Il rap a Sanremo 2022: le parodie di Checco Zalone e Amadeus

Il rap e Sanremo hanno sempre avuto un rapporto controverso.

Non solo con il Festival, con la tv in generale. In Italia c’è ancora chi associa il rap al gesto con le corna e yo yo. Diciamo eternamente grazie a Jovanotti.

Il rap però va a Sanremo, ci è sempre andato, negli ultimi anni di più. Perché serve. E anche se i rapper che vanno in gara al Festival non portano brani rap, vedi quest’anno Rkomi e Highsnob, la quota rap, o forse è meglio dire urban, serve eccome a Sanremo. Siamo onesti, avrebbe avuto gli stessi ascolti senza Mahmood, Blanco, Rkomi, o Sangiovanni? Direi proprio di no…

Il rap serve e anche se la maggior parte degli esponenti della scena si discostano dal genere per partecipare al Festival, nel 2020 Eden di Rancore ha vinto il premio come miglior testo. E Rancore è un rapper. Rancore fa rap.

Eppure, nonostante molti dei cantanti in gara a Sanremo 2022 abbiano un passato o una matrice rap, il rap e i rapper vengono ancora presi per il culo.

Checco Zalone, super ospite della seconda serata, a un certo punto veste i panni del rapper Ragadi. Che nome carino, le ragadi di Ragadi saranno quelle anali? Credo che resteremo con il dubbio.

Zalone aka Ragadi si esibisce con il brano Poco Ricco, nel quale prende per il culo i rapper che si dipingono come “ragazzi di strada”, ma provengono da famiglie benestanti.

Nel corso del brano, Ragadi diventa finalmente ricco, ovviamente grazie alla musica, ma non dimentica le sue umili origini, non scorda infatti quando voleva fare shopping da Prada ma poteva andare solo da Zara, anche se adesso compra i croccantini per il cane da Cracco e dalla terrazza del suo appartamento in Corso Como vede il Duomo di Milano e pensa “lo compro io, si può sfrattare Dio?”

TESTO DI POCO RICCO:

Che ne sai di me?
Della mia Playstation 2 quando già da un po’ c’era la 3?
Che ne sai di me?
Delle gioie mie represse dei miei IPhone 5 senza la S

Quando cammini per strada
Vedi l’insegna di Prada
Ma senti una voce amara
Che ti dice “Zara”
Quando nell’autosalone
Scusi un’informazione?
Quel Porsche nero c’è a chilometro zero?
Quando ti senti prigioniero nel tuo quartiere galera
Perché la vita non ha senso a tre chilometri da Brera
E lì la sera
Guardavo la ringhiera
Stavolta m’impicco
Ahhh..
Sento ancora le ferite di quando ero

Poco ricco

Sai ci penso quando attracco con il mio caicco
Mamma mia com’ero poco ricco
Quando scendo do la mancia allo sceicco
M*nchia zio com’ero poco ricco
Quando compro i croccantini del mio cane Bracco
Da Cracco!
Uno glielo scrocco
Per rispetto di mia madre
Devastata dopo yoga alla mattina
Dentro casa una sola filippina
Dolce botulina
Adesso nei hai 44 in fila
Col resto di due e il permesso a Manila
E ricordo mio padre con le p*ttane in viale Monza
Quelle a 20 euro, basse, con la panza
Adesso ho un padre eccezionale
Va a p*ttane dentro il Bosco Verticale
E lì ci ho preso un trilocale
Ci vado a meditare
E dal terrazzo dietro corso Como guardo il Duomo
Vorrei comprarlo io!
Si può sfrattare Dio?
E lì il morale cade a picco
Ahhh..
Il cash non mi ha cambiato
Sono ancora

Poco ricco

Sai ci penso quando attracco con il mio caicco
Mamma mia com’ero poco ricco
Quando scendo do la mancia allo sceicco
M*nchia zio com’ero poco ricco
Quando compro i croccantini del mio cane Bracco
Da Cracco!

A tutti i poco ricchi del mondo
Io vi conosco, conosco le vostre ferite
Sono anche le mie, siamo fratelli di sangue noi
Poco ricco
Poco ricco

Leggi il testo di Poco Ricco e pensi: Checco Zalone sta sbagliando a prendere in giro i rapper o in queste parole c’è forse metà della discografia e dei concetti di Sfera Ebbasta, che ora mangia al ristorante ma prima solo pasta in bianco?

Cito Sfera per dirne uno, perché come direbbe Marracash, qui più che la scelta c’è l’imbarazzo.

E poi arriva Amadeus che decide di esibirsi su un brano rap scritto per lui da Rovazzi, nel quale dice “sta senza pensieri, me li accollo tutti io che ho già fatto tre Sanremi, un vero ghetto boy sai non si instagramma mai”.

E parte la citazione a Blauer di Paky. Altra presa per il culo.

Il rap è visto come quella roba da prendere in giro, da farci una caricatura e dobbiamo offenderci oppure ce lo meritiamo? Non è forse vero che alcuni rapper della scena italiana sono la caricatura naturale di loro stessi e di alcuni stereotipi portati all’ennesima potenza?

Oppure dobbiamo esserne contenti o semplicemente farci una risata? Io opterei per la seconda, perché prendersi sul serio non va mai bene.

Fatto sta che anche nel 2022, sul palco dell’Ariston, il rap è stato bellamente preso in giro.

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