Amill Leonardo: “ho dato libero sfogo al mio lato artistico senza pensare ai numeri”

Amill Leonardo: “ho dato libero sfogo al mio lato artistico senza pensare ai numeri”

Se parliamo di quartieri e di vita in quartiere, Amill Leonardo è uno di quegli artisti che ha sempre parlato della sua Cinisello Balsamo, che per lui non rappresenta solo il punto di partenza, ma anche la sua scuola di vita, il luogo che gli ha forgiato il pensiero e dove vive insieme ai suoi amici e alla sua famiglia.
Questo legame con il quartiere in cui vive ed è cresciuto accompagna da sempre le rime di Amill, ed è tangibile in tutta la sua discografia, anche in Celine, il suo ultimo disco uscito a febbraio.
Qualche anno fa sono andata a trovarlo proprio a Cinisello Balsamo, abbiamo fatto un giro nel suo quartiere, nella casa dove abitava, nella piazzetta che frequentava e
mi aveva raccontato “abito qua da quando avevo 12 anni, prima abitavamo a Baggio, poi ci siamo trasferiti qua, queste sono case del comune, ci sono camioncini bruciati, qui ci conosciamo un po’ tutti, anche se magari non ci si saluta, ma sappiamo tutti chi è l’altro e cosa fa”. Io gli avevo chiesto perché vivesse ancora lì e lui mi aveva risposto “dove dovrei andare?”

Un attaccamento al quartiere, alla sua zona, alla gente che vede da anni, le storie di quelle persone che si uniscono alla sua è un po’ quello che troviamo nella sua musica, anche se ora il racconto è fatto da un altro punto di vista, ma il punto di partenza è sempre lo stesso. Sicuramente Amill è cresciuto, le esperienze di vita sia personale che artistica l’hanno portato ad essere più maturo e disincantato, ma quello che resta è la voglia di fare musica, l’attaccamento ad essa e il bisogno di dimostrare.

È uscito il tuo nuovo disco, Celine, dedicato in parte a tua figlia, ma nel quale torni a parlare ancora di strada, perché?

Il disco è dedicato in parte a mia figlia, ma allo stesso ho voluto raccontare il mio trascorso senza esaltare quello stile di vita, ma cercando di trarne insegnamenti, lanciando messaggi ai ragazzi che mi ascoltano e ovviamente a mia figlia quando avrà la giusta età per comprendere le giuste scelte dai miei errori.

Qualche anno fa sono venuta a Cinisello Balsamo, mie hai fatto fare un giro nel tuo quartiere, mostrandomi i luoghi in cui vivevi, se parliamo di strada e quartiere non lo trovi un po’ inflazionato come argomento ora?

Penso che ognuno ha la propria realtà e la propria storia. Anche se una persona arriva dal quartiere si trova davanti a diverse situazioni. C’è chi lo racconta usando una maschera e chi come me in questo disco si trova a raccontare la propria verità senza mezzi termini.

C’è stato un momento in cui facevi grandi numeri, avevi firmato con una major, cos’è successo dopo?

Prima di tutto sono tutt’ora firmato con una major, anche se i numeri a volte non rispecchiano il valore artistico. Penso di essermi guadagnato il rispetto e dentro la scena tutti sanno chi sono, semplicemente ho dato libero sfogo al mio lato artistico senza dare peso ai numeri.

Ritieni che la discografia italiana, o comunque tutto quello che gira intorno alla musica non ti abbia supportato abbastanza?

Ritengo di aver fatto una scelta di non dover stare sotto un altro Big ma dare più spazio a me stesso che però allo stesso tempo ha portato a togliermi visibilità.

Ci sono suoni e argomenti che sei stato il primo ad affrontare, pensi che non ti sia stato dato il giusto merito?

Posso dire che è vero quello che dici, però posso anche dare il merito a coloro che dopo di me hanno saputo svilupparla al meglio. E sono certo che il disco Celine è fatto con lo stesso pensiero perché restare fermo nella mia zona di confort non mi è mai piaciuto. Magari tra qualche anno ascolteremo un disco sulla stessa linea di Celine.

In live dagli Arcade Boyz hai detto “In radio ci vai se paghi”, è la solita mafietta all’italiana?

Diciamo che i soldi aiutano a fare quello che vuoi.

Hai parlato anche di Dikele e di Esse Magazine, cosa non ti piace del mondo dell’informazione in Italia?

Non mi piace il fatto che ci si limita a dire ciò che le persone vogliono ascoltare. Mi piacerebbe vedere meno gossip e più musica. Giudicare un artista per la sua arte e non per i numeri. Soprattutto avere più coraggio nello spingere artisti emergenti ma validi. Sarebbe bello vedere una rubrica in Italia che dia spazio ad artisti validi che purtroppo non hanno  mezzi per farsi notare.

Tornando alla musica e al tuo ultimo disco, ho notato che hai usato poche basi trap e che ti sei spostato più su suoni afro, r&b e melodie, com’è nata questa scelta?

In ogni mio disco da Numero 9 a Matador ci sono sempre state tracce di questo tipo. In questo disco ho semplicemente dato più spazio a questo mio lato. Penso che il mio punto di forza è sempre stato quello di essere versatile, che secondo me è quello che caratterizza un artista mediocre da un artista affermato.

Quanto ha influito la nascita di tua figlia nel tuo percorso musicale?

Mia figlia è stata il motivo per il quale è nato tutto l’intero progetto, e mi ha ridato la voglia di rimettermi in gioco. Probabilmente mi ero adagiato, e adesso che vedo artisti che nel mercato musicale hanno preso il mio posto mi viene ancora più voglia di dimostrare.

Com’è andato Celine? Ti aspettavi di più in termini numerici?

Non mi aspettavo di più, è un regalo per mia figlia. I numeri in questo momento non sono importanti, ma è solo il biglietto da visita del mio nuovo inizio.

Oggi, secondo te, cosa serve per emergere e soprattutto rimanere ad alti livelli? E si riesce a vivere solo facendo musica?

Soldi portano soldi. E i soldi portano costanza. Si personalmente vivo solo di musica a parte altri business ma sempre nel mercato musicale.

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