Marracash non rappa, psicanalizza

Marracash non rappa, psicanalizza

Come si fa a recensire un disco di Marracash senza dimenticarsi nulla e con la certezza di aver colto tutte le sue sfaccettature e i suoi significati?

Non è facile, ma ci sono una serie di certezze che vengono confermate ogni volta che Marra pubblica un disco.

1. Sai che la prima canzone sarà potente e carica di punchlines.

2. Sai che il suono non seguirà le mode del momento ma andrà oltre.

3. Sai che ci saranno talmente tante citazioni che ti faranno perdere la testa e ti incolleranno a Google per cercarle e capirle tutte

4. Sicuramente sarà un classico

5. Marra dirà tante di quelle cose che diventeranno citazioni nel linguaggio comune

Onestamente quando è uscito Persona avevo paura che floppasse. Non perché non credessi nelle capacità di Marra, ma perché 4 anni da Status erano un’eternità in un momento storico in cui la musica evolve rapidamente e l’età media degli ascoltatori si è abbassata notevolmente. Per fortuna che non è andata così. Persona è un discone, ma Noi, loro, gli altri non è il suo sequel. Sicuramente è un’evoluzione dal punto di vista sonoro, di maturità e consapevolezza artistica, ma se deve essere un sequel, è il sequel di Status.

Sicuramente Noi, loro, gli altri non è un disco semplice, a iniziare dal titolo e dalle tre copertine, è un disco che divide, che rappresenta la fotografia della società in cui viviamo, ma anche di noi stessi e nello scavare dentro di lui, Marra scava dentro di noi.

Ognuno di noi appartiene a noi, a loro, agli altri, dipende solo da quale prospettiva la guardi. Un po’ come uno, nessuno e centomila di Pirandello. Al centro ci sei sempre tu, ma intorno puoi avere il noi, o loro, o gli altri, perché dipende, oltre che dal contesto, anche dalla maschera che indossi.

“Metti una maschera sopra la maschera che già ti metti ogni giorno”

Ma noi, loro, gli altri, oltre che una chiave di lettura pirandelliana, ha anche una chiave di lettura che può essere associata a una sorta di divisione in caste. Oggi che possiamo essere ciò che vogliamo, che siamo inclusivi in tutto, non lo siamo solo nei posti esclusivi. Come dice Marra in Cosplayer “oggi che tutti lottiamo così tanto per difendere le nostre identità
Abbiamo perso di vista quella collettiva
L’abbiamo frammentata
Noi, loro e gli altri
Noi, loro e gli altri
”.

Ed eccoci qua a uno dei temi affrontati nel disco L’IPOCRISIA.

Intorno a noi, a loro e agli altri ruotano sentimenti, emozioni, racconti, ma anche riflessioni, critiche e ironia. Marra è un po’ incazzato, un po’ triste, un po’ ironico e un po’ consapevole di quello che è sotto gli occhi di tutti, che incredibilmente siamo ancora fermi, ancora catatonici nel pensare che la musica debba far sognare e invece dovrebbe svegliarci. E in Noi, loro, gli altri Marra prova a svegliarci. Ci fa notare che neanche nel rap si possano dire tutte le minchiate che vengono dette, che mentre loro nominano i brand c’è qualcuno che non ha il pane, che le vere star non erano criminali, che ci vuole coraggio per dire sono un codardo e che va bene avere dubbi. E anche uno come Marra, uno di successo, ricco, acclamato, rispettato di dubbi ne ha parecchi. E ce lo racconta nella traccia più intima del disco, Dubbi appunto, una sorta di flusso di coscienza nel quale tira le somme di quello che ha e di quello che ha perso per averlo, e che alla fine si traduce in una domanda volevo davvero questo?

E qui arriviamo a un’altra domanda, “sei mai stato libero?” grida Marra in Nemesi e proprio su questa domanda si fonda e ruota il suo nuovo disco. Sei libero in mezzo a noi, a loro e agli altri? Oppure non siamo mai liberi veramente? Ecco, tra punchlines che ti strappano un sorriso, critiche ironiche, nemici più o meno immaginari, “vuoi sapere di chi parlo? C’è l’imbarazzo della scelta, ma più che altro c’è l’imbarazzo“, come dice in Pagliacci, racconti, polemiche nei confronti dell’ipocrisia generale della gente che interpreta ciò che non è e storytelling come in Noi, dove la conclusione è che “siamo sempre stati alla ricerca di qualcosa”, Marra NON RAPPA, PSICANALIZZA.

Noi, loro, gli altri è la psicanalisi di quello che siamo, del mondo in cui viviamo, una fotografia di oggi, un’istantanea spiattellata in faccia che dovrebbe farci svegliare e non restare catatonici.

La pecca di Noi, loro, gli altri? L’essere coraggioso solo a metà. Marra, che sa benissimo di essere il più forte e in Pagliacci lo dice chiaramente e che sa di avere un certo tipo di potere che fa sì che quello che dice sia preso come oro colato, si uniforma agli altri. Nelle sue critiche e frecciatine più o meno ironiche e condivisibili fa il paraculo. Non fa mezzo nome, neanche per sbaglio. Certo in Cosplayer è chiaro che a un certo punto si riferisca a Fedez e a Fred De Palma, ma perché non fare nomi? Credo sia un atteggiamento troppo diffuso ed estremamente paraculo affidarsi al nemico immaginario e al classico tutti e nessuno. Una mancanza di coraggio che nel rap non ci sta e che almeno il king del rap non dovrebbe avere.

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