10 anni fa usciva Hellvisback di Salmo
Sono passati 10 anni dall’uscita di ‘Hellvisback’, il fortunatissimo album di Salmo pubblicato il 5 febbraio 2016.
Già dalla data di uscita avevamo capito che Salmo era un folle, in senso buono si intende, ma anche uno che se ne sbatte e che segue la sua strada. Il motivo? ‘Hellvisback’ è uscito coraggiosamente e sfrontatamente nei giorni del Festival di Sanremo. Tutti sanno che nella settimana del Festival e in quelle successive è un suicidio far uscire musica, tutti sì, tranne Salmo e i numeri gli hanno dato ragione. ‘Hellvisback’ ha esordito al quinto posto della classifica FIMI appena sotto “Blackstar” di David Bowie e sopra a “25” di Adele ed è stato certificato disco di platino poco dopo l’uscita. Non solo, è stato il disco più venduto del 2016 e ha portato un po’ tutti alla fine a dire che quello “è stato l’anno di Salmo”, ma anche quelli dopo sono stati gli anni di Salmo, ma questa è un’altra storia.
‘Hellvisback’ è senza ombra di dubbio uno dei migliori dischi degli ultimi anni, Salmo ci ha fatto fare un viaggio immaginario dell’orrore e del grottesco, dove un artista inscena la sua morte, intraprende un viaggio all’inferno e torna con il cadavere putrefatto ma pur sempre brillante di Elvis Presley. Liriche ben scritte che costruiscono matrioske di significati indecifrabili, sonorità psicotiche mischiate a melodie rythm and blues catturate live in studio sono le costanti di questo lavoro.
Hellvisback Salmo è considerato un capolavoro del rap italiano, un album crudo e sperimentale che fonde sonorità horrorcore con influenze rock e punk. Con produzioni eccellenti e collaborazioni internazionali come Travis Barker, il disco non ha fatto altro che consolidare il ruolo di Salmo come innovatore, offrendo testi carichi di tecnica e un’estetica fumettistica unica. È un disco, che, per certi versi, assomiglia un po’ al primo lavoro di Salmo, a The Island Chainsaw Massacre, soprattutto per la cura e la potenza dei beat. Se ci pensi, è come se il tutto, le strofe, i racconti, le punchlines, che sono potentissime e impeccabili, facciano un po’ da corollario ai beat.
Poi ci sono le hit, perché, diciamocelo, questo è uno di quei dischi, rari dischi, di cui non salti una singola fottutissima traccia, le ascolti tutte, anche a distanza di 10 anni sono tutte dei capolavori, sono brani che ancora oggi live spaccano e fanno esaltare il pubblico, ma una su tutte, credo rappresenti un po’ l’essenza dell’intero progetto e anche quello che poi è venuto dopo nella carriera di Salmo. Mi riferisco a L’Alba. Ecco, L’Alba ci porta in un film di Dario Argento, dove le liriche di Salmo sono sempre più intricate e bipolari, capaci di mettere in mostra le sue mille sfaccettature, dal super uomo al disagiato, dall’amante delle battute splatter al re delle citazioni pop.
Il video, uscito il 17 maggio del 2016, è la perfetta rappresentazione di quella che è stata una delle hit più fortunate dell’intero disco. Macchine d’epoca come in un drive in di fine anni ’70 /inizio ’80 fanno da spettatori al palco di Salmo, che con Slait alle spalle e il led che riproduce un’alba senza fiato sembra riprodurre la scenografia grottesca di un suo live. Salmo ci porta nel suo drive in tra junk food, belle ragazze e una lunga pausa “sigaretta” che interrompe il “rap di Cristo”, come l’artista autodefinisce la sua musica.
La produzione del video è firmata You Nuts e Lebonski, come per ‘Rob Zombie’ e ‘1984’, ma hai mai visto un alba così?
Questa ballata alla Dario Argento con la quale Salmo, da bravo musicista, ha dato il meglio di sé cantandola live con chitarra alla mano è l’espressione massima dell’intero viaggio di ‘Hellvisback’.