La pagella di Rebel della finale del Festival di Sanremo

La pagella di Rebel della finale del Festival di Sanremo

VOTO 10 AD AMADEUS E FIORELLO. Oltre ad aver affrontato le evidenti difficoltà di organizzare un Festival in un momento storico come questo, ci hanno regalato gioie, bestemmie, meme, sorrisi e l’unica kermesse musicale del 2021.

Non ci sarà un Ama-Ter e un po’ dispiace a tutti, ci mancherà Amadeus che all’una passata manda la pubblicità, fa ricantare Renga, o annuncia l’ennesimo ospite, per poi liquidarlo in fretta e furia perché si fa tardi. Ci mancherà lo show di Fiorello interrotto puntualmente da questi cantanti in gara che devono cantare. E alla fine ci mancheranno le loro gag ed esibizioni. Sembra assurdo dirlo, ma quest’anno il Festival di Sanremo ha, per una settimana, messo in pausa la nostra routine e in qualche modo anche il Covid, il numero dei contagi, i colori delle regioni e tutto quello che purtroppo è diventata la nostra quotidianità. “Vi auguro una platea piena di gente ovunque, là sopra, in mezzo all’orchestra. Fuori dall’Ariston ci devono essere milioni di persone, ospiti internazionali. Dovrà essere un festival pieno di gente, ma deve andare malissimo. Ma male, male, male. Ve lo auguro con tutto il cuore”. Con queste parole Fiorello mette a tacere le polemiche legate al calo degli ascolti rispetto all’edizione passata.

VOTO 1 ALLE POLEMICHE. Silenziose, ma ci sono state. “Orietta Berti è troppo vecchia per andare al Festival di Sanremo, dovrebbe stare a casa a fare la maglia” diceva il popolo di Twitter. E invece sticazzi Orietta è stata la regina del Festival, più rock e trasgressiva di tanti finti rock e trasgressivi.

Troppa blasfemia al Festival di Sanremo, “troppe offese rivolte a Nostro Signore e alla Beata Vergine Maria”.

Lo sostiene monsignor Antonio Suetta, vescovo della diocesi Ventimiglia Sanremo, che mette nel mirino soprattutto Fiorello.

Troppa ossessione da gay pride. A dirlo è Simone Pillon, senatore della Lega, che commenta: “Anche quest’anno il festival viene invaso da baci omosex, sermoni sulla bellezza della transizione sessuale, continuo ammiccamento LGBT, divetti trash che si impiumano e bestemmiano la religione cristiana. Capirai che novità…Tutto già visto. Sono stanco di vedere il palco dell’Ariston trasformato in megafono per le follie Gender. Perché il massimo evento musicale italiano deve diventare anno dopo anno una sorta di ossessivo gay pride?”

Chiara Ferragni ha aiutato Fedez ad arrivare sul podio. Questa è la polemica di oggi. Come avrebbe fatto? Chiedendo ai suoi 23 milioni di followers di votare per Fedez e Francesca Michielin. Ah, se te lo stai chiedendo, il Codacons ha già chiesto spiegazioni in merito. Praticamente puoi chiedere di votare tuo marito solo se hai meno di 100 mila followers su Instagram, se no non vale.

VOTO 9 A ZLATAN IBRAHIMOVIC. Lui che parla sempre in terza persona e che inizialmente sembrava Lurch, il maggiordomo della Famiglia Addams, serata dopo serata, ha dimostrato cuore, ironia e competenza anche fuori dal campo. Il monologo di Slatan di ieri sera è stato uno dei migliori di questa edizione di Sanremo, semplice, diretto e d’impatto. Goal.

VOTO 2 ALLE VARIE GIURIE. Finalmente abbiamo la prova che le tre giurie non valgono un cazzo. Dall’anno prossimo fate votare il televoto e stop, così evitiamo di dare ai cantanti l’illusione di poter arrivare sul podio. Su una cosa però siamo tutti d’accordo: le ultime tre posizioni. Random, Aiello e Bugo.

VOTO 10 AD AIELLO. No, non sono impazzita, la sua canzone fa sempre cagare, così come le sue urla a casaccio, ma è stato il primo meme del Festival, SESSO E IBUPROFENEEEE resterà nella storia. Quindi, grazie.

VOTO 8 AD ACHILLE LAURO. L’anno scorso non si era parlato altro che dei vestiti, dei quadri e della trasgressione di Lauro e così Amadeus l’ha voluto come ospite fisso. E ha fatto bene. Solo che, oltre i discorsi motivazionali e ai racconti prima di ogni esibizione, non ha portato niente di così trasgressivo. Se parliamo di scandalo, protagonista di uno dei tanti scandali sanremesi è stata Loredana Bertè, che nel 1986 si è presentata sul palco con un finto pancione sulle note della sua Re. E anche quest’anno è stata una vera e propria regina.

Tornando a Lauro, invece, quest’anno non ha opetato per la trasgressione, ma per il racconto e il messaggio che ha voluto mandare e che è stato lì davanti ai nostri occhi, a volte un po’ assonnati, a esprimere in grande quello di cui si è sempre fatto portavoce: la libertà. Di essere, di esistere, di godere. Dio benica chi gode. Non c’è niente di più vero. E quindi i suoi quadri non sono stati solo pailettes, eccentricità e piume, sono stati più che altro la rappresentazione estetica della sua musica, che lo ha da sempre accompagnato, da quando, al grande pubblico ancora sconosciuto, indossava quella parrucca rosa, e che oggi è firmata Gucci. Pensiero, racconto, messaggio, immagini, musica sono stati messi in scena nelle sue 5 esibizioni, che proprio ieri sera hanno toccato il culmine. Le parole feriscono. I commenti cattivi feriscono. Pensiamoci prima di dire quelle parole che sappiamo possono ferire. “Gay, grasso, brutta, pagliaccio” e via dicendo sono tutte parole che possono ferire.

E quindi, dietro a quel ragazzo vestito strano che canta sul palco, c’è un messa, un racconto, una storia, c’è lavoro e non solo un pagliaccio con due pailettes e qualche piuma.

VOTO 7 A TUTTI I CANTANTI IN GARA. Do un 7 politico a tutti e politically correct, un po’ perché alcuni hanno avuto un culo enorme ad essere presi al Festival di Sanremo senza alcun minimo talento e questo ci dà la speranza che anche noi, nel nostro piccolo, potremo un giorno avere una botta di culo. Un po’ perché, ci vuole coraggio ad essere Aiello, Random, Gaia, o Gio Evan.

Aspetta. VOTO 10 ai pantaloni di Gio Evan. Grazie che hai ascoltato le mie preghiere e che almeno per l’ultima serata hai messo un paio di pantaloni lunghi. Deduco che dopo 4 sere l’arnica si sia finalmente asciugata.

Ok, continuo. Abbiamo visto e sentito cose mediocri, cose belle (poche) e scempi, ma a tutti i 26 cantanti in gara va un applauso sincero per la difficoltà di partecipare a un Festival con tantissime restrizioni, un Festival anomalo causa pandemia, un Festival senza festa, pubblico, gente, interviste e dopo Festival. Un Festival a cui in pochi avrebbero voluto partecipare, a maggior ragione per la prima volta. E qui mi spiego la presenza tra gli altri di Random.

Passiamo al podio.

Vincono i Maneskin. Sorpresa!! Un rock un po’ scolastico, un brano così così e le tutine di Achille Lauro. Almeno però ha vinto qualcosa di giovane. Sinceramente temevo che Ermal Meta si portasse a casa la vittoria e quindi va benissimo per i Maneskin, che intanto si sono portati a casa pure i complimenti di Vasco Rossi, a cui, tra gli altri, piace anche Sfera Ebbasta, quindi non so se al loro posto sarei così contenta dei complimenti di Vasco…

Fedez, Francesca Michielin e il potere della condivisione. Scherzo ovviamente. Se non fossero arrivati sul podio con una canzone che ha registrato il record di streaming ed è già al secondo posto della classifica FIMI dei singoli più venduti della settimana, avrei pensato che il Festival fosse truccato o che la giuria non capisce un cazzo di musica. Avevano già vinto, visto i risultati raggiunti da Chiamami per nome fuori da Sanremo, ma si sono meritati di salire sul podio.

VOTO 8 A COLAPESCE DIMARTINO. All’inizio li ho un po’ schifati, ma alla fine tutti abbiamo bisogno di un po’ di musica leggera anzi leggerissima. È uno dei brani più passati in radio e una sorta di caccia al tesoro, perché ascoltandola cerchi di capire che genere sia e dove hai già sentito cosa, e non so se è una buona cosa.

VOTO 8 A WILLIE PEYOTE. Mi chiedo dove ho sbagliato, quelli che volevo far incazzare l’hanno presa sul ridere” ha detto Willie, vincitore morale e premio della stampa. Il coraggio di portare una canzone ironica e piena di critica sociale in un mare d’amore. Avrebbe dovuto vincere lui? Sì. E allora a Willie Peyote dò 10, perché è lui la vera rockstar e la vera anima ribelle. In un mare di “votatemi” non ha fatto neanche mezza storia con il numero del televoto.

VOTO 7 A MADAME. Per molti avrebbe dovuto vincere lei, per me no. Giustissimo il premio per il miglior testo, forse perché quello di Fulminacci non è stato capito. Madame è brava, ma nonostante se la sia cavata bene su quel palco, è acerba e si vede. Sguardo fisso per terra, parole che non si capiscono, ha provato a stupirci ieri sera con il solito look maschile accompagnato da un velo da sposa e da un’introduzione alla Achille Lauro. Brava, e chi la segue da Anna lo sa, ma ha ancora tanta strada da fare.

Ho dimenticato qualcuno? Ah, sì, Lo Stato Sociale mi ha fatto rimpiangere la vecchia che balla e la scimmia di Francesco Gabbani.

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