La Superlega segna davvero la morte del calcio o è solo una questione di soldi?

La Superlega segna davvero la morte del calcio o è solo una questione di soldi?

Che il calcio sia governato da soldi, potere, accordi, tangenti, diritti televisivi, accordi per appalti per i campionati mondiali e via dicendo non credo sia una novità. Eppure questa Superlega ha scandalizzato molti e sta facendo parlare di più che di Grillo che difende il figlio accusato di stupro dando la colpa alla ragazza.
Il calcio è business. La musica è business. Mi stupisce come certe persone abbiano oggi scoperto l’acqua calda e scrivano il calcio è morto. Se per calcio non intendi quello amatoriale, allora mi spiace informarti che è morto da tempo.

Oggi UEFA e FIFA sono diventati i paladini del vero sport, ma sono gli stessi che permettono clausule recissorie da milioni di euro, consentono al Barcellona di comprare Neymar grazie alla corruzione del padre, istituiscono il fairplay finanziario ma non fanno niente contro le squadre che non lo rispettano, vengono corrotti dal Qatar per i mondiali del 2022 e non dicono niente sugli oltre 7 mila morti dovuti a incidenti sul lavoro durante la costruzione degli impianti e dulcis in fundo vengono indagati per un giro di tangenti per oltre 100 milioni di dollari. È quindi questa la purezza del calcio?
O forse la Superlega dà solo fastidio perché mette mano ai loro incasso?

La Superlega,  capitanata dal presidente del Real Madrid Florentino Perez e da Andrea Agnelli come vice presidente, sarà una nuova competizione alla quale partecipano 20 club: 15 fissi chiamati Club Fondatori e 5 che dovranno ogni anno qualificarsi in base al posizionamento ottenuto nei rispettivi campionati.

I club fondatori sono 12: Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Tottenham, Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Juventus, Milan e Inter.
PSG, BayernnMonaco e Borussia Dortmund avrebbero invece declinato l’invito. In cambio del loro impegno, i Club Fondatori riceveranno un contributo pari a 3,5 miliardi di euro a supporto dei loro piani d’investimento in infrastrutture e per bilanciare l’impatto della pandemia.

La competizione segue uno schema molto semplice: due gironi da 10 squadre. Le prime 3 classificate passano automaticamente ai quarti mentre le quarte e le quinte si sfideranno nuovamente per ottenere i restanti posti. La finale si disputerà a maggio in uno stadio neutrale.

UEFA non ci sta e dà il via alla polemica: “i club interessati saranno squalificati da ogni competizione nazionale, europea e mondiale e ai loro giocatori verrebbe vietata la possibilità di rappresentare le loro squadre nazionali“.
FIFA aggiunge: “qualsiasi competizione calcistica dovrebbe sempre riflettere i principi fondamentali di solidarietà, inclusività, integrità ed equa ridistribuzione finanziaria che la Superlega non rispetta“.

Come se non bastasse si vocifera sulla richiesta di un maxi risarcimento da 60 miliardi di euro avviata dalla UEFA e dai club che si oppongono alla Super Lega.

E alla fine non si parla d’altro.


Portiamolo nella musica, del resto anche la musica, come il calcio, è business.
Facciamo finta che nasca una sorta di Festival di Sanremo elitario, dove a partecipare saranno soltanto 14 cantanti, secondo te major, etichette e altri festival non boicoterebbero l’iniziativa? O se da domani potessero fare musica solo gli artisti che hanno un doppio disco di platino, non succederebbe un casino?

Credo che la risposta sia ovvia, così come credo che alla fine questa Superlega sia una cosa che nell’NBA viene fatta da anni e che aumenta notevolmente il giro di soldi, di cui i club hanno bisogno. E credo che proprio sui soldi si basi l’opposizione di UEFA e FIFA.

Del resto nella musica una sorta di Superlega c’è e sono i Grammy.

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