I segreti del Rap Game: il lato oscuro del rap

I segreti del Rap Game: il lato oscuro del rap

Ci sono cose che in pochi sanno, cose che non vanno dette, artisti agli arresti domiciliari, altri che sono stati in carcere diversi anni per reati gravi, esponenti del rap game in carcere, persone con le quali devi stare attento a scherzare perchè non hanno modi da gentleman. Falsi amici, ma che ti tieni vicino perchè sanno troppo di te per poterli allontanare. Questa è l’altra faccia del rap. Il lato oscuro. E’ lo street rap, il gangsta rap, ma non quello delle canzoni, quello della vita vera. Non esiste solo in America, non c’è solo Gzuz che nei video si mostra per un delinquente vero quale probabilmente è, c’è anche da noi, solo che non si può dire.

Di Rasty Kilo lo sappiamo tutti, oggi chiede ai suoi fan di far arrivare il suo profilo Instagram a 100k? Ma dico 100K? Di cosa stiamo parlando? Al di là del fatto che una persona possa sbagliare, commettere errori più o meno gravi che possano sfociare evidentemente nell’illegalità, al di là della musica, dei quartieri più o meno facili, stiamo parlando di una persona che è agli arresti domiciliari e che sfrutta questa condizione, facendo leva sulla sensibilità delle persone, per accrescere i propri followers su un social network. E’ davvero incredibile e imbarazzante. Cosa te ne fai di 100K followers se stai scontando una pena? E’ questa l’unica cosa che conta nella vita? I followers su Instagram.

Altro caso è Il mio amico Bazooka, della cricca di Achille Lauro, altra personcina a modo che da tempo è stato arrestato, ma di cui nessuno dei suoi amici si dimentica e ogni tot vediamo storie con l’hashtag #freeilmioamicobazooka. Gesti nobilissimi per carità, ma quando sento dire che in Italia i rapper giocano a fare i gangsta, spesso penso sì è vero, ma non tutti. C’è un rapper, di cui non faccio il nome, uscito da poco ma presente da molto, che è tornato dopo aver passato 15 anni in carcere per un reato abbastanza grave e che oggi sta cercando di ricostruirsi una vita e lo sta facendo aiutando gli altri e promuovendo musica. Questo è un gesto degno di rispetto, il saper ricostruire, ricominciare, ricreare senza speculare sul proprio passato o presente. Non giocare sulla propria condizione per acquisire visibilità gratuita.

Quello che conta oggi sono i numeri e l’immagine. Ecco quindi artisti o pseudo tali far di tutto per accrescere i propri followers, nel migliore dei casi comprarli, avere 30K e poi nelle dirette e ai live si presentano in 10 gatti. E l’immagine, è importante essere fighi, sopra le righe, vestirsi firmati, ostentare ricchezza e poi elemosinano free drink come se non avessero 10 euro per pagarsi da bere. Poi ci sono i rapper dei quartieri, quelli sempre circondati da una fitta schiera di amici, quelli che capisci subito che è meglio avere come amici, perchè nonostante facciano o si stiano approcciando alla musica, non sono persone del tutto raccomandabili.

Le cose non sono sempre così come sembrano. Ero a un evento di recente e a conti fatti ero circondata da ex spacciatori, ex galeotti o scampati alla galera, è questa la realtà dei fatti. I quartieri, le periferie sono piene di persone così, ma lo è anche il rap. Non stupiamoci, siamo nel 2018 ok, ma il rap viene dalla strada, non dai palazzi del centro. Questi rapper, anche quelli più famosi, è da lì che vengono e quelli meno famosi è lì che vivono, in contesti non facili, vicini a situazioni altrettanto non facili. Quando sentiamo artisti come loro parlare di strada e di un certo tipo di situazioni, è vero. Queste situazioni esistono più di quanto possiamo immaginare, ma è più facile deriderli e dire non siamo in America che credere che siano cose reali. Il tutto viene mercificato ancora di più da persone come Rasty Kilo che dall’alto dei suoi arresti domiciliari chiede alla gente di seguirlo.

 

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