Perché dovresti ascoltare i BROCKHAMPTON, la prima boy band rap

Perché dovresti ascoltare i BROCKHAMPTON, la prima boy band rap

Non conosci i BROKEHAMPTON? Impossibile. Comunque nel caso, dovresti rimediare subito e non tanto perché il 9 aprile hanno pubblicato il loro sesto disco, Roadrunner New Light New Machine con i featuring di artisti del calibro di A$AP Rocky, A$AP Ferg, Charlie Wilson e JPEGMAFIA, ma perché spaccano davvero.
Hai presente i Backstreet Boys o i Take That? Insomma le boy band anni ’90? O quelle più moderne del K pop? I BROCKHAMPTON sono la boy band rap. E non in senso dispregiativo, ma in senso figo. Dal 2017 ad oggi hanno pubblicato sei dischi e Roadrunner è solo il primo del 2021 e a ogni loro disco ti sorprendono sempre, perché non sai mai cosa aspettarti da loro.

In Italia non sono molto conosciuti, ma in giro per il mondo lo sono parecchio, non a caso sono uno dei gruppi preferiti di Pharrel Williams e Tyler the Creator.

Sono figli di internet nel vero senso della parola, perché si sono conosciuti su un fan blog dedicato a Kanye West nel 2010.
Il gruppo è composto da 13 elementi, di cui il rapper nero e gay Kevin Abstract è il leader, nonché la mente che sta dietro al progetto BROCKHAMPTON. È stato lui infatti a scrivere un post nel 2010 su KanyeToThe per cercare persone con cui fondare una band.

La peculiarità dei BROCKHAMPTON non sta solo nel fatto di essere un gruppo numeroso nato su internet, tanto che vederli in 13 su un palco sembra un caos, ma che hanno creato un vero e proprio collettivo con videomaker, grafici, fotografi, beatmaker, insomma non una semplice band. Tutti loro, quindi i cantanti/produttori Kevin Abstract, bearface. e Joba, i cantanti Matt Champion, Merlyn Wood e Dom McLennon, i produttori Romil Hemnani, Jabari Manwa e Kiko Merley, il direttore creativo e grafico Henock Sileshi, il fotografo Ashlan Grey, il web designer Robert Ontenient e infine il manager Jon Nunes, salgono sul palco a ogni concerto. Tutti loro sono i BROCKHAMPTON.

La cosa figa è che per produrre musica vivono tutti insieme, 24 ore su 24, e così in un anno riescono a produrre 3 dischi.

Il risultato è un casino. Ma un casino figo.
Un connubio caotico all’apparenza, ma preciso di generi diversi, che mantenendosi sul rap coinvolge R&B, soul, rock, lo-fi, bedroom pop, elettronica e persino gospel. Un caos insomma, ma con ogni elemento al posto giusto.
L’ultimo disco, per esempio, sembra una compilation, ma una compilation della Madonna, perché i BROCKHAMPTON sanno fare tutto: dalla ballata indie al pezzo hardcore, dell’elettronica all’hip hop classico.

L’altro punto di forza dei BROCKHAMPTON è sicuramente legato al loro immaginario.
Intanto i loro testi sono spontanei, parlano della loro quotidianità, che era quella di outsider all’interno di un contesto che non li rappresentava e come se non bastasse, anche esteticamente e per origini sono tutti diversi tra loro: bianchi, neri, gay, etero. Hanno influenze musicali diverse, ma parlano la lingua dei nostri giorni e portano le loro diversità nella loro musica, creando un mix inedito e fortissimo. Hanno fatto dell’essere un outsider e di esserlo in un modo aperto, inclusivo, un punto di forza. E sono sicuramente una delle realtà più innovative degli ultimi anni.

I BROCKHAMPTON si definiscono “la prima boy band di internet“, e dicono “facciamo musica pop. Cos’è la musica pop in questo momento? È Hip-Hop“.

Se parliamo di boy band e rap, non possiamo non pensare ai nostri Gemelli Diversi, che negli anni ’90 hanno contribuito a fare la storia del rap italiano.

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