Come sono andate le cose tra Ghali e Sto Magazine?

Come tutti sappiamo Sto Magazine è nato da Ghali sfruttando la popolarità e l’hype che Ghali aveva in quel preciso periodo storico. Poi qualcosa è cambiato, Ghali si è distaccato da Sto Magazine che ha cambiato il nome in Esse Magazine.

A dicembre, Ghali, rispondendo alla domanda di un fan via Instagram stories, aveva spiegato a grandi linee il suo pensiero su Esse Magazine: “Quando abbiamo creato quel magazine volevamo fare qualcosa di diverso, creare una realtà che potesse scoprire nuovi talenti e parlare di urban da veri appassionati del genere. Eravamo stufi delle mafie dell’industria musicale e delle sue ingiustizie e volevamo offrire un servizio che ispirasse fiducia e meritocrazia. Spesso mi chiedete spiegazioni in merito, ma, come avrete notato, da più di un anno non ne faccio più parte, non condivido il loro pensiero ma auguro il meglio ad alcuni di loro che hanno contribuito alla mia crescita e con cui ho vissuto dei bei momenti“.

 

Ieri, durante l’intervista pubblicata da Noisey, alla domanda Cos’è per te Sto Magazine? Ghali risponde:

 

Sto nasce da una mia canzone, da Jimmy, da un collettivo che si stava formando in quel periodo.

Avevamo l’ambizione di cambiare le regole del gioco, portando più meritocrazia. Fondammo un’etichetta, l’idea era quella di sfruttare il mio hype, quindi la potenza mediatica e la credibilità che avevo in quel momento, per attirare nuove cose e far conoscere nuovi artisti. Il primo fu Capo Plaza, poi Johnny Marsiglia, poi ad un certo punto ci venne l’idea di fondare un magazine, sul modello francese di Booba, ma non avevo minimamente capito il casino che sarebbe successo.

Il magazine nacque grazie all’hype del progetto Ghali: i rapper venivano tutti alle interviste, perché dispiaceva a tutti dire di no a me, che ero l’artista del momento. E’ stato utilizzato il mio hype per far conoscere al mio pubblico altri artisti. Venivano scritti molti articoli, poi però se gli artisti ricevevano critiche negli articoli di Sto Magazine se la prendevano con me. Per loro a criticarli era Ghali. Io da quel magazine non ho tratto alcun vantaggio.

Uscì l’album della Dark Polo Gang, che alla redazione di Sto Magazine fece schifo, lo scrissero e la Dark Polo Gang iniziò a fare storie su Instagram, non contro Sto Magazine, ma contro di me. Io rimasi zitto, subii la cosa, d’altronde cosa avrei dovuto fare, iniziare a dissarmi con loro su Instagram?
Su Sto Magazine non si poteva parlare dei miei successi, altrimenti mi avrebbero visto come raccomandato. Era diventata una macchina con cui mi stavo autosabotando.

La mia immagine è stata sfruttata per far crescere quel magazine, senza che io ottenessi nulla in cambio. E’ proprio la mentalità che mi ha fatto uscire dalla cosa, era nato in modo diverso, dovevamo portare meritocrazia, dovevamo cambiare le cose, non dovevamo fare le cose che gli altri già facevano meglio. Non voglio parlare male di nessuno, ma non dovevamo coesistere per forza“.

 

 

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