Non mi interessa la tua condivisione

Non mi interessa la tua condivisione

In questi giorni mi sento tanto Egreen di Non mi interessa. A lui non interessano le nostre recensioni, a me non interessano le condivisioni. Rebel non è uno di quei magazine che stringe accordi con gli artisti, o che lecca il culo per essere condiviso nelle stories di qualcuno. Non mi interessa “parlare male” o criticare la musica di un artista per avere la sua attenzione, non mi interessa taggarlo nei post, taggo solo chi conosco e con cui c’è una stima reciproca e non mi interessa che i miei articoli o interviste vengano condivisi, non mi interessa avere views da una persona più popolare di me. Sono controcorrente, non mi piace il gioco del rap che punta tutto su views facili. Come Hano.it che decanta di essere il sito numero uno sul rap italiano e campa solo grazie ai testi delle canzoni copiati e incollati da Genius, poi andiamo a un evento insieme che è stato un flop totale e scrive che era impeccabile da ogni punto di vista, fate ridere, di cosa avete paura? Che non l’anno prossimo non vi invitino? 

Non mi interessa spingere quattro nomi per soldi come fa Sto Magazine, né tanto meno che la Zukar mi propsi. Parlano degli artisti, leccandogli il culo, solo quando devono far uscire un video fatto da loro. Questo è il non plus ultra dello schifo. E l’ultimo caso è lampante: Attila. Sto non ha mai cagato Attila, ma guarda caso lo spinge nel momento in cui il suo nuovo video esce in esclusiva per loro. Paraculo senza vergogna fino alla fine. E tutti lì a spingere Sto, non si capisce più se è Sto a spingere gli artisti o viceversa tanto il lecchinaggio da entrambe le parti ha raggiunto livelli epici.

Non mi interessano le conferenze stampa. Stare seduti intorno a un tavolo come i Cavalieri della Tavola rotonda a sentire colleghi che non sanno neanche chi sia l’artista che hanno davanti, tornare a casa con il materiale uguale agli altri e ritrovarmi a scrivere cose che abbiamo sentito dire in 15. Non mi interessano le interviste, a meno che non siano fatte con artisti con i quali c’è conoscenza e stima reciproca. Essere seduta davanti a un artista con l’addetto stampa che mi dice “no questo non scriverlo, hai ancora 5 minuti” mi mette ansia. Capisco i ruoli e il gioco delle parti, é ovvio che se intervisto qualcuno non lo faccio passare per un pirla, ma è altrettanto ovvio che non gli lecco il culo alla Dikele.

Mi interessa l’educazione. Ecco questa mi interessa. Ho intervistato Danien & Theo un anno fa, quando non erano conosciuti, una domenica pomeriggio di luglio, sono stata la prima a interessarmi a loro e a intervistarli. Da lì li ho sempre seguiti, scrivendo dei loro singoli, intervistandoli nuovamente a Natale, sanno benissimo chi sono, mi ero anche sbattuta per farli suonare a una serata che frequentano abitualmente. Se mi incontrano in giro faticano a salutarmi, a meno che io non sia in compagnia di Wad, allora in quel caso salutano e parlano. Recentemente dal nulla Theo mi aveva ringraziato per un articolo che gli era stato girato e l’ho apprezzato molto. Sono stata alla loro conferenza stampa, ho scritto di loro, senza ricevere neanche un grazie. Non mi interessa la tua condivisione, ma l’educazione. Ho dedicato tempo ed energie per scrivere del disco e un grazie a una persona che sai benissimo chi é, é educazione e nient’altro. Capisco che condividere l’intervista per Sto sia più figo, ma si riduce sempre tutto all’essere più fighi, all’apparire, tralasciando le regole che sono alla base della civiltà: l’educazione.

Questo è il gioco del rap.

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