Jamil vs Esse Magazine

Jamil vs Esse Magazine

Jamil non è di certo il tipo che sta zitto e incassa e questo lo sappiamo, ma sappiamo anche Esse Magazine va dove gli conviene. Come dimenticare l’intervista a Ketama sparita e ricomparsa solo dopo aver avuto in eacusiva l’anteprima del video di 64 Bars con GUARDA CASO protagonista proprio Ketama e come dimenticare un’altra intervista sparita, quella di Ernia. Insomma Esse Magazine intervista chi cazzo gli pare ed è giusto così, ma fa anche sparire le interviste che non gli tornano comode e questo è un po’ meno giusto.

 

A Esse va sicuramente il grande merito di saper far sparire le cose, che siano interviste, artisti o give away poco importa, ma va premiato anche per la sua costanza. Dopo aver pubblicato innumerevoli post premiando Salmo per la qualunque cosa, finalmente Salmo ha ripostato i suoi post. E qui c’è da aprire una parentesi: SAPETE PERCHÉ GLI ARTISTI CONDIVIDONO ALCUNI ARTICOLI E ALTRI NO? Non perché quelli che condividono gli piacciono più di altri ovviamente, ma perché gli viene espressamente detto dai loro management cosa condividere e cosa no. Ecco, è il solito giochetto della mafia del rap, se sei Sto Cazzo vieni condiviso perché lecchi il culo alle persone giuste, se al contrario non lecchi culi o non sei una grande testata puoi anche scrivere un articolo da premio Pulitzer che tanto non lo condivide nessuno.  Quindi, quando guardate le storie dei vostri artisti preferiti e vedete i soliti articoli condivisi sapete già la risposta alle vostre domande.

 

Ma torniamo a Jamil, a quanto pare a Dikele non è andata giù che lui non abbia voluto firmare con la sua etichetta e ha penalizzato l’artista non dedicandogli né un’intervista né un post.

 

 

A dire la verità un anno fa Jamil era stato intervistato da Dikele e Esse Magazine ha dedicato un post al suo ultimo disco Most Hated, post che a quanto pare Jamil non ha gradito…

 

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Jamil ha ragione? ⠀⠀ Le istanze di critica che fanno da motivo portante al nuovo disco di Jamil sono costruttive o sono l’ennesima riproposizione di cose già dette? In particolare, il rapper sembra fare una caricatura agli esponenti della trap, mettendone in risalto le caratteristiche più ricorrenti, appiattendo in modo arbitrario una realtà più sfaccettata. ⠀⠀ In “Most Hated” Jamil riflette su come il rifiuto dell’omologazione sia una delle ragioni per cui sia “il più odiato” della scena: i dissing sono lo strumento per far notare a chi si omologa di sottostare alla ricetta standard del successo. Significativa è l’ipotesi che “ogni rapper italiano è la copia di uno americano”: non c’è dubbio che il rap debba la propria esistenza alla realtà d’oltreoceano, ma, una volta impiantato nel contesto italiano, è riuscito a svilupparsi autonomamente o ha sempre dovuto pagare pegno alla madrepatria? ⠀⠀ È innegabile che alcuni abbiano la tendenza a emulare i comportamenti dei colleghi americani o a trattare le tematiche canoniche, a prescindere dall’esperienza personale. Poiché i prodotti artistici statunitensi hanno permeato il mondo, è difficile negare che siano una delle principali fonti di ispirazione. Nonostante questo, una mera copia dei testi degli americani avrebbe vita breve: date differenze sociali e culturali non trascurabili, un rapper che traduce i testi dei Migos avrebbe vita breve, potrebbe fare una hit, ma poco di più. Per rimanere in gara sul lungo termine è necessario comunicare qualcosa agli ascoltatori: sicuramente il tempo saprà dividere chi copia da chi imita in modo creativo. ⠀⠀ Jamil ha fatto della critica e del dissing il proprio tratto distintivo. Offre una preziosa visone in controluce della tendenza musicale dominante: ne pone in rilievo le contraddizioni e i limiti che, se colti da coloro contro cui il disco si erige, può essere un’occasione per evitare che la musica diventi un prodotto in serie privo di originalità. ⠀⠀ Testo: @irenegiorgis Grafica: @_lucarigon – @gianfrancosposato #essemagazine

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Quello che mi chiedo è PERCHÉ PER GLI ARTISTI È COSÌ IMPORTANTE FINIRE SU ESSE MAGAZINE? Criticano il magazine, ci sputano sopra ma smaniano TUTTI dalla voglia di comparire su quel magazine. Quindi è Esse che lecca il culo agli artisti o viceversa?

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