È giusto che chi ha un magazine faccia parte di un’etichetta discografica?

È giusto che chi ha un magazine faccia parte di un’etichetta discografica?

Se io, oltre ad avere Rebel, lavorassi con Urbana Label, tanto per dirne una, e percepissi uno stipendio da questa etichetta, riuscirei ad essere imparziale nel parlare degli artisti rappresentati da questa etichetta? Io no. Non riuscirei a esserlo. Se lavorassi per la stessa etichetta che produce Quentin40 non potrei scrivere che il suo ultimo singolo è sottotono rispetto ai precedenti, per esempio, al contrario cercherei di esaltarlo in ogni modo. Farei lo stesso con un artista emergente e con tutti gli artisti che fanno parte dell’etichetta per la quale lavoro. Se poi questa etichetta facesse parte di una major, mettiamo Warner, come potrei sentirmi libera di criticare gli artisti Warner? Dovrei necessariamente esaltarli. Riuscirei quindi a dare un’informazione corretta e imparziale? No. Mi troverei in un conflitto di interessi. Mettiamo caso che dietro Rebel ci fosse Paola Zukar, potrei non esaltare i suoi artisti e di conseguenza anche quelli Thaurus? Ovviamente no. Sarei davvero in un cul de sac. Potrei magari dare luce a un artista in storica faida con uno rappresentato da lei? Direi che non sarebbe una mossa giusta.

Darei un’informazione non corretta, non super partes, ma comunque deviata. Io, ovviamente, per come sono fatta. Poi magari c’è chi riesce abilmente in questo. Che ogni magazine abbia la propria linea editoriale è una cosa sacrosanta e giusta. Che non ci sia obbligo alcuno al dover scrivere di tutti e tutto è altrettanto giusto. Rebel ha la propria linea, non sono obbligata a scrivere di tutti, a esaltare alcuni a discapito di altri, ho adottato una linea editoriale precisa, esattamente come tutti i magazine o blog fanno. Ma se io fossi immanicata con Urbana Label, Warner, la Signora Zukar e quant’altro come detto sopra, sposterei necessariamente il peso della bilancia verso una parte ben precisa.

È quindi giusto che chi ha un magazine lavori con un’etichetta discografica o una major? Sì, ognuno può fare come vuole, ma non aspettatevi obiettività e imparzialità. Il conflitto di interessi è molto alto e evidente. Realtà come Sto Magazine o Tritolo News hanno ragione di esistere, ma essendo nate facendo capo a un artista o un’etichetta di un artista sono di per sé realtà non giornalistiche. Non daranno mai un’informazione imparziale, ma molto probabilmente non gli interessa darla. Se Sto e Tritolo parlassero solo di quello che riguarda Ghali, Clementino e i membri delle loro rispettive etichette non avrebbero problemi di conflitti vari, se al contrario sposano la linea editoriale del voler scrivere di tutti cadono in pieno in quei conflitti.

La notizia è che Jive Records ha riaperto i battenti e che la conferenza marketing del marchio è affidata ad Antonio Dikele Distefano, fondatore di Esse Magazine.

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Ricapitolando dietro Esse Magazine c’è la Signora Zukar e il Signor Saglia, il fondatore di Esse lavora con Jive Records che fa parte di Sony, a voi le conclusioni.

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