17 di Emis Killa e Jake La Furia è un disco che divide

17 di Emis Killa e Jake La Furia è un disco che divide

È uscito solo da due giorni, 17, il nuovo disco di Emis Killa e Jake La Furia e già il pubblico è diviso tra chi si aspettava di più e chi lo dà come disco dell’anno. Io personalmente propendo verso i primi. Si fa presto a dire disco dell’anno, ogni disco che esce ormai è il disco dell’anno. Spesso basta sapere che l’artista X pubblicherà un nuovo disco e ancora prima che esca è il disco dell’anno. Non sto dicendo che 17 sia un brutto disco, tutt’altro, ma non è il disco dell’anno e da due come loro mi aspettavo di più. Solo che penso a due come loro di anni fa, a Jake e alle sue rime con i Dogo, dimenticandomi che i suoi dischi solisti sono stati pessimi e che poi è passato al reggaeton. O all’Emis Killa dei primi anni o di Terza Stagione, senza andare troppo in là nel tempo, ma non penso che ultimamente ha collaborato con cani e porci pur di restare a galla.
Ecco, se ti aspetti quel Jake e quell’Emis resti deluso. Ma è anche un po’ da stupidi aspettarsi che uno sia com’era 5 anni fa, sarebbe un’utopia. Prova tu ad essere il te stesso di 5 anni fa. È impossibile. Resta il fatto che, dal punto di vista della tecnica niente da dire, ma 17 non mi prende. Ho sorriso per qualche rima di Jake, quelle rime alla Jake La Furia, ma manca quella traccia che già dopo il primo ascolto ti resta in testa. Tutte buone tracce, nessuna dirompente.


Mi trovo d’accordo, in parte, con un commento che ho letto su Instagram:
Flow scopiazzati a destra e manca, continui richiami allo stesso immaginario di tutti gli altri, professandosene però distanti. Non so, a me non è piaciuto molto, mi sembra abbiano meno facilità di Gué Pequeno e Marracash a stare al passo coi tempi, li vedo un po’ forzati in questo contesto. Poi la qualità di alcune rime non si discute, perché sono pur sempre dei mostri sacri del rap italiano, ma nel complesso il disco non mi ha convinto“.

Tu sappi che qua non si trappa” è la premessa di Jake La Furia in 17 e quando due veterani del rap made in Italy si uniscono ti aspetti un disco rap con i controcazzi. 17 lo è in parte. Le produzioni sono ottime e decisamente varie, le collaborazioni scarne ma ben scelte, peccato per la presenza di Lazza in ben due tracce e per aver lasciato a Fabri Fibra solo il ritornello in un brano nel quale Salmo ha decisamente spaccato. “Qua non si trappa”, ma almeno un paio di cadenze trap ci sono nel disco, solo che a differenza dei trapper che parlano di strada senza, nella maggior parte dei casi, averla mai vista, Jake La Furia ed Emis Killa raccontano la storia di persone che la malavita l’hanno vissuta, come possiamo sentire nel brano René e Francis, brano ispirato alla storia di Renato Vallanzasca e Francis Turatello, storici criminali della Milano degli anni ‘70. 17 è un disco tendenzialmente aggressivo, ma non troppo, c’è spazio anche per riflessioni personali e brani più intimi. Le tematiche a un certo punto diventano ripetive “tu fai questo, ma sei fake, io l’ho fatto prima di te” e via dicendo, manca la sintonia che avevano Marracash e Guè Pequeno, l’essere sulla stessa lunghezza d’onda, ma al tempo stesso diversi e riuscire a compensarsi. In 17 non ho percepito questo. Per questo motivo sono rimasta un po’ a bocca asciutta, forse perché mi aspettavo di più dai suoi autori, ma quando si tratta di artisti di un certo spessore ci si aspetta sempre di più. 17 è un disco da 7, non da 10. E il fatto che  sia nel mezzo trova conferma nei vari commenti che si dividono tra chi non lo ha apprezzato appieno e chi lo dà come il disco dell’anno.

È normale che da due artisti come loro, sai già che ci saranno rime, contenuti, messaggi, tecnica, cazzi e mazzi e puoi anche permetterti di cercare il cosiddetto pelo nell’uovo, quei piccoli difetti o mancanze che in altri dischi sono l’ultimo aspetto che vai a vedere. Qui invece sappiamo tutti che le basi sono completamente fuori discussione e che cerchi quel qualcosa in più.

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