3 anni di Rebel Mag in 3 articoli

3 anni di Rebel Mag in 3 articoli

Il 22 gennaio 2018 ho avuto la folle idea di aprire Rebel Mag. Ricordo che molti amici, che lavorano nel settore da anni, mi dicevano sei folle, i magazine non vanno più, eppure a me piaceva scrivere, sentivo il bisogno di dire la mia e di buttare qualche cazzata in rete. Non volevo più scrivere per altri, non mi piacevano le altre realtà. Era da folli pensare di farlo da sola, senza aiuti, senza spinte, senza nessuno che mi dicesse come si fa un sito internet, come si fanno le grafiche per i social (nelle quali ancora oggi sono carente), senza nessuno con cui dividere gli articoli da scrivere e senza avere la minima idea di cosa fosse l’indicizzazione sui motori di ricerca.
Non ho dormito per 20 giorni, prima di pubblicare il mio sito, avevo una pagina wordpress con neanche il www, era solo http rebelmag.net. 0 followers su Instagram e tanto da dire. All’inizio, gli uffici stampa e i management, che prima chiedevano che fossi io a intervistare i loro artisti, erano diffidenti, perché Rebel Mag era uno sito nuovo e sconosciuto. Dopo i primi articoli molti mi dicevano stai attenta perché se scrivi così, ti tagliano fuori. Io sapevo a cosa andavo incontro, con articoli come “come funzionano i magazine online” o “come funzionano le interviste, o le conferenze stampa”, sapevo che se scrivevo che Sfera Ebbasta aveva pagato il featuring di Quavo, avrei dato fastidio. Io volevo dare fastidio.
E credo di averlo fatto. A modo mio. E di aver creato il mio spazio libero.
Quando ho iniziato a ricevere messaggi di complimenti da parte di chi mi legge e moniti dai vari uffici stampa, ho capito che stavo facendo bene, che ero sulla strada giusta.
Ho fatto tanti errori in questi tre anni, ho scritto tante cazzate, ma ho avuto la fortuna di avere vicine persone che neanche conosco, che mi hanno supportata e consigliata e alcuni artisti che hanno sempre creduto in me, aiutandomi con i loro consigli da lontano rivelandosi amici sinceri. E persone, che lavorano nel settore da anni, e che credevo amici, che non mi hanno mai supportata nè spinta sui loro canali. Ma come ho scritto in uno dei miei primi articoli, a me non è mai interessata la condivisione di nessuno, né le loro spinte. Se fai una cosa e decidi di farla da sola, devi farla da sola.

Anche se non sempre è facile, non potersi confrontare con nessuno, chiedere se stai facendo bene o male, e gestire tutto da sola a volte è pesante. Ho pensato qualche volta di chiudere Rebel Mag, quando ho ricevuto porte in faccia per i miei articoli, non sempre è stato facile, ma pensavo a una frase di J-Ax se ti dicono di alzarti tu siedi, e quando siedono tu alzati in piedi. Non aver fede solo in quello che vedi, insegui i sogni fino a quando ci credi. T’insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi.
Se ti picchieranno e ti imporranno divieti, tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti. E quando mi demoralizzavo vedendo gli altri crescere o fare cose più fighe e sentivo di restare lì ferma, pensavo a questa frase di Fedez e se non ti sta bene, cambia le regole al gioco e poi c’era sempre l’evergreen, Tieni Duro di Mondo Marcio e boh alla fine sono sempre andata avanti e ho imparato una cosa che mi diceva un mio vecchio capo parla degli artisti, non con gli artisti. Quando me la diceva pensavo che cazzata, se non faccio interviste, cazzo scrivo? Poi ho capito che così sarei stata più libera.

A un certo punto, circa due anni fa, ho visto che quel rebelmag.net senza il www andava bene e allora ho fatto il sito, ho comprato il dominio e finalmente anch’io avevo il www.

Rileggendo i primi articoli ero decisamente incosciente e molto sfrontata, ho deciso di smussare certi angoli, di non andare così dritta come un katerpillar, di mettere un filtro leggero tra la testa e le dita che scrivono. A volte ci sono riuscita. Sicuramente, nonostante decine di minacce, non ho mai ricevuto una querela e sono soddisfazioni!

Se ti dovessi i tre articoli di cui vado più fiera, ti direi:

1. Sfera Ebbasta e Quavo: non è tutto oro quello che luccica perché è stato uno dei primi che ho pubblicato su Rebel Mag e forse il primo in cui mi sono sentita libera.

2. I segreti del rap game dalla live con gli Arcade Boyz perché quella live mi ha dato l’opportunità di farmi conoscere e perché Fada e Barlow sono stati tra i primi a supportarmi, dimostrandosi amici veri, e non hanno mai smesso di farlo.

3. Non chiamarlo Spotify Italia, chiamalo le playlist di Andrea Favale. La mia prima inchiesta, quella per la quale ho lavorato maggiormente e rischiato di più e che dietro le quinte mi ha permesso di trovare un nuovo amico.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: