Vero è ancora il miglior disco di Guè Pequeno?

Vero è ancora il miglior disco di Guè Pequeno?

Il 23 giugno 2015 usciva Vero di Guè Pequeno. Ogni artista ha nella sua discografia un disco che fa da metro di paragone per gli altri, Vero è esattamente questo. Una sorta di spada di Damocle per Guè che per anni si è sentito chiedere “perché non torni quello di Fuori Orario” e una pietra miliare per i suoi fan, che considerano Vero il suo disco migliore.

E forse lo è. In Vero Guè ha messo tutte le sue sfaccettature, è cupo, sfacciato, arrogante, ironico, intimo, malinconico, zarro. Gioca con le punchlines, parla di sentimenti e ricordi, canta il suo street cinema, ci porta nei quartieri con i ragazzi vestiti in tuta di felpa, borseggia alla grande, unisce il rap con il sport e canta di Andrea Iannone e poi prende uno dei classici della canzone popolare italiana e il suo interprete, Peppino Di Capri, e la porta nel rap in Fiumi di Champagne.

Niente è lasciato al caso, a iniziare dalla copertina, che omaggia l’icona scena del film Malèna di Tornatore, dove Monica Bellucci è circondata da mani pronte ad accenderle la sigaretta.

Vero è stato il primo disco italiano ad essere uscito per Universal e Def Jam Italia, ma questo non ha limitato Guè, in ogni traccia dice esattamente quello che vuole dire, senza freni, senza regole, senza inibizioni. Nel bene e nel male. E questo piace. Sebbene, volendo trovare un cavillo, si possa dire che gli argomenti sono sempre gli stessi, Guè infatti bosseggia in Bosseggiando, bosseggia in Mollami, ha un miliardo di bitches nell’iPhone anche in Nouveau Rich, cavalca questi argomenti come un campione di surf cavalca ogni onda. Non è mai uguale a se stesso, cambia, evolve, tra flow, rime e sound.

Vero ad oggi, forse non ha cambiato le regole del gioco del rap, ma è uno di quei dischi in grado sia di influenzare gli altri, sia di restare. Se ascolti Vero oggi, non ti sa di vecchio, non dice cose obsolete e lontane, non ha un suono che possa risultare surclassato, è attuale. È un classico. E come tale difficile da dimenticare, da togliere dal cuore dei fan e da smettere di usare anche erroneamente come mezzo di paragone, soprattutto perché un disco così resta insuperabile e immortale.

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