La musica di oggi non fa schifo

Settimana scorsa su L’Espresso è stato pubblicato un articolo dal titolo “La musica del momento fa veramente schifo. Cari cantanti, potreste impegnarvi un po’?”. Un titolone volto a creare scalpore e un articolo privo di qualsiasi critica scritto dal giornalista, nonché critico musicale, Gino Castaldo, classe 1950.

SPOILER: la musica del momento non fa schifo.

Non so esattamente a quale musica si riferisca il Sig. Castaldo quando scrive che fa schifo, perché non ha voluto fare esempi, nomi e cognomi. Si è semplicemente limitato a dire che fa tutto schifo, è tutto privo di contenuto ed emozioni, tutto plasticoso e ha invitato i cantanti a impegnarsi di più.

Se parliamo dei tormentoni estivi, da Tropicana, a Caramello, passando per Finimondo e Extasi, più che schifo, perché oggettivamente le produzioni fanno tutto tranne che schifo, sono sempre le stesse canzoni estive con quel reggaeton all’italiana che spunta ogni fottuta estate.

Ma se guardiamo anche solo la top ten dei singoli più venduti della settimana, troviamo S!R! di thaSup con Lazza e Salmo al primo posto. Fa schifo S!R!? Non ha forse una produzione della Madonna? E non contiene le parole sottolineate da Castaldo, ovvero «ferragosto», «bolle» o «bollicine», «spiaggia», «bagnasciuga».

Se prendiamo invece la top ten dei dischi più venduti della settimana, troviamo Sirio di Lazza, Il giorno in cui ho smesso di pensare di Irama, Taxi Driver, Blu Celeste, Disumano, Noi, loro gli altri di Marracash, che ha da poco ottenuto la targa Tenco come miglior disco in assoluto.

Stiamo parlando di dischi, quelli in top ten, se vogliamo fermarci alle apparenze senza scavare nel profondo, che hanno contenuto, liriche, emozioni, produzioni, hit, di altissimo livello e che possono piacere o meno, ma di certo non fanno schifo.

Non so che musica ascolti il Sig. Castaldo, ma questa musica non fa schifo.

Forse non sono gli artisti a doversi impegnare di più, ma i giornalisti a doverlo fare. Purtroppo la critica musicale italiana è, o assente, o in mano a persone non più giovani che, non solo non conoscono il rap che oggi è il genere che domina le classifiche, ma non hanno neanche la voglia di sforzarsi a conoscerlo e comprenderlo. Si limitano all’apparenza, alle parolacce, al gergo, a tutto quello che può essere usato per creare indignazione e odio facile nei confronti di un genere musicale, che, spesso e volentieri, nei salotti tv e sui giornali viene usato come capro espiatorio per parlare di giovani, droga e violenza.

Facci caso, i critici musicali che vedi in tv o a Sanremo sono tutti vecchi nostalgici del “si stava meglio quando si stava peggio” e della musica di oggi non capiscono un emerito cazzo.

Per forza, se no come si può scrivere un generico “la musica di oggi fa schifo”.

La musica di oggi non fa più schifo della musica del passato. Oggi come prima ci sono ottime canzone e ottimi dischi e pessime canzoni e pessimi dischi, nonché brani assolutamente mediocri che diventano tormentoni.

Perché se ti fa schifo Shakerando, allora non puoi dire che Furia il cavallo del west è un capolavoro. Sono tormentoni momentanei fini a se stessi.

L’unico problema di oggi è che c’è troppa musica. Veramente troppa. E fruibile in modo troppo diretto e facile, che la rende obsoleta già dopo una settimana.

E lo ha scritto bene Emis Killa nelle sue IG stories:

“Il periodo storico che stiamo vivendo, dal punto di vista artistico, Sociale, sportivo e imprenditoriale è una merda. Non parlo della qualità, che al contrario di quanto molti credano non è sempre inferiore a quella degli anni passati, parlo della longevità e del valore che gli viene attribuito. Negli anni 90 (per non andare troppo indietro), tutto ciò che usciva di valido rimaneva nel tempo perché lasciava un segno. Vale per la musica, per il cinema, per la moda, per lo sport e altro ancora. Oggi che siamo abituati ad avere tutto sotto gli occhi e spesso anche sotto mano, sminuiamo la creatività e il talento altrui. In ogni settore c’è sovraffollamento. Saturazione di tutto. Ció che spicca e attira l’attenzione sono spesso delle frivolezze, fenomeni virali che non rimarranno nel cuore di nessuno. Maledetto il giorno in cui hanno inventato internet, che ha ucciso le interazioni ma soprattutto l’interesse e la curiosità. Non erano l’arte, lo sport ecc a essere migliori un tempo, era migliore il modo in cui vivevamo tutto ció.

È demoralizzante, sapere che tutto si perde. Perché escono 10.000 album e chiunque può ascoltarli tutti senza fare nessuna selezione, senza scegliere dove spendere i propri soldi. Perché ci sono tanti di quei brand che il tuo outfit preferito tra due settimane è vecchio. Perché ci sono tanti di quei filtri sui social che persino la propria faccia diventa banale e le persone finiscono per assomigliarsi tutte suoi loro profili. Perché la comicità intelligente è stata sostituita da video di 15 secondi su tik tok, ma soprattutto è stata uccisa dal politicamente corretto. Perché un tempo c’era tyson mentre oggi ogni 6 mesi esce un fighter/personaggio che fa il posto a quello prima”.

Ecco è questo il ragionamento che si dovrebbe fare, parlare di come oggi persino la musica ha una data di scadenza come il latte fresco, è fast food, ma non fa schifo, non è peggio di quella prima, non tutta almeno. Progetti ottimi ce ne sono tantissimi, spesso sono anche nei primi posti delle classifiche, spesso invece restano indietro, ma ciò non significa che non esistano.

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