Perché le donne rappano?

Perché le donne rappano?

Siamo onesti, in Italia il rap è una cosa da uomini, un po’ come il calcio. Allora storciamo tutti il naso e ci sembra incredibile che una donna scriva di rap, che una donna rappi o che sia una brava dj.

Oggi le modelle fanno le dj dice Fabri Fibra ed é vero, al di là delle competenze, le dj donna sono più che altro delle modelle dietro a una console pronte ad esibire tette e culi e chi le ascolta sente la musica o le guarda e basta? Non é una questione di essere femministe o meno, io scrivo di rap e sono donna, dovrei essere favorevole alle donne dj e rapper, eppure lo sono in parte. Le prime esibiscono più parti del corpo per attirare attenzione, come delle cubiste sul palco, le seconde imitano i colleghi uomini, insomma non c’è una via di mezzo.

C’è una totale mancanza di considerazione delle donne nel rap game, qualsiasi ruolo ricopra e questo è dettato anche dal fatto che non abbiamo rapper donne forti in Italia. Vuoi perchè è un suono che non abbiamo nel DNA, vuoi perchè le donne quando rappano imitano gli uomini, si mascolinizzano, non portano femminilità, nè nei testi, nè nei movimenti, sembrano caricature dei colleghi dell’altro sesso. Priestess ci sta provando e a mio avviso è davvero forte, anche se vorrei vederla vestita in modo più femminile sul palco, la stessa Mc Nill è molto brava nel flow, ma sembra un uomo fatto e finito. Anche Comagatte, di cui ho ascoltato il disco proprio ieri, é brava e molto forte, ma io non riesco ad ascoltare la loro musica, non riesco a sentire una donna rappare. È sicuramente un limite mio, ma credo che manchi qualcosa, al di là della tecnica, del flow, dei pezzi e devo dire che tutte e tre sono molto brave, non le vedo all’altezza delle colleghe d’oltreoceano. Non avremo mai in Italia una Rihanna, una Beyoncé, Nicky Minaj o Cardi B. Loro sono donne, nell’immagine e nel flow, le nostre rapper sono mascolinizzate.

Le donne, nella musica in Italia, sono relegate al pop, non abbiamo mai avuto una storia anche solo minimamente paragonabile a quella americana, è difficile trovare una donna che sappia fare rap restando donna. Essendoci così pochi casi, sia come background che come presente, è entrata nella testa la convinzione che il rap sia un mondo prettamente maschile. Di conseguenza, nell’immaginario comune, i manager, i giornalisti, i blogger di settore sono uomini. In America non è così e lo è sempre stato fin dall’inizio. Queen Latifah ha giocato un ruolo di fondamentale importanza nella storia del rap. Il suo album di debutto ‘All Hail the Queen’ del 1989 è considerato uno dei migliori dischi rap di tutti i tempi. Lei è stata inoltre soprannominata “lady of rap” per la sua eleganza, lontana dagli stereotipi sessisti del genere e per i temi politicamente consapevoli e femministi delle sue canzoni. Le donne sono presenti sulla scena dagli albori dell’hip hop e nonostante il mondo rap resti un “boys club”, la presenza femminile non si è mai fatta scoraggiare da una musica comunemente associata senza motivo a testi misogini e a una glorificazione del cameratismo maschile. Fin dai primi giorni dell’hip hop, le donne hanno sempre avuto un ruolo importante e molto diverso da quello delle eye candy o agitatrici di culi dei video musicali. In fondo è per il party di una ragazza, Cindy Campbell, che è nato tutto ed è grazie all’intuizione di una donna, Sylvia Robinson, che il rap, un fenomeno di strada, ha trovato le via della discografia. E fu lei a mettere per prima sotto contratto Grandmaster Flash, uno dei padri fondatori della cultura hip hop. E fu sempre una donna, Monica Lynch, presidente della Tommy Boy Records, ad ingaggiare Afrika Bambaata. Non solo, la Def Jam, una delle etichette più importanti della storia, è stata diretta da una donna. Il primo disco rap inciso da una donna uscì nel 1979, lei è Lady B, una dj radiofonica e la canzone di debutto ‘To the Beat Y’all’.

E questa é solo una parte della storia. Da noi non è così, le donne si sono approcciate dopo al rap e al posto di prendere spunto dalle colleghe americane o dalle pioniere, hanno preso spunto dai rapper nostrani, spesso dissandoli e imitandoli nell’atteggiamento, nello stile, nel flow e nei contenuti. Manca una donna rapper e quando dico donna, intendo DONNA. Ma finché le dj fanno le finte le modelle e le rapper gli uomini con i capelli lunghi, non si andrà da nessuna parte.

1 Comment

  • amleta
    Aprile 21, 2018

    Io sono contraris al corpo al posto della mudica. E questo vale sia per i maschi che per le femmine. Però posso dirti che ho avuto una brutta esperienza qui in Italia perchè io canto growl e qui tutti i musicisti mi guardano come se venissi da un altro pianeta. Fin quando vivevo a Londra tutto ok, anzi ero proprio apprezzata. Ma qui non vale. E se non sei strafiga e non ti mostri sexy allora nessuno ti prende sul serio. Questa cosa è assurda. Com’è assurdo che molti musicisti in gamba non hanno chance perchè non sono fighi o non sono giovani. Nella musica non ci dovrebbero stare restrizioni. Ma ormai è solo una questione di soldi come nel calcio purtroppo.

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