Back in the days: Che bello essere noi, Club Dogo

Back in the days: Che bello essere noi, Club Dogo

Il 5 ottobre 2010 usciva Che bello essere noi dei Club Dogo, il loro quinto album, in un periodo in cui pubblicavano un disco all’anno.
Il disco, come spesso capitava in quel periodo quando si parlava di Club Dogo, è stato accolto bene, ma ha avuto diverse critiche. Intanto c’era chi continuava a dire “eh ma non sono più quelli di Mi Fist“, chi li chiamava tamarri in senso dispregiativo, chi commerciali (sempre in senso dispregiativo) e chi sosteneva che trattavano sempre gli stessi argomenti.
Di fatto il disco, fin dal titolo, parte in modo assolutamente autocelebrativo in vero stile Dogo, che hanno messo subito le cose in chiaro: “Voi Non Siete Come Noi e non lo sarete mai. Parlano persone piccole, sembra che aprono la bocca e hanno fame perché mangiano le briciole“. E se ne sbattono delle critiche, perché ammettiamolo, ora siamo tutti qui a rimpiangerli, ma di merda addosso ne hanno avuta parecchia. Che bello essere noi sembra quasi essere stato fatto un po’ così, per inerzia, quasi per accontentare un po’ tutti, “per la gente” insomma. E infatti dentro ci trovi tanta autocelebrazione, da Voi non siete come noi, a Ciao Proprio, Spacco tutto e JCVD.

Ma ce n’è anche per chi diceva che i Dogo non hanno contenuti, e loro gli sbattono in faccia Anni Zero, Notte prima degli esami, All’ultimo respiro e Fino alla fine. Ce n’è per i Dogo fieri, che in Per la gente trovano una sorta di nuovo inno e ce n’è per la dance, che oggi vede un ritorno in grande stile sulle rime rap, ma dieci anni fa stava risucchiando tutto e allora i Dogo mettono ancora una volta le cose in chiaro: “Il dj pompa e non c’è niente da capire, sai che sbatti per me scrivere ‘ste rime?!?


Ci sono anche tracce inutili, se vogliamo, che ti fanno quasi pensare che siano state messe lì a caso, ma anche in quelle tracce, come Nuove Nike, trovi un altro tassello del mondo dei Dogo, che anche in questo disco hanno dimostrato di essere fottutamente bravi. Hanno mantenuto il loro stile tamarro, nudo e crudo, hanno giocato sulle produzioni sempre al top di Don Joe e, nonostante qualche ritornello non sia venuto particolarmente bene, Che bello essere noi è un disco che anche ascoltato oggi, spacca tutto.

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