Perché la scena rap non si esprime sulla morte di Willy? Se lo chiede anche Ghali…

Perché la scena rap non si esprime sulla morte di Willy? Se lo chiede anche Ghali…

Cosa hanno fatto? Non hanno fatto niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario“. Era domenica ed erano appena iniziati gli interrogatori dei quattro giovani di Artena accusati di aver ucciso a calci e pugni il 21enne Willy Monteiro Duarte, quando uno dei loro genitori avrebbe risposto così al padre di uno degli amici della vittima che davanti alla caserma dell’Arma di Colleferro chiedeva fosse fatta giustizia.



Avete tolto di mezzo uno scimpanzè“; “Siete degli eroi” sono solo alcuni dei commenti che abbiamo letto sui social in questi giorni. Persone che insultano Willy per il colore della sua pelle e che inneggiano a quanto i suoi assassini hanno fatto.

Come se non bastasse, ha creato non poca indignazione il pensiero di un videomaker, Giorgio Pistoia, che sul suo profilo Instagram, in un’agghiacciante diretta ha detto: “Tanti italiani vengono massacrati ogni giorno da Mao Mao. Piccolo Willy, ma che cazzo stavi a fare alle due di notte in giro? Se fate questa fine è normale. Per me sempre immigrato sei perché se sei nero in Italia non esistono persone nere, sei italiano se sei bianco“.



È solo la follia di un fanatico razzista? Oppure tutta la vicenda è un atto razzista? Willy è morto per il colore della sua pelle e ancora una volta l’essere umano ha rivelato la sua natura e poco ci consola sapere che i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia sono accusati di omicidio preterintenzionale.

Resta solo l’amarezza di leggere e ascoltare certe parole.
Sulla vicenda è intervenuto Ghali con un post pubblicato sul suo profilo Instagram:Willy è stato ucciso dall’ignoranza, dall’odio, dal razzismo e dagli ideali di 4 ragazzi i cui familiari hanno risposto dicendo: era solo un immigrato. E’ un problema ricorrente nel nostro Paese e mi ha fatto tornare in mente alcuni episodi della mia vita in cui l’ho scampata per un pelo, in cui aspetti che si stanchino di tirare calci e pugni, in cui chiedi pietà e il perché sperando di riuscire a rialzarti da terra. Gli occhi di Willy sono gli occhi della nuova generazione, di chi è stanco di fare a pugni, di chi cerca altro, di chi a differenza mia e dei miei coetanei non ha bisogno di ribadire dei concetti basilari come quelli sulla violenza. Che questo sia l’ennesima sveglia per quanto sia inimmaginabile il dolore dei suoi cari. E’ così egoista fare di una tragedia una lezione ma in fondo spero che lo sia per tutti. Siamo stanchi, il pentimento tardivo non serve a nulla in casi come questo. Giustizia per Willy“.

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Giustizia per Willy Monteiro Duarte. 21 anni, era intervenuto per calmare una rissa ed è stato pestato a sangue fino a non respirare più. Willy è stato ucciso dall’ignoranza, dall’odio, dal razzismo e dagli ideali di 4 ragazzi del quale i familiari hanno risposto dicendo: “era solo un immigrato”. È un problema ricorrente nel nostro paese e mi ha fatto tornare in mente alcuni episodi della mia vita in cui l’ho scampata per un pelo, in cui aspetti che si stanchino di tirare calci e pugni, in cui chiedi pietà e il perché sperando di riuscire a rialzarti da terra. I veri criminali sono altri, i veri atleti sono altri. Gli occhi di Willy sono altri. Gli occhi della nuova generazione, di chi è stanco di fare a pugni, di chi cerca altro, di chi a differenza mia e dei miei coetanei non ha bisogno di ribadire dei concetti basilari come quelli sulla violenza. Che questo sia l’ennesima sveglia per quanto sia inimmaginabile il dolore dei suoi cari. È così egoista fare di una tragedia una lezione ma infondo spero che lo sia per tutti. Siamo stanchi, il pentimento tardivo non serve a nulla in casi come questo. Giustizia per Willy 🤞🏽 #giustiziaperwilly

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Ora però mi chiedo: dove sono tutti gli altri esponenti della scena rap che nei mesi scorsi hanno abbracciato attivamente il movimento del Black Lives Matter dopo l’uccisione di George Floyd? Ti ricordi cosa aveva detto Fedez? “Fate bene a fare quello che fate oggi, ma ricordatevelo anche domani perché altrimenti quello che state facendo oggi potrebbe sembrare troppo facile. Perché farlo rispetto ad un altro Paese è giusto, ma farlo nel tuo Paese quando rischi di perdere persone che potrebbero comprare i tuoi dischi perché fanno parte di quell’elettorato razzista, è una scelta un po’ più difficile. Quindi predichiamo oggi, e domani razzoliamo insieme, prendiamoci le denunce insieme. Vi aspetto tutti”.



E infatti, dove sono ora tutti? Perché esporsi e abbracciare un movimento statunitense e non esprimere indignazione per Willy? C’è forse differenza tra Willy e George Floyd? Non sono forse stati entrambi uccisi per il colore della pelle? La differenza è forse che fa figo abbracciare un movimento nato negli Stati Uniti, mentre prendere posizione per un ragazzo ucciso in Italia, no.



A parte Ghali ed Amill Leonardo, nessuno si è espresso sulla vicenda, o ha preso posizione nei confronti dei tanti commenti razzisti contro Willy. Certo, nessuno è tenuto a fare niente, sono artisti, non sono tenuti a esprimersi su vicende di questo tipo, ma allora lascia stare anche Matteo Salvini, il Black Lives Matter e il post di Di Maio con la faccia abbronzata, perché se no viene da pensare che vengano cavalcate solo le onde che fanno comodo.

E a chiedersi dove siano i suoi colleghi è stato anche Ghali, che sempre su Instagram ha detto: “A tutti i colleghi che non stanno dicendo niente su quello che è successo a Willy: tutto a posto? Avete delle cose più importanti da comunicare? Avete dei messaggi più importanti in questo momento di Covid, dove tutto è praticamente fermo? È tutto normale per voi? Dagli addetti ai lavori alle security degli artisti con tatto fascisti o cose simili, fa sempre comodo restare ambigui sulla violenza. Quando si viene interpellati diventa: eh ma è un mood, un viaggio, è arte, io in realtà intendo il contrario, racconto quello che vedo e voglio fare capire alla gente che è una strada sbagliata. Sempre ambigui perché fa comodo.
Con Black Lives Matter si sono tutti fiondati a pubblicare quadrati neri. Perché fa moda, perché tutto il mondo lo pubblica e quindi dobbiamo farlo anche noi. Senza poi dargli significato, senza muoversi effettivamente in quella direzione. Però Willy no. Ma è una situazione molto vicina a noi, perché conosco benissimo la scena italiana. Il rap italiano è diverso, ci si permette di dire cose che in altri paesi non si permetterebbero di dire, perché finirebbe in un altro modo. Comunque le cose sono due: o non ve ne frega niente, oppure siete molto simili a quei ragazzi. Oppure siete in un ambiente simile a quello. Perché nel rap succede questo, è così. Non voglio assolutamente fare polemica ma quei volti hanno qualcosa di familiare. Sappiamo benissimo di cosa stiamo parlando, non facciamo finta di niente. Capisco l’utilizzo dei social per promuovere il proprio business e sopprimere la nostra insicurezza postando stronzate tutti i giorni su quanto siamo belli cercando di fare invidia a qualcuno più insicuro di noi. Ma non dimentichiamoci che da bambini sognavamo una piattaforma da usare per un valido motivo, perché chi c’era non lo faceva per noi”.

Sicuramente Ghali ha preso di petto la vicenda e anche molto a cuore rispetto ad altri colleghi, magari non ha avuto la risonanza mediatica che ha avuto anche in Italia l’uccisione di George Floyd, ma alcuni artisti hanno condiviso un piccolo pensiero per Willy, anche solo con una storia su Instagram e J-Ax ha istituito un iban per donare qualcosa per aiutare la famiglia di Willy.

Qualcosina è stata fatta, sicuramente con una risonanza molto inferiore rispetto a George Floyd, e forse Ghali intendeva dire proprio questo, ma in fondo nessuno è tenuto ad esprimersi, tanto più che non è stato fatto neanche quando due ragazzini sono morti per aver assunto metadone per imitare i loro idoli. Quindi esattamente cosa ci aspettavamo?

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