Il fenomeno della tuta nel rap

Il fenomeno della tuta nel rap

Ora siamo abituati a vedere rapper sfilare in passerella, essere testimonial di un brand piuttosto che di un altro e sappiamo come lo streetwear sia stato fortemente influenzato dalla cultura hip hop e dai suoi esponenti. C’è un capo, però, che ha segnato la moda hip hop: la tuta.

Inizialmente la tuta era indossata dai B-Boy, ovvero dai ballerini di break dance, che per ovvi motivi avevano bisogno di indossare indumenti comodi durante i block party che favorissero loro i momenti.



Sono stati poi i RUN DMC a fare della tuta il primo vero simbolo a livello di abbigliamento nel rap. Non solo, i gruppo newyorkese ha contribuito alla fortuna di uno dei brand che tutt’ora domina lo streetwear internazionale: adidas.
I RUN DMC portavano tute da ginnastica firmate dal ”brand with the three stripes” e, soprattutto indossavano le ormai iconiche Adidas Superstar 
rigorosamente bianche alle quali dedicarono anche la canzone ”My Adidas”. 


Il loro impatto sul pubblico e sulla moda hip hop fu devastante, tanto che resta iconico il loro concerto al Madison Square Garden, quando alzarono al cielo le loro adodas e il pubblico fece lo stesso. Non solo, ai RUN DMC va anche il merito di aver firmato la prima collaborazione della storia tra un gruppo rap e un brand di abbigliamento: adidas li ingaggiò come testimonial nel 1986 con un contratto da 1,6 milioni di dollari. Una cosa normale oggi, ma assolutamente folle all’epoca.
In seguito molti brand hanno iniziato a trarre ispirazione dalla strada e dal mondo del rap per creare le loro collezioni.



Negli anni ’90, grazie a Biggie e Tupac abbiamo assistito a un’altra importante evoluzione: siamo passati dalla moda street a quella sartoriale. Non era raro infatti vedere Tupac con abiti e camicie di seta firmate dai brand di lusso del momento, primo fra tutti Gianni Versace. Questo switch è stato dovuto più dall’influenza di film come Scarface, Carlito’s Way, The Goofellas e Casino, che con le loro storie di criminali provenienti dalle classi sociali più basse
avevano molte attinenze con la vita di molti rapper, tra cui appunto Tupac e Biggie.
Gioielli, macchine, donne e vestiti costosi rappresentavano gli status symbol di chi, partito dal ghetto, aveva finalmente raggiunto la fama e la ricchezza.

Abiti sartoriali, pellicce, scarpe in pelle e gioielli vistosi erano diventati i must have dell’armadio di ogni rapper di successo e i grandi marchi del lusso come Prada, Gucci, Fendi, Louis Vuitton e Versace erano diventati i brand più ambiti da ogni appassionato di musica rap, tanto che venivano spesso omaggiati dai rapper all’interno dei loro testi.



Donatella Versace, in un’intervista del 2011, ha voluto ricordare The Notorious B.I.G. e la sua influenza sulla moda con queste parole: “Penso che Biggie sia stato fantastico, è venuto ai miei show a Parigi diverse volte e ci vedevamo spesso, amavo quello che stava facendo e come stava dando alla gente un modo per conoscere Versace. Penso che molte persone abbiano iniziato a conoscere Versace per merito suo”.

Questa ovviamente è una parte della storia, ma esattamente la stessa storia che vediamo ogni giorno con rapper italiani e ovviamente statunitensi. C’è però un capo che non ha mai abbandonato la cultura hip hop, dai RUN DMC ad oggi ed è la tuta.

Sono molti i rapper italiani che in questi anni hanno dedicato una canzone alla tuta, come Tuta Black di Paky e Shiva, Tuta di Felpa di Guè Pequeno, Tuta nera di Philipp, Sempre in tuta di Gianni Bismark e Dani Faiv.



E poi c’è Givova di Speranza, dove la tuta assume un vero e proprio significato di appartenenza. Speranza nel testo dice:
Ra Zeus o ra Givova
Scarpe slacciate o’ per
New Balance o Diadora
Fors sbagliamm e mod
Ma nu sbagliamm mod

Nel brano Speranza racconta di entrare in carcere indossando una tuta e le scarpe slacciate e specifica nel dettaglio le marche indossate sia dal protagonista che dai suoi compagni. Sembra una cazzata, ma è un dettaglio fondamentale, perché definisce l’identità di Givova che non può permettersi di indossare brand di moda.

Il senso della tuta e delle marche elencate nella canzone, Speranza lo aveva spiegato in un’intervista rilasciata a Noisey: “Zeus, Givova e Legea sono realtà che viviamo tutti qua [a Caserta], nel senso che siamo tutti vestiti così. La gente in queste tute ci vive e a volte ci vive cose anche tragiche“.



La tuta è il simbolo di appartenenza a una realtà, a un quartiere, a una zona umile, povera e concreta.

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