Il PUNK di Young Thug non è il punk come lo intendiamo noi

Il PUNK di Young Thug non è il punk come lo intendiamo noi

Young Thug ha pubblicato venerdì 15 ottobre il suo attesissimo secondo album, PUNK per la 300 Entertainment/Young Stoner Life Records. Questo è il secondo progetto del rapper uscito nel 2021 dopo quello insieme a Young Stoner Life, ‘Slime Language 2’, che ha debuttato al #1 della classifica Billboard.

Il titolo PUNK faceva presumere a un disco ribelle, provocatorio, distruttivo, eccessivo, invece, a differenza dell’album precedente, So Much Fun, decisamente più spensierato, PUNK è profondo, personale ed introspettivo. Un disco “toccante” dove la parola punk assume un significato diverso e sta ad indicare un uomo coraggioso, non egocentrico, ma consapevole e incompreso.

All’interno del disco Young Thug parla di amore, perdita, onore e ne emerge un lato inedito del rapper, decisamente più autentico, ma al tempo stesso vulnerabile.

Del resto è una mossa estremamente da Young Thug chiamare un album PUNK, e poi pubblicare un progetto pieno di ballate guidate dalla chitarra acustica. Il nome PUNK sta ad indicare il fatto che Thug sia sempre stato un ribelle e sia sempre andato controcorrente, non è un riferimento al genere. Quindi, se ti aspettavi che Young Thug incontrasse i Ramones, o che ci fossero molte tracce ispirate al rock e all’heavy metal, sicuramente sei stato fregato, perché punk per lui non è un genere musicale, ma un modo di essere, un’attitudine.

Certo, all’interno del disco ci sono alcune influenze punk, ma non è “punk” nel senso tradizionale del termine.

PUNK è un disco carico di featuring tra cui spiccano J. Cole, Gunna, Future, Drake, Travis Scott, Nate Reuss, Doja Cat, Mac Miller e Juice Wrld, ognuno dei quali riesce ad entrare perfettamente nel mood del disco e a dargli un valore aggiunto. Senza nulla togliere agli altri, Mac Miller e J Cole sono decisamente i migliori. Mettere Mac Miller in Day Before, non è stato solo un tributo di Thug al compianto artista e collega, ma Miller entra perfettamente nel racconto e nel mood di PUNK e in questo brano è perfetto.

Il concept dell’album si può trovare interamente racchiuso nell’intro, “Die Slow”, una canzone essenziale in cui Thug racconta una storia personale e quasi come in un flusso di coscienza ci parla di come potrebbe aiutare suo fratello Unfoonk a tornare a casa da un ergastolo in prigione, suo padre che è stato coinvolto in una sparatoria e sua madre che ha avuto un ictus.

Superato questo primo step, tolto il dente di entrare nel personale e soprattutto di farci entrare gli altri, Young Thug prosegue a raccontare altre storie sulla propria vita. E è ben consapevole che potrebbe sorprendere alcune persone toccando questi argomenti, che spesso vengono affrontati da artisti più giovani di lui, ma lui ha la consapevolezza, non solo di avere molto da raccontare, ma anche di saperlo fare meglio.

Quello che ne emerge è la crescita a livello cantautorale di Thug. La sua carriera è stata definita dalla sua volontà di provare cose completamente folli come “Harambe”, ma in PUNK scopriamo che è un cantante e un cantautore migliore di quanto si potesse pensare. Brilla come cantante in canzoni come “Stupid”, “Hate the Game” e “Love You More”.

Ci sono molte parole che potremmo usare per descrivere Young Thug, ma noioso non è una di queste. È originale e la sua musica ha un modo di suscitare una forte reazione e emozioni in chiunque la ascolti. Sfidando i tradizionalisti del rap, preferisce strillare un verso incomprensibile piuttosto che conformarsi a convenzioni restrittive, purché ciò significhi rimanere fedele alla sua intuizione e provare qualcosa di nuovo. Non a caso Thug ha già ispirato un’intera generazione di artisti, tra cui alcune delle più grandi star di oggi, come Lil Baby, Roddy Ricch, Lil Uzi Vert e altri.

Personalmente ho sempre pensato che Beautiful Thugger Girls fosse un progetto sottovalutato, ed è fantastico sentire Young Thug attingere di nuovo a quel suono sobrio, guidato dalla chitarra acustica, dove le sue melodie possono brillare. Abbiamo ascoltato un sacco di canzoni di Young Thug nel corso degli anni, ma è interessante sentirlo nelle tracce di PUNK, vedere che è riuscito a mostrare i suoi punti di forza come cantautore e cantante in un modo più sobrio di quanto abbia fatto prima.

Il punto debole del disco è la sua durata. 20 tracce sono troppe, forse avrebbe potuto toglierne 5 o 6 e metterle in una eventuale Deluxe. Anche perché Thug ci propone ballate guidate dalla chitarra in gran parte dell’album, spesso sacrificando la batteria. Funziona per la maggior parte del tempo, canzoni come “Stupid/Asking” sono fantastiche, ma in un album di 20 tracce, l’energia a volte viene sacrificata. Forse avrebbe dovuto inserire brani più energici e allegri per rompere un po’ l’effetto ballata del disco, anche perché brani come “Rich Nigga Shit” e “Bubbly” hanno rinvigorito il disco, ma il tutto, sia prima che dopo, è piuttosto sommesso.

Durante la settimana che ha preceduto l’uscita di PUNK, Young Thug ha tenuto un pre-release party ad LA, concludendo la serata distruggendo una Rolls Royce decorata con dei graffiti ispirati a PUNK, in compagnia di alcuni artisti che hanno partecipato all’album come Gunna, Metro Boomin, ed altri.

Per celebrare l’uscita dell’album, invece, Thug si è esibito al Saturday Night Live, presentato dal conduttore della settimana, l’attore Rami Malek.

https://youtu.be/Ml3Bp4veA1A

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