La tripletta di Axos

La tripletta di Axos

In meno di un mese Axos é uscito con ben tre pezzi, uno suo, Iron Maiden, e due featuring con Redslow in Cocxina e con Ensi e Nerone in Joga Bonito. Axos é più forte che mai, ha dato vita a una band, la 40,  creata dallo stesso Axos e composta dal chitarrista Valerio Papa, dal bassista Giorgio Nardi e dal produttore Pitto Stail, superando il concetto di crew per abbracciare quello di gruppo. Basta sentire Iron Maiden per capire la nuova anima di Axos, potente, dura, tagliente e perfetta, uno di quei pezzi che quando li ascolti dici che bomba! Ha fuso la tecnica del rap con un’anima profondamente rock che tanto deve al metal. La sua musica è una ricerca costante di sonorità che possano valorizzare al meglio il testo, é stato così in Anima Mea, un disco estremamente sperimentale nei suoni ed é cosi Iron Maiden.

Il rock e il metal sono musiche da guerra, trasmettono epicità e ad esse Axos aggiunge il rap, all’apparenza può sembrare violento, ma nei suoi testi emerge l’amore, l’anima e valori spirituali e di fratellanza. Spesso i metallari difendono la propria musica sostenendo che, al di là delle apparenze, molti testi parlino d’amore, di tematiche profonde e questa é una componente che Axos ha portato nel suo rap.

Per troppo tempo Axos é rimasto nell’ombra di Machete e oggi ha trovato un’identità artistica molto forte che sicuramente ha sempre avuto, ma che forse non é stata fatta brillare nel migliore dei modi. Basti pensare che in meno di un mese ha fatto tripletta e ha collaborato, oltre che con Redslow in un pezzo dove é riuscito a descrivere l’utilizzo della cocaina prendendone le distanze in un modo insolito, originale e vincente, anche con Ensi che di rap ne sa e anche tanto, riuscendo a tirar fuori una strofa di altissimo livello.

Forse i tempi prima non erano maturi per Axos, oggi é evidente che lo siano, ha un non so che che potrebbe essere l’incarnazione di Marracash, Salmo e Noyz Narcos insieme, con qualcosa in più. Se fosse il protagonista di un libro sarebbe il Chuck Palahniuk del rap italiano di Fight Club, se fosse un rocker sarebbe Kurt Cobain, tormentato come chi cerca l’amore, in un limbo tra vita e morte, la passione per questa disciplina, il ricorrere del suicidio, la violenza controbilanciata da un prepotente bisogno d’amore.

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