Famoso di Sfera Ebbasta è il disco delle prime volte

Famoso di Sfera Ebbasta è il disco delle prime volte

Ancora prima che uscisse, Famoso era già considerato il disco dell’anno e in parte lo è. È la prima volta che il disco di un artista rap (o trap o urban chiamalo come vuoi) italiano esce contemporaneamente in tre Paesi, con tanto di maxi led a Time Square a New York, Londra, Berlino, in Messico.



Un lavoro di marketing della Madonna e tanto di cappello. È la prima volta che un artista rap (o trap o urban chiamalo come vuoi) ha un parterre di ospiti e produttori internazionali del calibro di Diplo, Steve Aoki, London On Da Track, Future, J Balvin, Offset.
Ed è anche la prima volta in Italia che viene rilasciato un Enhanced album, ovvero un nuovo tipo di riproduzione dell’album in versione digitale con contenuti esclusivi all’interno del disco che accompagnano l’ascolto.
Quindi Famoso è il disco delle prime volte e per certi versi è, non solo il disco dell’anno, ma anche il disco che porta questo genere musicale all’estero.
E sì, all’estero ci andiamo con Sfera Ebbasta, non con Marracash, Guè Pequeno, Fabri Fibra o il tuo rapper preferito che sa rappare meglio di lui, ci andiamo con Sfera e basta (perdona il gioco di parole super cringe).



Sfera questa volta schifa letteralmente la stampa italiana, non solo non si è presentato alla conferenza stampa del film Famoso, ma non ha neanche voluto fare una presentazione alla stampa del disco. Ergo zero conferenza stampa. Ha scelto Rolling Stone Italia con un numero cartaceo esclusivo al modico prezzo di 10€, talmente esclusivo che è esaurito anche nelle edicole di un paesino di 5000 abitanti. Saranno forse state stampate poche copie? Ma bando alle ciance ed entriamo nel vivo di Famoso. Oggettivamente il disco spacca. Se cerchi i testi ovviamente hai ascoltato il disco sbagliato. Gli argomenti, infatti, sono sempre gli stessi e vanno dal desiderio di emanciparsi dal quartiere, a brani pseudo riflessivi, al prima non avevo niente ora ho tutto, le donne, i soldi e compagnia bella, ma indubbiamente ci sono canzoni destinate ad essere hit mondiali.
Una su tutte Baby con J Balvin, ok a te non piace il reggaeton, ma sti cazzi, J Balvin spacca e Sfera dice tre cose in croce: “Perché con le altre tipe non è la stessa cosa e mi hanno già stufato dopo meno di un’ora“. Ma il beat è una bomba e il ritornello ti entra in testa. Proprio come tutte queste canzoni che compongono Famoso. Non dicono niente, ma hanno dei beat talmente potenti, grazie anche a produttori come Steve Aoki, Diplo, London On Da Track, Sky Rompiendo, e mi dirai “sono capaci tutti a spaccare su quei beat”, sì ma intanto ci sta lui sulle loro basi.


E arriviamo alla seconda hit: Abracadabra con Future, che segna una delle collaborazioni più importanti per quanto riguarda l’hip hop italiano in generale. L’ha pagato? Future non l’ha ripostato su Instagram? E sti gran cazzi. Sappiamo che Future, prima di scrivere la sua strofa, ha voluto la traduzione di quella di Sfera, cosa avrà pensato?
Intanto Sfera, tra un “eh i raga’ in strada fanno la grana, abracadabra (Bu-bu-bu-bu)” e un “Nati con nada, vestiti Prada, abracadabra“, passando per una citazione a Squalo di Guè Pequeno (“lo prende in bocca e lo fa sparire tipo maga” che diventa “lo fa sparire come una maga“, si porta a casa il feat. dei sogni e ci regala un’altra hit.
E lo fa, come in tutte le altre canzoni, dicendo niente. Sfera davvero non dice niente, tre o quattro micro concetti ripetuti, ma che ti entrano in testa e che lo hanno portato ad essere, ad oggi, il primo artista rap italiano all’estero.

Come in Macarena, dove quando parte la strofa di Offset cadi letteralmente dalla sedia, ma Sfera sta lì a dire le sue quattro cose “ho preso una scarpa di Margiela, ho visto la tua ex l’altra sera, che scema.
Questo parla, io lo sento appena.
Quante lame dietro la mia schiena, che scena. La collana splende anche a luci spente“.
E funziona, perché anche Macarena è una hit. Come lo è Tik Tok con Marracash e Guè Pequeno, dove Guè con Brody ha fatto uno dei migliori attacchi dell’anno.
Le altre tracce scorrono bene, abbiamo la ragazza nel letto di Sfera alle 6 del mattino che non può mandare via in 6 am, gli invidiosi che lo guardano male per i suoi gioielli in Gelosi, “Hollywood, Hollywood, guarda che cielo blu
Avevo dei problemi, adesso non ce li ho più
Braccio fuori dal finestrino
Sto tenendo il tempo col dito” sulla base di Diplo. Qualche pseudo riflessione in Giovani Re, Male che Manuel Agnelli definirebbe “la fiera delle banalità“, proprio come ha definito Notti l’altra sera a X Factor e il gran finale: il freestyle. Prodotto da Sfera, è forse il brano meno hit e meno “canzoncina” del disco. I freestyle e rappare sono un’altra cosa, ma Sfera se la cava bene, sia per contenuto che per flow. Alcuni hanno detto “poteva fare tutto il disco così“, se lo avesse fatto non avrebbe venduto neanche 100 copie.



Famoso è esattamente e totalmente Sfera Ebbasta. Nel disco c’è tutto Sfera con le sue frasette ripetute, i suoi pochi concetti, pochi racconti e le tante hit, perché quello che lo contraddistingue è l’aver sempre avuto una visione, folle se vogliamo, ma aver raggiunto ogni obiettivo che si è posto, unito alla sua capacità nel creare melodie e nell’essere un hit maker. È in grado, ovviamente grazie a produzioni di altissimo livello, di fare hit dicendo niente. E questa è stata un po’ la rovina, perché ha fatto credere a migliaia di ragazzi di poter diventare famosi e fare musica dicendo poco niente. E qui casca l’asino. Perché Sfera ha la capacità di non dire niente e fare delle hit, che ovviamente non sarebbero hit senza produzioni di questo livello e featuring stratosferici, ma in fondo lo ha sempre fatto da la C con la mano è da dove veniamo ad Abracadabra, sui beat di Charlie Charles e su quelli di Steve Aoki, è indubbiamente la sua peculiarità, che per molti resta incomprensibile o banale e scontata. Ma è quello che sentiamo dal 2015 ad oggi se ascoltiamo Sfera Ebbasta e che in Famoso è portato all’ennesima potenza.



Famoso in sostanza è un buon disco, o forse un ottimo prodotto di marketing e funziona perché è leggero e perché ha basi e featuring decisamente importanti. Fa riflettere come Sfera abbia in un certo senso sovvertito e stravolto alcune delle regole base. Una volta erano i più grandi a portare in alto gli artisti più piccoli, oggi è Sfera, che è cresciuto ascoltando Marracash e i Dogo, a portare all’estero Marracash e Guè Pequeno. E all’estero tra qualche anno, parlando dell’Italia, diranno pizza, pasta, Albano e Romina e Sfera Ebbasta.
Quindi possiamo dire che dice sempre le stesse cose nelle sue canzoni, che è “solo” frutto di un lavoro di marketing, che il disco non è granché, che in Italia ci sono rapper decisamente più meritevoli e bla bla bla, ma intanto a Time Square c’è Sfera Ebbasta, i magazine e le pagine Instagram di tutto il mondo parlano del suo disco, in Top 200 Global di Spotify c’è Famoso di Sfera Ebbasta, così come nelle charts italiane e su Apple Music, senza contare che è il disco più ascoltato di tutti i tempi nelle prime 24 ore, e forse per una volta possiamo mettere da parte pregiudizi o preferenze ed essere patriottici, non solo nel calcio, ma anche nella musica. Perché questa è la prima volta che assistiamo a un’uscita made in Italy internazionale a tutti gli effetti.

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