La pagella delle uscite della settimana

8.5 a Tutto è possibile di Geolier

Tutto è possibile, dice Geolier, anche fare un featuring con uno dei propri idoli, anche se sei un ragazzo cresciuto in un quartiere di Napoli. È possibile che quello che un tempo era un Emanuele qualunque, che si ascoltava 50 Cent, un giorno abbia proprio 50 Cent nel suo disco. Certo, tutto è possibile, ma alla base non può essere solo un caso di fortuna, una botta di culo gigantesca, alla base ci deve essere anche il talento. E Geolier talento ne ha. È diventato, non solo la voce di Napoli, ma uno dei top player del rap italiano. In questo album è maturato, è cresciuto, ma è sempre lo stesso. Tutto è possibile non è solo un titolo: è la sintesi di un percorso che all’inizio sembrava irrealizzabile e che oggi è sotto gli occhi di tutti. Dalla strada agli stadi, dal quartiere a collaborazioni che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate impossibili. Un disco che unisce mondi lontani e li fa convivere nello stesso racconto, ospitando Pino Daniele, 50 Cent, Anuel AA, insieme a Sfera Ebbasta, ANNAe Kid Yugi.

Geolier mette al centro una verità semplice e universale: non possiamo sapere cosa accadrà domani, e anche ciò che sembra irraggiungibile può succedere.

Tra introspezione e stile, fragilità e consapevolezza, il disco è il racconto di chi continua a sognare a occhi aperti, ma spesso si sente incompreso nonostante i traguardi raggiunti. Un disco che riflette sul successo senza idealizzarlo, mostrando anche le sue ombre: l’esposizione costante, la pressione, il rischio di sentirsi sbagliati quando si è chiamati a dare sempre il massimo.

La strada resta un punto fermo. Non solo come luogo, ma come modo di guardare il mondo. Anche oggi, nel pieno del successo, Geolier conserva la capacità di riconoscere la sofferenza di chi è rimasto indietro, di chi cresce senza nulla e deve costruirsi tutto. 

Accanto a tutto questo emerge una nuova maturità emotiva. L’amore non è più rabbia o mancanza, ma presenza, rifugio, scelta. Anche quando le sonorità restano malinconiche, il racconto si fa più luminoso, lasciando spazio a un sentimento che non ferisce ma protegge. Un amore che si estende anche a Napoli, mai semplice sfondo, ma voce viva del disco: città-madre, ferita e rifugio, origine e destino.

8 a Milano Docet di Armani Doc & Bassi Maestro

Strano pensare che Armani Doc abbia più di 20 anni meno di Bassi Maestro, il che significa che in teoria in comune hanno ben poco. Generazioni distanti, che hanno vissuto l’hip hop in modo completamente diverso, che sono cresciuti con miti e riferimenti diversi, che hanno vissuto una Milano diversa. Eppure si sono incontrati e insieme stanno benissimo. Quel gap generazionale neanche si sente, raccontano Milano come un manifesto, in questo progetto di sole 10 tracce, ma che è una vera perla. Scritto benissimo, con produzioni, manco a dirlo, eccellenti, con poche ma riuscite collaborazioni (Tony Zeno, Jack The Smoker e Sonnyjim). Un progetto che sa di classico, che è un vero e proprio instant classic.

7.5 a Pianti Grassi di Dargen D’Amico

Dargen ha una penna unica, un’ironia pungente, veritiera, che fa sorridere, ma sa perfettamente arrivare al punto. Colpisce, ti lascia di stucco e ti senti pure chiamato in causa. Questo è un singolo alla Dargen, assolutamente ben riuscito.

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