Ferite di Capo Plaza – la recensione di Rebel

Non ho ben capito perché, a un certo punto, dopo aver macinato numeri e fatto incetta di certificazioni, uno che ha spopolato con la trap deve mettersi a fare quello introspettivo e pesante.

E se parliamo di Capo Plaza, di numeri ne ha fatti e anche parecchi, dal 2018 ad oggi si è portato a casa ben 61 dischi di platino e 31 dischi d’oro. Eppure, a parte qualche hit, qualche featuring azzeccato, da dopo 20 non è riuscito a replicare il successo ottenuto con quel disco, nè l’impatto che quel disco ha avuto. Un po’ ha vissuto di rendita, un po’ gli è andata di culo e un po’ ha deluso. Sicuramente avere un successo come il suo a 20 e ritrovarsi pieno di soldi, amato, acclamato, idolatrato, non deve essere stato facile e infatti, come racconta nel disco, sono arrivate ansia, paura, depressione. E va bene sfogarsi nella musica e trasmettere i propri sentimenti al pubblico, ma il pubblico non è uno psicologo e soprattutto costruirci su un intero disco è troppo.

Soprattutto se il tutto viene raccontato anche in modo banale e superficiale.

18 tracce sono tante, il disco è troppo lungo e per certi versi pure pesante. Non si può però non notare una crescita e una maturità di Capo Plaza, che non è più il ragazzino di 20. Lo si nota sia dal punto di vista del racconto, spesso cupo, triste, disincanto, che da quello sonoro.

Capo Plaza si apre a collaborazioni e suoni che un tempo gli sembravano lontani, ma che non sempre gli stanno bene addosso. C’è la parte trap, il mondo urban e pop, ci sono brani coerenti con le sue origini, ma anche aperture verso feat inediti come quello con Mahmood e, per la prima volta, ci sono due donne in un suo disco Annalisa e Anna. E qui mi verrebbe da dire che Annalisa non è stata sfruttata appieno.


 
Per la produzione, oltre ad Ava che si occupa della maggior parte dei brani, sono presenti anche Michelangelo, Merk&Kremont, Night Skinny e molti altri. Da questo punto di vista decisamente interessante è il tributo a 21 Questions di 50 Cent in Baby Girl.

Il risultato è una playlist, un insieme di canzoni che raccontano Luca che sta crescendo, che si trova a fare i conti con la realtà, con le delusioni della vita, una vita in cui combatte ogni giorno contro i propri demoni, con l’insoddisfazione ma anche con la paura di cadere perché, in fondo, si ha sempre la consapevolezza che quando si arriva molto in alto, la caduta può fare ancora più male.
In questa playlist c’è anche però la voglia di non fermarsi mai, di combattere sempre e arrivare ancora più in alto: con il sorriso, il pianto ma anche ballando e vivendo la vita appieno.

Un susseguirsi di canzoni che raramente lasciano il segno e colpiscono davvero ed è un peccato. Ho l’impressione che da Plaza in poi Capo Plaza non abbia più saputo che pesci prendere a livello artistico. Ha un gran potenziale, ma spesso si perde, sperimenta, ci gira intorno, come se 20 fosse stata quella botta di culo che non capiterà mai più nella vita.

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