‘I segreti dei rapper’ dalla live con gli Arcade Boyz e Matteo Bellomi

‘I segreti dei rapper’ dalla live con gli Arcade Boyz e Matteo Bellomi

Ieri sono stata in diretta da quei due coglioni degli Arcade Boyz, per fortuna c’eravamo io e Matteo Bellomi ad alzare il livello, se no si crea il falso mito che tutte le persone che gravitano intorno al rap sono ignoranti.

SATIRAAAAAA

A parte gli scherzi, è stata un’esperienza ai limiti del mistico e davvero interessante, soprattutto per gli argomenti trattatati e per le domande del pubblico, che purtroppo non leggevo perchè non avendo messo gli occhiali non vedevo nulla. Quello che vorrei fare oggi è cercare di approfondire alcuni dei temi trattati e discussi ieri.

Intanto vorrei invitarvi tutti alla mostra di Matteo Bellomi il 18 marzo al Rock n Roll di Milano dalle 18.30 in poi. Ci saranno le sue foto esposte, due dj set, uno con Ale Tilt il dj dello Smashing Wednesday e l’altro con Kosmi, il dj di Akeem of Zamunda, interverranno molti degli artisti da lui fotografati, come guest ci saranno gli Arcade Boyz, i ragazzi di Chiamarsi Mc e un super guest a sorpresa che riveleremo i giorni prima.

https://www.facebook.com/events/349929048748800/?ti=icl

Ieri abbiamo parlato un po’ del mio background e si è capito che sono Valeria che scriveva per Hano.it. I motivi per i quali non scrivo più per loro sono diversi. Inizio a dire che se non fosse stato per loro, molto probabilmente oggi non sarei qui, ma non piacevano alcune dinamiche che ho scoperto nel corso dell’anno passato con loro. Prima di tutto la storia del copiare e incollare i comunicati stampa, fare articoletti da tre tre righe senza dare contenuti, scrivere e lavorare gratis investendo il mio tempo e i miei mezzi (cosa che sapevo fin dall’inizio ma che a lungo andare mi ha fatto dire gratis per gratis scrivo per me stessa), il dover sempre spingere, chiedere e pregare per far sì di poter fare e scrivere qualcosa di diverso, e l’ambiente che negli ultimi mesi si era creato. Mi rapportavo principalmente a uno dei due fondatori e la situazione da settembre a dicembre è stata spesso insostenibile, venivo spesso insultata malamente sia tramite messaggi, sia di persona senza motivo, solo per scatti di ira e cambi d’umore che hanno poi portato alla destabilizzazione dell’intero gruppo. Già due giorni prima di Natale, dopo l’ennesima botta di insulti, avevo deciso di mollare e avevo lasciato il gruppo WhatsApp, poi è arrivata la notizia che lui avrebbe lasciato il magazine per un anno sabbatico, sono rientrata ma era tutto molto allo sbaraglio e la voglia mi era venuta meno. Nel frattempo ho iniziato a scrivere per Dolly Noire, progetto e brand nel quale credo tantissimo, poi ho deciso di creare un mio magazine. Inizialmente mi era stato detto che avrei avuto l’appoggio di Hano e che avrei potuto continuare le mie rubriche da loro firmandole Rebel Mag, cosa che fanno anche altri. Cosa che poi per vari motivi non è avvenuta e siamo arrivati a un punto di rottura netto. Io sono fiera di quello che sto facendo e di poter dare contenuti diversi e soprattutto non tornerei mai a scrivere per nessun altro.

Passiamo agli argomenti di ieri.

“La rivista non dirà mai che un artista fa schifo”

Ovvio non lo farà mai e non lo farà mai nessuno. Il motivo è semplice: non possono farlo perchè perderebbero i contatti con i vari management e uffici stampa che ovviamente se leggessero un contenuto di questo tipo, non manderebbero più il loro comunicati stampa al magazine, non li inviterebbero più alle conferenze stampa, non gli darebbero la possibilità di fare interviste, nè gli accrediti per i concerti. Tutti privilegi che nessuno è disposto a perdere. Senza contare gli artisti stessi che se leggessero critiche nei loro confronti, partirebbero con innumerevoli post sui loro social dove denigrano il magazine stesso o il malcapitato che ha scritto l’articolo. Quindi meglio leccare il culo e scrivere che sono tutti belli e bravi sempre anche quando non è vero o non lo si pensa.

Le interviste

Il problema e il limite delle interviste è che nella maggioranza dei casi vengono concordate prima. Se si svolgono di persona o al telefono spesso ti viene detto dal manager cosa puoi chiedere o no, se avvengono scritte le domande vengono date direttamente al manager stesso che le deve leggere e approvare. Non solo, spesso prima di pubblicare ci viene chiesto da parte loro di leggerle e nella maggior parte dei casi di apportare alcune modifiche. Le interviste sono quindi frutto del lavoro e della mente non tanto del giornalista e dell’artista ma dei manager e uffici stampa che lo seguono. Personalmente mi sono stancata di farle perchè ogni volta penso: ma perchè non te la scrivi da solo se tanto poi mi dici cosa chiedere e cosa scrivere come risposta? 

“Perchè i magazine condividono solo notizie sugli artisti top?”

Per il magico mondo dei click. Un articolo per quando minimale e scarno su Sfera Ebbasta o su Guè Pequeno, fa più visualizzazioni di uno su un artista meno in voga. Motivo per il quale la maggior parte dei magazine online tende a scrivere più di questi artisti che di altri andando a discapito della musica stessa e dell’informazione che ormai sembra che a pochi interessi fare.

I rapper non vogliono dire la verità

Secondo me oggi per fare il rap devi parlare di droga, soldi, donne e vestiti firmati. Poco importa se è quello il tuo background o quello che stai vivendo, ma devi dirlo per essere creduto e figo. Noi in Italia non abbiamo il gangsta rap, come quello americano o tedesco, penso a Gzuz, quando ho visto il suo ultimo video ho capito che il suo non è solo gangsta rap, è criminale a tutti gli effetti. Da noi non esiste quel tipo di rapper criminale, c’è sicuramente chi non ha avuto un vissuto felice, ma molto viene amplificato nei testi. Per me il vero gangsta in Italia non è il rap, ma la musica neomelodica. Se ci penso in realtà sono loro quelli più dentro a giri criminali come la mafia o l’ndrangheta, non il rap o i rapper. Il rapper sicuramente oggi vive molto del suo personaggio, è molto pompato nel suo ego da chi gli sta attorno e soffre della pressione che le Major e i management gli mettono addosso. Soprattutto oggi che gli artisti hanno un’età molto giovane, spesso non riescono a gestire tali pressioni da soli, quindi va da sè che non potranno mai dire nient’altro al di fuori di quello che dicono e sicuramente laddove alcuni hanno una seconda vita o lavoro non lo diranno mai.

“Come ti senti ad essere corteggiata da quel galantuomo di Barlow?”

SIGLAAAAAAAAAAA

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