Ghali, Luchè e Inoki contro Luigi Di Maio

Ghali, Luchè e Inoki contro Luigi Di Maio

Un post su Instagram con alcuni fotomontaggi che ritraggono un Luigi Di Maio abbronzato nei panni di Michael Jordan, di Totò in Totòtruffa e nel gruppo della famiglia del Crosby Show è bastato per dare il via alla polemica.

 

 

https://www.instagram.com/p/CEXYpCJlRUC/?igshid=wflml8hh6swj

 

 

Luigi Di Maio è razzista?

Secondo il New York Times sì. Il giornale infatti titola “Il ministro degli Esteri italiano condivide le immagini di Blackface della sua abbronzatura estiva”.
Le foto pubblicate da Di Maio sono state definite “razziste” e il New York Times critica duramente il fatto che siano un netto esempio di “blackface”, che indica la pratica di dipingersi la faccia di nero in modo caricaturale definita razzista e denigratoria.

A peggiorare la situazione sono anche le parole di Di Maio che accompagnano il post “prometto che la prossima estate metterò la protezione 50. Grazie per avermi reso questa giornata più leggera”. Insomma una vera e propria caduta di stile colossale, forse Di Maio dimentica il ruolo istituzionale che in teoria ricopre e si è lasciato andare a un contenuto di basso profilo.

Certo, noi non siamo negli Stati Uniti, dove le proteste del Black Lives Matter hanno riportato alla ribalta la questione, anche culturale, del razzismo nel Paese, dove episodi di blackface hanno provocato in più le dimissioni di politici, ma il Times rincara la dose e dà un’altra stoccata non solo a Di Maio, ma all’Italia intera: “il blackface è diventato un tabù in gran parte dell’Europa, ma forse meno in Italia“.
Nonostante il portavoce di Di Maio, Augusto Rubei, abbia spiegato che “il ministro è categoricamente contro ogni forma di discriminazione razziale o violenza in ogni forma, era auto ironia riguardo all’abbronzatura che si era preso in qualche giorno in Sardegna”, la polemica è inevitabilmente scoppiata anche in Italia.

Sotto il post pubblicato da Di Maio sono molti i commenti negativi, anche da parte di esponenti del rap italiano, come Ghali, Luchè, Inoki, Geolier e persino lo stilista Marcelo Burlon.

 

 

 

 
Fa sorridere come per anni il nemico pubblico numero uno in fatto di razzismo sia stato Matteo Salvini e come ora tutti puntino il dito contro Di Maio, che sembra voler seguire le orme social del collega. La figura di merda è stata colossale a livello internazionale e sarebbe meglio se i politici, o chi per essi, scegliessero meglio i contenuti da pubblicare, ma avremmo dato del razzista a Di Maio se non ci fosse stata la critica del New York Times?

Va bene che i tempi sono estremamente diversi, ma nessuno in Italia ha mai dato del razzista a Totò per Totòtruffa.

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