La pagella delle uscite settimanali

La pagella delle uscite settimanali

5 a Elo di Drefgold. Rispetto a Kanaglia sicuramente Drefgold ha fatto dei miglioramenti, ma qui giochiamo nel campionato musicale dei grandi, non siamo a scuola dove si può recuperare compito dopo compito o interrogazione dopo interrogazione, saper fare musica e farla in modo egregio è la base, poi entrano in gioco la critica e il gusto personale, ma qui, nonostante un evidente miglioramento, manca la base. Testi monotoni, flow monotono e monocorde, una sorta di ninna nanna che dura 45 minuti, nella quale pure Lazza, Sfera Ebbasta e Tony Effe risultano incredibilmente monotoni. Si salva Luchè che ha regalato una strofa ottima, forse la migliore di tutto il disco, perché anche Guè Pequeno sembra assuefatto dalla monotonia di Drefgold. Mi dicono che per capire la musica di Drefgold bisogna essere fatti di codeina, a quel punto entri perfettamente nel mood, ci credo sulla parola dal momento che non mi drogo, e molto probabilmente è anche vero, ma ascoltando Elo la sensazione è che ci troviamo ad ascoltare un’unica traccia lunga 45 minuti, dove a dare risalto al tutto è sicuramente il tappeto sonoro firmato da Charlie Charles, Drillionaire, Daves The Kid e Peppe Amore.

 

 

 

 

5 a Hasta la vista Remix di Ghali e Anna. Questa volta Ghali ha toppato. Hasta la vista era già un buon singolo e nonostante Anna sia il nome del momento, non è riuscita a dare un valore aggiunto al brano. A differenza della collaborazione tra Ghali e Don Patricio, nella quale i due artisti erano in perfetta sintonia stilistica e di flow e anche a differenza di Cacao con Pyrex, la presenza di Anna in Hasta la vista risulta posticcia e forzata.

 

 

 

 

7 a ADDERALL Pack di Mondo Marcio. Adderall vanta la collaborazione con Shroom, produttore per J Cole, Eminem e Ari Lennox, con cui è scattata immediatamente una grande sintonia:

Con Shroom è nata subito un’intesa molto forte. Ci siamo conosciuti in un sushi di New York durante una delle mie trasferte nella grande mela. Gli ho raccontato del nuovo sound al quale stavo lavorando, un mondo musicale che avesse le melodie di 6Lack e The Weeknd , senza però perdere l’attitudine street alla Mobb Deep. Abbiamo sentito alcune produzioni insieme e quando siamo arrivati a quella che poi sarebbe diventata Adderall, gli ho detto “Fermati!”. È stato tutto molto naturale.”, afferma Mondo Marcio.

Con ADDERALL si apre un nuovo capitolo del percorso artistico del rapper, che continua a raccontare il proprio vissuto attraverso le canzoni. La scrittura come forma di comunicazione, come valvola di sfogo. La scrittura come terapia per una storia d’amore maledetta, per un rapporto che diventa una dipendenza, una sostanza senza la quale si sta male. Parla in prima persona e fa riferimento a se stesso Mondo Marcio che, costretto in quarantena nelle quattro mura di casa, si guarda nuovamente dentro e si rimette, ancora una volta, in discussione. Lo fa attraverso una canzone che denuncia la velocità, la superficialità, l’inganno estetico dei rapporti odierni nati nell’era del social dating, in cui tutto accade alla velocità di un click. Parla di un un amore che nasce come romantico e positivo, ma che si trasforma in una forma di possessione. Mondo Marcio  nel brano si racconta mantenendo fede al suo stile, da sempre controcorrente, con un flow che, sin dai suoi esordi nel 2006, l’ha contraddistinto come un fuoriclasse in questo genere musicale.
Con ADDERALL ritorna la voce fuori dal coro di MONDO MARCIO: diretta, consapevole e senza mezzi termini. Se Adderall è più melodica, il b-side Idolo è decisamente più incisiva e pungente in vero stile Mondo Marcio.

 

 

 

 

7 a Dalla Zona di Philip. 14 brani che raccontano la cruda realtà di un giovane ragazzo che è nato e cresciuto in Piazza Prealpi a Milano. Fin dal titolo Philip dichiara il suo attaccamento al quartiere, agli amici di sempre cresciuti con lui in situazioni al margine, portando per primo l’immaginario e lo stile delle banlieue francesi nella scena italiana. Le strumentali che accompagnano le cronache di strada di Philip mischiano la trap a sonorità club, dance e latin, un lavoro di ricerca che ha coinvolto anche Don Joe, che ha curato la direzione artistica del progetto. Se ti piace il racconto di strada, ma sei stufo dei soliti cliché, di sentire solo gang, bang, pistole, ecc. e se sei stufo delle solite basi che accampano questi racconti, Dalla Zona di Philip è sicuramente il disco che fa per te.
Philip ha fatto un enorme passo avanti rispetto ai primi singoli con i quali si è fatto conoscere, trovando il giusto connubio tra il racconto della strada, del quartiere, della zona e un suono diverso che lo identifica e lo distingue dagli altri.

 

 

 

 

7 a Anna mi ha lasciato di Uzi Lvke. Il brano affronta il tema della fine di una storia d’amore trattandolo in maniera non convenzionale, facendo riferimento ad Anna Perenna, una divinità lunare che gli antichi romani veneravano, festeggiandola all’inizio della primavera con allegri giochi e banchetti. La dea può essere rivista in qualunque persona, la cosa importante è far capire al proprio cuore chi sia la sua vera “Anna”. Il singolo è stato prodotto dallo stesso Uzi Lvke in collaborazione con Jamar e Naima. Uzi Lvke ha una voce così intensa, cupa e spinosa che graffia l’anima, riesce a rappresentare le crude realtà della periferia romana e stati d’animo che rappresentano il modo di essere e di pensare del mondo della strada. Nel suo modo di esprimersi, Uzi Lvke è uno degli artisti street più forti della nuova scena rap.

 

 

 

 

5 a Barona di Young Rame feat. Marracash. Va bene il concept del quartiere Barona che da sempre è stato associato a Marracash, va bene questa sorta di passaggio di testimone e persino l’unione di due generazioni diverse con skills e attitudini differenti, ma Young Rame ha decisamente fatto di meglio in passato. Il sound risente del rap francese, genere molto apprezzato da Young Rame, senza dimenticare quel pizzico di contaminazione americana. Il tema rimane la strada, la voglia di riscatto e di rivalsa nei confronti della dura vita del barrio. Sbaragliare l’ostacolo e farsi avanti senza limite alcuno.
Il risultato? Parti strillate di cui si capisce ben poco cantate da Young Rame e strofe di Marra che si adeguano al beat e al flow, ma senza spiccare come il principe di Barona sa fare.

 

 

 

 

7 a Boheme di Rosa Chemical. Un’atmosfera completamente diversa da quella a cui Rosa Chemical ha abituato la sua fanbase e una veste insolita, fatta di rirmi e parole decisamente più intime e struggenti. Un suono che si discosta da quello della trap e che abbraccia un pop punk struggente. Una ballata, romantica e cruda al tempo stesso e che nell’immaginario ricorda molto Achille Lauro. Da una parte Rosa Chemical si distacca dalla sua comfort zone, dimostrando al pubblico di avere una vena artistica decisamente più versatile, dall’altra la sua personalità eccentrica ed estroversa rimane il centro focale della sua lirica, con un linguaggio a tratti estremamente crudo, come se non avesse un filtro tra la testa, la bocca, la penna e il foglio sul quale butta giù il testo.

 

 

 

 

6 a Montero Falcao di Egreen feat. Rico Mendossa. Si inizia a sentire l’influenza della major nella musica di Egreen, che in questo singolo cavalca sonorità latin trap, sulla quale esce comunque la sua impeccabile tecnica e capacità di scrittura, ma che non gli sta bene addosso, come quando indossi un abito che va di moda ma non ti valorizza per niente. Egreen continua il suo percorso iniziato con l’ultimo disco Fine primo tempo rappando su sonorità moderne e attuali e riprendendo la metafora calcistica con un testo che strizza l’occhio ai grandi campioni senza tempo, entrati nella storia di questo sport. Egreen sulla traccia è accompagnato dal torinese Rico Mendossa, con il quale dà vita a un brano dal sapore estivo e che ricorda molto alcuni vecchi singoli di Og Eastbull. Il singolo di per sé non è male, anche perché Egreen è capace di rappare su qualsiasi beat, ma è uno stile che non lo valorizza.

 

 

 

 

7 a Sono un bravo ragazzo un po’ fuori di testa di Random. Random sperimenta e gioca con generi e stili diversi: sonorità pop e strofe incisive che rimandano all’universo rap, segni distintivi della scrittura del giovane artista, ma anche l’utilizzo importante della chitarra e ritmi che strizzano l’occhio al mondo reggae e a un pop anni ’70/’80.  Una buona sperimentazione per Random che riesce a portare un qualcosa di nuovo, che non cavalca le solite mode e che comunque gli si addice.

 

 

 

 

5 a Dove si va di Young Slash. Hai presente una di quelle canzoncine pop alla Luca Di Risio o Gazosa? Quelle canzoni che sembrano cantate da bambini? Ecco il ritmo cantilenante di Dove si va è proprio quello. Il brano racconta il dualismo tra la persona Andrea e il personaggio Young Slash, di come quest’ultimo a volte prevalga ad uno sguardo superficiale, a chi si ferma all’apparenza senza scavare a fondo. Nel brano emergono le immagini del quartiere genovese di Utri, un luogo che sembra rimanere immutato mentre i suoi abitanti cambiano, un posto a volte duro dove le “mani fredde” cercano soldi facili e le “luci blu” della polizia continuano ad illuminare le strade, dove gli sbagli commessi non si possono cancellare ma restano impressi come tatuaggi. Young Slash non sa dove andare ma ha chiaro quale sarà il suo futuro che vede riflesso negli occhi di chi lo guarda. Il concept è buono, peccato che il risultato sia una cantilena, soprattutto per quanto riguarda il ritornello, perché nel secondo inciso ha dato una sferzata maggiore al brano.

 

 

 

 

6 e 1/2 a Bella così di Chadia Rodriguez feat. Federica Carta. È un inno contro la violenza sulle donne, il cyberbullismo e il body shaming. In un sola parola, Chadia canta contro i pregiudizi. Non solo nei suoi confronti, ma anche di altre donne, comeGreta, Melissa e Stefania, ognuna diversa dall’altra ma accomunate dall’essere state tutte vittime di violenza fisica o psicologica. Bella così è una rivincita, un inno per tutte quelle persone che finora non hanno avuto voce. Questo è forse il singolo migliore di Chadia, sia per testo, che per concept e flow, che ricorda alcuni brani delle ragazze di Non è la rai e che è accompagnato da un suono che strizza l’occhio al pop anni ’90.

 

 

 

 

Ti consiglio Blacklist di Sethu, artista savonese classe ’97. La produzione musicale è curata dal fratello gemello JIZ.  Il brano è uno sfogo, a tratti tenebroso, con un flow teso e una serie di esplosioni di energia, grazie alle quali riesce a tirare fuori, senza filtri, vari aspetti della sua indole.
Già negli ultimi due anni, nel percorso da indipendente, Sethu ha messo in luce la sua versatilità artistica, una predisposizione naturale verso quella che definisce “liquidità musicale”, qualità quanto mai contemporanea che gli permette di esprimere liberamente vari umori e stati d’animo.
Blacklist è un brano urlato che rappresenta una delle sue anime e che ricorda un po’, se vogliamo, Taxi B.

 

 

 

 

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