Og Eastbull, l’altra faccia del rap

Og Eastbull, l’altra faccia del rap

Era da tempo che volevo intervistare Og Eastbull, ma nella realtà per la quale scrivevo prima non mi era stato permesso perchè Og è il diverso, il fenomeno da social, uno di quelli che hanno rovinato il rap. Questo è l’aspetto superficiale, quello che guarda l’immagine, le treccine, i messaggi sui social, ma a me ha sempre colpito per questo, perchè dietro a quell’immagine dirompente si nasconde una persona che usa la propria popolarità per trasmettere messaggi positivi ai ragazzi. Questa cosa, oltre ad essere importante, è anche rara, soprattutto oggi dove l’immaginario comune è soldi, droga e donne e andare contro corrente, essere una voce fuori dal coro non è facile. Ci sono i pro e i contro, Og lo sa, sa che se ti esponi inevitabilmente vieni criticato e additato, ma ha deciso di farlo ed è felice di essere stato di aiuto con le sue parole a tantissimi ragazzi. Nella musica Og Eastbull è tutto e il contrario di tutto, è versatile, passa da pezzi più “frivoli”, ad altri introspettivi, ad altri ancora motivazionali, ogni volte che esce qualcosa di suo non so mai cosa aspettarmi. Lo raggiungo al telefono, lui è nel suo quartiere, il Blocco, e sta andando in studio a registrare. ‘Ballo del Blocco’ è l’inizio di un nuovo capitolo per Og, così come il suo cambio di look e l’essere tornato nella sua Roma, ha voluto lasciare Milano per tornare alle origini e continuare a fare musica da lì, dove è cresciuto. Parlare con lui è come parlare con un amico, una persona solare che ti mette subito a tuo agio, che si racconta senza remore, che è un fiume in piena nei racconti e devo dire che è esattamente come lo si vede sui social, è uno vero, uno di quelli che non aspetta a rispondere a una domanda per decidere cosa dire e come farlo.

Di te mi hanno colpito molto i messaggi positivi che mandi, penso tu sia stato il primo a farlo

“Sono stato sicuramente il primo in questa nuova ondata trap a inoltrare un messaggio positivo, posso dire di essere anche uno dei pochi di strada, la gente mi rispetta, sa da dove vengo, alcuni mi rispettano perchè conoscono il mio trascorso, sanno che sono vero altri forse più per paura. Ho iniziato a mandare questi messaggi, diciamo motivazionali, perchè nella mia vita ho fatto così tante cazzate, fare la vita del Blocco ti porta a spacciare, a stare in mezzo a gente che si occupa di criminalità, poi ho avuto anche eventi personali forti che mi hanno portato a cambiare visione. Ho iniziato a dare questi messaggi per uscire un po’ da quell’ottica di eccesso e siccome ho molta credibilità, mi sono detto se lo faccio io cambia qualcosa”.

Come si vive al Blocco?

“Io vivo al Blocco, a Due Ponti dove è successo lo scandalo di Marrazzo, il mio quartiere è un po’ una favelas a tutti gli effetti, ci sono pochissimi italiani, parlo dei Blocchi perchè ci sono due Blocchi, poi intorno ci sono anche ville e strade benestanti, però diciamo che il Blocco è un universo parallelo, una realtà a parte. Già quando entri ti rendi conto che è uno scenario diverso, non vedi volti italiani, vedi bambini che giocano sotto ai palazzi”.

Quando hai iniziato a fare musica?

“Praticamente nasce tutto quando avevo all’incirca 7 anni e mia madre mi ha comprato la cassetta dei Bug Mafia che sono un pilastro in Romania e facevano musica molto esplicita e di quartiere, quindi è nato un po’ tutto da lì. Mentre in Italia il primo approccio con il rap è stato quando da ragazzino ho conosciuto Sick Luke e qualche altro membro della BPR Squad, siamo cresciuti insieme sotto a Duke Montana e al TruceKlan. Con Sick Luke abbiamo fatto le prime cose in studio, poi quando ho iniziato a fare qualcosa da solo, Duke, dopo aver sentito un mio freestyle, mi ha un po’ inserito nel gioco e mi ha detto tu devi fare sta musica”.

Secondo te cosa ci vuole oggi nel 2018 per emergere?

“Ovviamente non tutti ce la possono fare, ma è sicuramente più facile farcela e in qualche modo la musica è passata in secondo piano, è diventata più una questione di immagine, di social, di burocrazie dietro le quinte. Secondo me se hai le carte in regola, sai rappare e hai un background solido è più fattibile farcela”.

Ti senti di aver messo in primo piano la tua immagine e i tuoi messaggi rispetto alla tua musica all’inizio?

“Guarda il mio inizio nessuno lo ha presente perchè io faccio rap da 10 anni e molti non conoscono il mio background e le mie vecchie canzoni. Erano pezzi molto di strada, molto simile a Achille Lauro come follia e genere. Poi, quando la cosa è esplosa, in qualche modo è sempre emersa più l’immagine e il messaggio, non che mi desse fastidio questa cosa, anche se è un’arma a doppio taglio: da una parte ho aiutato tantissima gente e dato il via a tantissime cose come lo swag delle treccine che all’epoca le avevamo in due e poi è esploso il vibing americano e tutti avevano le treccine. Molti hanno preso tante cose che io dicevo sui social e le hanno fatte diventare musica”.

I tuoi ultimi due singoli Mamma e Il Ballo del Blocco sono molto diversi l’uno dall’altro, uno è molto introspettivo e l’altro è una hit, in quale stile ti ritrovi maggiormente?

“Entrambe le cose fanno parte di me, io sono molto versatile, a partire dall’outfit, dallo swag, dalle canzoni, vado un po’ in base al mio stato d’animo. Sono tutte sfumature di me, c’è l’Og riflessivo, quello sereno, quello più incazzato e fanno parte della mia personalità. Io tendo a fare musica più solare anche perchè non mi piace far uscire pezzi troppo introspettivi e riflessivi come ‘Mamma’ e la parentesi ‘Fai Er Bravo’ che non erano canzoni classiche e standard, ma parentesi educative e motivazionali”.

A quale tua canzone sei più legato?

“Mamma è sicuramente la più personale, quella con cui mi sono esposto maggiormente, e a ‘Fai Er Bravo Pt.1′ che è stato un po’ uno schiaffo in faccia alla scena italiana, anche nel video in cui venivo arrestato e poi liberato, lanciavo il messaggio positivo rivolto sia al criminale che alle forze dell’ordine. Poi ci sono anche dei pezzi rumeni che hanno contribuito alla mia carriera con i Golani e il Mago del Blocco come ‘Golan Remix’ che ha fatto in modo che esplodesse anche il nostro gruppo in Romania”.

Perchè sei tornato a vivere a Roma?

“Milano è stato un nuovo capito e per quanto ci ho vissuto mi ha fatto aprire gli occhi sui meccanismi del gioco che in parte ti distolgono dalla musica e se non sei di Milano, ti distrae. Ho scelto di tornare per rivivere appieno Roma e il Blocco per tornare alle origini, anche perchè Milano ci ispirava per alcuni versi, però se stai alla fonte di ciò che fai è meglio. Il Blocco è casa mia e poi sono il volto solare del quartiere romano”.

 

1 Comment

  • Matteo
    Aprile 27, 2018

    Messaggi positivi ai ragazzi, però poi come molti altri insulta i poliziotti e le forze dell’ordine che fanno il loro lavoro

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