10 buoni motivi per non scrivere mai un libro

10 buoni motivi per non scrivere mai un libro

Anna Savini giornalista de la Provincia e autrice ha scritto un libro, anzi ne ha scritti due, Buone ragioni per restare in vita e Sclera Ebbasta. Ha realizzato il suo sogno, ovvero quello di scrivere un libro e vederlo pubblicare. Magicamente, dopo il primo libro, scopre che sì ha realizzato il suo sogno, ma che se scrivi un libro non diventi né famosa, né ricca, se mai scrivi un libro e diventi povera. Come scrivere un libro e diventare povera avrebbe dovuto essere il titolo del suo secondo libro, che poi è stato intitolato Sclera Ebbasta. E già da quel Ebbasta potrai immaginare che Anna, oltre a raccontarci le sue peripezie di vita in modo ironico e divertente, parla di rap. O meglio, dei rapper. Ha scoperto il rap tardi, quando, qualche anno fa, era sottoposta a chemioterapia, e per lei è stato fantastico, una vera e propria scoperta. Da Marracash, a Sfera Ebbasta, passando per Emis Killa, Lazza, Highsnob, Anna in Sclera Ebbasta incontra 7 rapper in 7 giorni. È tutto figo, ma torniamo al punto di partenza: scrivi un libro, lo pubblichi e diventi povera.

Dieci buoni motivi
per non scrivere mai un libro:

1. Un libro deve vendere. vendere, vendere, come la canzone di Marracash. Se non vende, l’hai scritto per niente. Se non sei famoso come Chiara Ferragni, Fedez, i Maneskin o Orietta Berti, se non hai già un pubblico che compra qualcosa di tuo solo perchè c’è sopra il tuo nome, lascia stare. Non perdi niente lo stesso e ci guadagni in salute.

2. Non pensare mai, per nessuna ragione al mondo, che se scrivi un libro sui cuochi ti faranno festa i cuochi, se scrivi un libro sui calciatori ti faranno festa i calciatori, un libro sugli attori ti faranno festa gli attori e un libro sulle spogliarelliste ti faranno festa le spogliarelliste e via discorrendo. Tu citi loro, ma loro non citano te. Cioè, sulle spogliarelliste non sono sicura, potrebbero essere le uniche che fanno pubblicità (vedi Cardi B) ma sugli altri non lo so. Devono parlare delle loro cose, non delle tue. Quindi fai come loro, parla solo di te. O al massimo parla di Dante che quello sì, ti fa vedere tantissimo e prendi il merito tu.

3. Nel mondo parlano (quasi) tutti in inglese e pochi in italiano. Se scrivi in italiano, anche se nel tuo libro citi gli americani, perdi l’80 per cento di lettori e il 90% del guadagno. Quindi studia inglese o rinuncia. Se anche dovessi vendere tanto in italiano, non ti manterresti lo stesso.
Però se scrivi un libro sui poveri, sui drogati, sui malati di mente, sui disadattati sociali, stai tranquillo che verranno tutti a cercarti. E non sono così sicura che sia quello che ti aspettavi quando hai deciso di scriverlo.

4. Pubblicare un libro, di solito, è gratis ma regalarlo costa. Se non hai il famoso pubblico di partenza, non esisti sulla mappa dei vip, delle tv e delle radio. Se non esisti sulla loro mappa, glielo devi mandare. Per mandarglielo devi comprarlo come se al posto tuo l’avesse scritto qualcun alto. E dopo che l’hai pagato, e l’hai spedito, di solito lo ignorano, lo perdono, lo scartano, comunque non ne parlano. E tu sei a punto a capo con la promo, e più povero di prima.
Una copia mandata per la pubblicità è una copia buttata a mare. E anche  quando qualcuno ne parla, gli altri non lo comprano e aspettano che glielo regali tu.
Non scrivere il libro, è la promozione migliore.
Usa i soldi per viaggiare, che è meglio.

5. Hai presente la storia dei rapper, che sono poveri, fanno una canzone, poi un disco, poi fuori dai guai, la metà di quelli che hai visto, la metà di quelli che sai, come la canzone di Sfera? Ecco. Scordati che con il libro, anche il più bello del mondo, vada cosi, che arriva Gucci a vestirti come Achille Lauro e ti fai il parco auto/moto come Emis Killa. Se non hai la bacchetta magica di Harry Potter lascia stare. Al massimo fai una canzone, che farla girare su Spotify è gratis, e anche se non ti calcolano non hai perso niente.

6. Ogni vita vale una biografia, è vero, ma a volte neanche quelle dei famosi vendono, figurati la tua. Perciò ricordati, le autobiografie sono rischiose perché confessi, e quando confessi trovi l’amore di chi vuol bene, ok, ma si forma anche la coda di chi vuole confidarti di avere il tuo stesso male o il tuo identico problema.
Di solito queste persone non comprano i tuoi libri. Ti usano come psicologo. Gratis.

7. Quando scrivi un libro scopri magicamente che tutti hanno pubblicato un libro e vogliono venderti il loro. Rischi di ritrovarti con la libreria piena e il conto in banca vuoto. In ogni caso, se proprio dovessi diventare davvero famoso, magari venderesti davvero. Ma poi arriverebbero gli haters che ti augurerebbero di morire o cose simili. Di solito sono loro la cartina tornasole che stai per sfondare, ma sei davvero sicuro di voler passare la vita con qualcuno che ti scrive su instagram che vuol spaccarti la faccia o la mamma? Comunque tranquillo, gli haters odiano leggere. Quindi nessun rischio, resterai povero come prima, ma almeno non ti insulterà nessuno.

8. Le presentazioni sono uno strazio. Adesso, con la pandemia, non si possono fare. La gente ne approfitta per non comprare il libro, tanto pensa che tu non ci farai  caso. Ma non credere che con le presentazioni andava (e andrà) meglio. Altro che Massimo Pericolo. Quelle con centinaia di persone finiscono subito e di solito comincia la serie di quelle con due relatori, zero pubblico, zero copie vendute e un mazzo di fiori omaggio. A meno che tu non voglia aprire una negozio di fiori riciclati, non fare come me e Marracash, Didino, Dididino. Ma dillo davvero però, non cantare e basta.

9. La letteratura nasce dal dolore (l’ha detto una scrittrice famosa, io). Se scrivi un libro e non lo vendi, e scrivi il secondo e lo vendi ancora meno, magicamente ti verranno da scrivere anche il terzo e quarto libro, ma comunque tremerai all’idea di doverli pubblicare, a meno che non ti chiami Giulia de Lellis, che ha venduto tipo 150mila copie ancora prima che il suo libro fosse stampato. Però poi dopo si è fidanzata con un ragazzo bellissimo che non la tradisce, così ha trovato (beata lei) qualcosa di meglio da fare.

10. Se ti sono stata utile e ti ho salvato la vita, puoi trovare i miei libri su Amazon o da qualche altra parte (Feltrinelli, Mondadori, Ibs). Si intitolano “Buone ragioni per restare in vita” (Mondadori) e “Sclera Ebbasta” – Le disavventure di una scrittrice travolta dalla fama e salvata dal rap. Il primo volevo intitolarlo “Ho un tumore e non è neanche di Chanel”. Il secondo “Come scrivere un libro e diventare povera”, ma un altro motivo per cui ti conviene non pubblicare MAI un libro è che ti cambiano SEMPRE il titolo, sempre. Così sei sicuro che non vendi più niente del tutto.
Se li compri, mi raccomando, taggami nelle stories che IO ringrazio e riposto sempre tutti.
Rendimi felice, mandami in classifica cosi magari la prossima volta ti spiego come scrivere un libro e diventare ricco e divento la Ragazza d’oro come Guè.

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