Non siamo niente in confronto a Beyoncé, Jay-Z ed Eminem

Non siamo niente in confronto a Beyoncé, Jay-Z ed Eminem

Questo weekend Milano ha ospitato due grandissimi eventi musicali, l’On the Run Tour di Beyoncé e Jay Z e il primo concerto italiano di Eminem. Non ho intenzione di proporvi passo dopo passo una noiosissima recensione sulle due serate, che sono state epiche, di grande impatto a livello di show, ma anche e soprattutto a livello musicale. Voglio parlare di rap, di chi dice di non essere fan di Eminem, di chi fa rap ma non ascolta il rap, di chi fa rap e non sa farlo. Beh il rap é figo. É una figata pazzesca. Su quei palchi ho visto tre artisti che noi possiamo solo immaginare e che non abbiamo. Mi facevano quasi pena, paragonati a Eminem, i nostri Ensi, Shade, Nerone, Nitro e Tormento che si sono esibiti prima del concerto del signor Marshall Mathers, pena perché provano a fare qualcosa che non potranno mai fare a quel livello. Con questo non dico che sono scarsi, ma che il rap resta qualcosa che non é nostro, che non abbiamo nel DNA, che proviamo a fare per emulazione, ma che nessuno potrà mai fare a quei livelli, nessun rapper italiano sarà mai lontanamente all’altezza di Eminem o Jay-Z. É un dato di fatto. Nessun rapper italiano farebbe un sold out a New York, siamo un’altra cosa, siamo un altro campionato. Siamo una copia in miniatura di loro. Per quanto ci si possa credere fighi per due views su Youtube, o una manciata di follower su Instagram, per quanto ci si possa credere delle star, Eminem, Jay-Z e Beyoncé sono delle star, gli altri sono un’altra cosa.

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Non é un fatto di gusti musicali, é un fatto oggettivo. Il rap é figo, il rap é anche show, emozioni, tecnica, é vedere 80 mila persone che cantano a modo loro My Name Is, il rap é figo perché ancora oggi unisce le persone. Noi siamo una macchietta, una caricatura, un puntino nel grande universo del rap, non possiamo dire di non amare il rap, non possiamo dire “non sono fan di Eminem” e fare rap. C’è un qualcosa, quando si tratta di artisti di quel calibro, che va oltre il gusto personale, é oggettività della loro grandezza a livello mondiale, rispetto alla quale noi siamo solo come una goccia nel mare. Non puoi non essere innamorato del rap e di chi, del rap, ha fatto la storia, di uno come Eminem che sul finale confessa di “non aver più voglia di tornare a casa, e di voler rimanere qui”. “Milano, siete stati una delle platee più belle che io abbia mai avuto, vi dedico questa canzone” e con Not Afraid e il bis di Lose Yourself si chiude il primo, epico e indimenticabile concerto in Italia del rapper bianco di Detroit: solo un’ora e mezza, ma l’attesa è valsa la pena.

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Questa é la grandezza infinita del rap: andare oltre ai confini geografici e linguistici, unire generazioni diverse accumunate dall’amore per questa musica. Da domani torneremo a parlare del disco di Sfera Ebbasta che é stato il più venduto dei primi sei mesi del 2018.

3 Comments

  • Michele Michelazzo
    Luglio 9, 2018

    Sai per un artista è inutile fare i paragoni. L’umiltà è l’umiltà sia che tu venda un disco sia che tu ne venda un miliardo. Chi non è umile potrà avere anche solo 100 fan che resterà arrogante non è una questione geografica. La bella ragazza del bar di provincia è convinta di essere Miss Universo perché ignora che siano città come Milano che pullulano di modelle spaziali . Qualche rapper nostrano purtroppo è convinto magari inconsciamente che Detroit sia sotto casa sua …

  • Michele Michelazzo
    Luglio 9, 2018

    Paragonare Eminem ai nostri artisti è un po’ una forzatura antistorica. Con la fine della seconda guerra mondiale gli Americani hanno colonizzato l’Europa con la loro musica nel senso che hanno imposto alle radio ed alle tv tutti i loro prodotti culturali e commerciali. Quest’operazione ha dato loro una supremazia artistica che è entrata nel nostro immaginario collettivo e non ne è più uscita anzi il “prima vengono loro e poi veniamo noi” è il mantra che ci accompagna dal 45 senza essere mai messo in discussione. La nostra musica quella popolare dei Brel o dei Brassens o quella napoletana colta è sempre stata considerata di nicchia per non parlare di quella cantautorale. Nell’hip hop fare un paragone con chi il rap lo ha creato attraverso altre istanze altre matrici culturali e sociali, fa un po’ accademia. Un po’ come il basket o il baseball: non lo giocheremo mai come loro come loro non giocheranno mai a acalcio come noi. Hanno un bacino d’utenza sterminato, mezzi network… Ai tempi della globalizzazione vince chi la globalizzazione l’ha inventata puntando sul primato dei suoi prodotti. De Gregori canta come Dylan e non ha mai venduto un disco in America ma ha scritto verso indimenticabili, Battisti che ha saccheggiato lo scibile musicale rielaborandolo, idem. Shade Nerone Nitro … Non saranno mai Eminem perché non potranno mai esserlo perché sono local mentre il primo è global prima di tutto nella testa di chi lo ascolta e non è colpa di nessuno.

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