dalla velocità con cui esce la musica, dal riciclo continuo e dalla qualità della musica stessa. Con le piattaforme digitali e i social hai tutto a portata di mano, tutto scorre velocemente. Oggi esce un singolo, domani un altro, dopodomani ancora, poi dischi, poi l’artista x annuncia l’uscita y, e poi ancora e ancora. Ogni settimana siamo letteralmente bombardati. Tutti. Pubblico e addetti ai lavori. Spesso la musica è usa e getta, o fast food. Spesso invece qualcosa ci colpisce in modo particolare e resta la nostra compagna di vita quotidiana a lungo.

 

Diciamoci la verità, molte uscite sono assolutamente mediocri, canzoni fatte tanto per fare, altre sono molto ben curate, ma arrivano a poche persone, altre ancora espodono e diventano delle hit, ma quel che resta veramente è soggettivo e ben poco rispetto a tutto quello che esce.

 

Da una parte chi scrive di musica vuole fare views e sa benissimo che oggi un articolo su tha Supreme o Marracash o Capo Plaza fa più visualizzazioni di uno su Tormento, Tiromancino o Grido. Dall’altra non sempre quello che è top è top davvero e quello che viene etichettato come flop è un vero flop. Spesso parlano i numeri, se a un disco non segue un tour, va da sé che chi gestisce booking di quell’artista non è riuscito a vendere le date, vedi Quentin40.

 

Forse stiamo dando alla musica poco valore, o forse troppo. Cerchiamo il messaggio, il testo impegnato, ma poi ci divertiamo ad ascoltare quelle canzoni che suonano bene, dicono poco, ma ci alleggeriscono la mente.

 

Quando ero ragazzina e per ascoltare un disco o un singolo lo dovevo comprare fisicamente, lo consumavo letteralmente, lo capivo, lo imparavo a memoria, ma le uscite erano dilazionate, non potevi spendere 100mila lire in cd tutte le settimane e ciò che compravi lo ascoltavi fino alla nausea. Ora no. Ora è appena uscito un singolo, lo ascolti e aspetti già il prossimo. È l’atteggiamento nei confronti della musica che è cambiato. Se la musica non dà valore a se stessa, se un artista produce singoli come Zara produce magliette, come possiamo darle noi il valore che merita, se questo valore non le viene dato alla base?

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