Provincia di Venezia, due artisti emergenti sono stati denunciati per un videoclip

Provincia di Venezia, due artisti emergenti sono stati denunciati per un videoclip

Siamo a Mira, in provincia di Venezia, due studenti, di cui uno minorenne, condividono, come tanti ragazzi, la passione per la musica e provano a farla. Fanno parte di un collettivo emergente, NVR, e hanno girato il videoclip del loro ultimo singolo, Fratelli Veri, pubblicandolo poi su YouTube.
Nel video è presente una pistola, ovviamente finta, un oggetto di scena, che come sappiamo, è molto utilizzato sia da artisti affermati che da emergenti durante le riprese dei loro video, quindi niente di che, e soprattutto niente che non sia già stato visto.
Peccato che un giornale locale ha scritto di questi ragazzi dipingendoli come criminali e asserendo che siano membri di una baby gang. Come spesso accade, dopo il primo articolo, la notizia è stata riportata da altri giornali e da alcune pagine Instagram di rap, che, nonostante dovrebbero conoscere il genere, non hanno minimamente preso le parti di questi ragazzi, ma solo alimentato un’accusa futile.

I ragazzi in questione, Deme e Santered, sono stati denunciati per procutato allarme e istigazione a compiere reati. Una denuncia solo per un videoclip, che in quanto tale, è finzione, non realtà.

Ho parlato con Piaz, fondatore del collettivo NVR, che mi ha detto: “una persona che legge quegli articoli va a pensare che non siamo delle persone per bene e veniamo giudicati per cose che non abbiamo fatto. Noi siamo solo dei ragazzi che fanno musica. Non capisco perché, anche se molti altri fanno musica del nostro tipo e girano video come i nostri, non hanno avuto lo stesso trattamento nostro. Ovviamente la cosa ci ha fatto pubblicità, questo non si può negare. Siamo tre ragazzi della periferia di Venezia che sono cresciuti in quartiere come molti altri. Nel fare musica vogliamo solo descrivere ciò che ci circonda, cercando di dare voce agli altri giovani di periferia come noi.
Noi facciamo musica, non facciamo i personaggi come ci stanno facendo sembrare“.

Questo trattamento verso la musica rap, il suo linguaggio e l’immaginario rappresentato nei videoclip street è abbastanza comune, purtroppo. Loro, essendo emergenti, hanno avuto la sfiga di finire al centro di una delle tante e inutili polemiche e accuse che la stampa rivolge al rap ultimamente, forse complice il fatto che vivono in un paese di provincia.
Questo però non giustifica un certo tipo di giornalismo che non sa distinguere, quando si parla di musica, tra realtà e finzione. Una pistola finta in un videoclip equivale a una pistola finta sul set di un film, o di una serie tv, ma nessuno ha mai dato del criminale a Salvatore Esposito, Marco D’amore o Alessandro Borghi, perché sono attori, ma a i rapper sì. Un attore che spara è solo un attore. Un rapper con una pistola in mano in un videoclip è un criminale. Capito l’assurdità?
Ancora mi stupisco di come non si riesca a capire che la musica e i video musicali siano finzione esattamente come lo è un film, eppure credo che sia un concetto elementare.

Tornando ai ragazzi veneti, nonostante questa storia abbia portato loro visibilità, capisco lo smarrimento e la rabbia nel chiedersi perché, perché davvero non ha senso, che la loro musica, fatta per passione, voglia di evadere, debba ricevere un tale trattamento da parte di persone che danno dei criminali a dei ragazzini solo per creare la notizia shock senza riflettere.

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