La storia raccontata da Riphuda e l’abuso di potere della polizia milanese per ragioni di discriminazione razziale

La storia raccontata da Riphuda e l’abuso di potere della polizia milanese per ragioni di discriminazione razziale

Lei è Riphuda, una ragazza che si è trovata coinvolta in uno scontro avvenuto domenica mattina a Milano tra un gruppo di ragazzi e le forze dell’ordine. Inizialmente si è detto che si trattava della “solita baby gang” che lancia bottiglie contro la polizia, ma Riphuda racconta una storia molto diversa. Parla di policy brutality e di abuso di potere da parte della polizia mosso da razzismo.

Racconta che si trovava davanti al MCDonald’s di Piazza XIV Maggio a Milano, erano le 6 di mattina, quando un ragazzo di colore ha suonato il campanello del monopattino davanti a una volante della polizia. Da quel suono allo scontro, prima verbale e poi fisico, il passo è stato molto breve.

Perché non limitarsi a chiedere i documenti dei ragazzi? Perché tanta violenza nei confronti di giovani che non stavano facendo nulla di male? Perché far addirittura intervenire agenti in tenuta antisommossa? Riphuda racconta che tutti i ragazzi presenti al McDonald’s sono stati aggrediti e “caricati” dalla polizia, compresa una ragazza di colore, picchiata e presa a manganellate “senza motivo”.

Hanno negato di aver picchiato una ragazza e di aver fatto lo stesso con non so quanti ragazzi”, racconta Riphuda. “È inutile che l’Italia si dichiari innocente davanti alle accuse di abuso di potere della polizia spinta da discriminazione razziale, quando sono seduta a fare colazione a un MCDonald’s a Milano posso rischiare di farmi rompere la testa a manganellate solo perché un poliziotto vuole sfogarsi sulla prima nera che vede per strada”.

Un racconto, quello di Riphuda e delle immagini che mettono davvero i brividi. Immagini di odio e violenza da parte della polizia apparentemente immotivate, ma che a quanto pare nascondono una verità leggermente diversa da quella raccontata da Riphuda, che ha saputo abilmente giocare la carta del razzismo per giustificare il comportamento inammissibile dei suoi amici.

Qualcosa, infatti, in questa storia non torna. La polizia ha agito in quel modo solo perché mossa da razzismo? Oppure c’è altro sotto? Guardare delle immagini, sentire il racconto di una ragazza e limitarsi a dire ACAB senza conoscere realmente la dinamica dei fatti è ingiusto e frettoloso. A dare una versione differente è un ragazzo che sostiene di lavorare in quel MCDonald’s dove è avvenuto lo scontro, che sarebbe iniziato non alle 6 del mattino mentre facevano colazione, ma alle 4.

Oggettivamente sembra che la vicenda sia stata un tantino ingigantita e che sia stata fatta per passare per odio razziale fine a se stesso da parte della polizia italiana, nota per intervenire ben poco in situazioni di sommossa. Questo al massimo è abuso di potere, che è ben diverso dal razzismo, anche perché erano presenti anche ragazzi bianchi.

Non solo, diverse testimonianze di persone presenti al momento dello scontro e prima sono state raccolte e condivise su Instagram dalla pagina Milano Bella Da Dio e oggettivamente raccontano una storia un po’ diversa da quella che Riphuda ha condiviso o ha ritenuto opportuno condividere.

Prima dell’arrivo delle volanti in quel McDonald’s era presente anche Inoki, che ha discusso con alcuni ragazzi per apprezzamenti poco carini nei confronti della sua ragazza. Da lì è partita una rissa è solo dopo sono arrivate le volanti, i carabinieri e gli agenti in tenuta antisommossa.

La rissa è stata di fatto passare per “il ragazzo nero suona il campanello del monopattino e la polizia picchia tutti”. Ergo strumentalizzare il razzismo per giustificare una rissa.

Oggettivamente, non so tu, ma io non tiro cassonetti e oggetti vari contro la polizia mentre faccio colazione.

Va detto che se la polizia ti chiede i documenti, che tu sia bianco, nero, giallo o arcobaleno, glieli dai, che non ti metti a lanciare bottiglie agli agenti sperando che stiano lì fermi. E soprattutto che giocarsi la carta del razzismo per fare pena, per ricreare situazioni che accadono oltreoceano solo perché “fa figo” è alquanto squallido.

Questa è una storia che sembrava già scritta e finita nel racconto di Riphuda, ma che si è rivelata essere tutt’altro.

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