Perché Guè Pequeno fa tanti feat? Ce lo racconta lui al podcast di Imprendi Talk

Perché Guè Pequeno fa tanti feat? Ce lo racconta lui al podcast di Imprendi Talk

Guè Pequeno è sicuramente uno degli artisti italiani che collabora maggiormente con altri artisti. Solo nelle ultime settimane lo abbiamo visto nel nuovo disco di Mace, OBE, nel singolo di Dj Jay-K con Jay1, nel singolo di Blind con Nicola Siciliano e spesso la domanda che ci poniamo è: perché Guè fa così tanti featuring?

La risposta ce la dà lui nel podcast di Imprendi Talk di Piernicola De Maria e Marco Lutzu, dove Guè parla dei segreti del music business e a proposito di featuring racconta:

Sono il più chiamato a fare featuring, come una volta lo era Lil Wayne, e mi pagano, ma mi chiamano tutti. Da Anna, la rapper di 16 anni, a un mio coetaneo, adesso sto facendo un pezzo con Tiziano Ferro, passando per il tipo di X Factor, il gangsta rapper, è interessante questa cosa. Questo credo accada perché continuo a lavorare. Ho una sorta di ansia da prestazione e non sono sereno se non riesco a chiudere le mie cose. Ho dei pezzi aperti e ci penso tutto il giorno, non dormo, e li chiudo. Per me non è solo una questione di soldi e neanche di competizione, mi piace essere sul pezzo e voglio continuare a ispirare le nuove generazioni e tra 10 anni vorrei essere visto come una leggenda. Non mi piacciono le frasi motivazionali, ma è vero che il lavoro paga“.

Uno potrebbe dire “e ma se fai troppi feat ti svendi”, e per alcuni artisti vale questa cosa. A volte, leggendo i featuring di vari dischi o sungoli e vedendo sempre i soliti nomi, c’è stato per esempio il periodo di Shiva o quello di Lazza, pensavo “e ma che palle sempre gli stessi nomi”, ma facci caso non lo pensi con Guè, anzi sei sempre curioso di vedere che strofa tirerà fuori. Questo sicuramente perché è uno dei rapper più credibili che abbiamo in Italia e perché si vede che ha sempre voglia di collaborare, lavorare, non è uno che riesce a stare fermo.

Durante l’intervista Guè affronta diversi argomenti, come l’evoluzione del rap in Italia, l’importanza dello streaming, la semplificazione dei testi trap, gli artisti che spesso e volentieri mostrano ciò che non hanno, fino ad arrivare agli influencer.

Io vengo dalla scuola delle metafore, anche se il testo parla di cose brutte riesco a farlo sembrare buono, piuttosto che fare un testo come quelli trap, smetto di lavorare. Questo non vuol dire che chi lo fa e vende tanti dischi sia un idiota, molti sì, ma altri no, perché riuscire a semplificare un messaggio e arrivare a tutti è comunque un successo“.

E sugli influencer?A parte la Ferragni, nessuno guadagna tanto con i post. Molti rapper, che non riescono con la musica provano a fare gli influencer, ma i marchi grossi, l’haute couture, tipo Gucci, non ti paga per mettere i vestiti. È successo con personaggi come Achille Lauro, che è diventato anche loro modello, ma i tutti i brand di lusso che vedi indosso a influencer o rapper o li comprano o se li fanno prestare. Aziende come Amazon, invece, guardano i followers e quindi monetizzi così, soprattutto se sei un mezzo artista e un mezzo influencer. Io che sono un artista ho recentemente collaborato con Puma, che comunque è un brand vicino al mio mondo, poi le marchette le fanno tutti“.

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