La pagella delle uscite settimanali

La pagella delle uscite settimanali

10 a Infernum di Claver Gold e Murubutu. Forse non potevamo aspettarci di meglio da questi due artisti, che sono riusciti a rendere omaggio all’Inferno di Dante, a non ridicolizzare l’opera, ma allo stesso tempo a rendere il tutto accessibile a tutti. Infernum non è un disco pesante, è un disco completo, ben ragionato e ottimamente sviluppato. Abbiamo tra le mani un album che riesce ad essere allo stesso tempo un’affascinante parafrasi di tanti celebri passaggi del testo dantesco, una sua elegante attualizzazione, e un saggio su quello che il rap può e dovrebbe essere: veicolo di contenuti, vittoria sulle pose, padronanza formale e capolavoro di scrittura. Dal punto di vista musicale, invece, abbiamo un upgrade e una sorta di punto di arrivo della carriera artistica di Claver Gold e Murubutu con beat potenti e di spessore che rendono perfettamente omaggio alle parole e ritornelli assolutamente incisivi. Infernum è un capolavoro da ogni punto di vista, uno di quei dischi fatti per restare e aggiungere un tassello alla storia del rap italiano. Peccato che non avrà la risonanza mediatica che merita, ma certe perle sono rare, non puoi darle ai porci.

 

 

 

 

7 a 16 marzo di Achille Lauro. Era esattamente quello che ci si poteva aspettare da Achille Lauro post Festival di Sanremo, ma le ballate romantiche sono da sempre il punto di forza della sua discografia. Un po’ Vasco anni ’80, un po’ pop fine anni ’90 inizio 2000, 16 marzo scorre liscia come una delle tante canzoni all’italiana, ma arricchita dalla urla sguaiate di Achille Lauro che rendono il tutto estremamente punk, o meglio, alla Lauro. L’intero brano si racchiude in quel Ti innamorerai a marzo.

 

 

 

 

8 a Fucked Up di Dj Dropsy feat. Nerone, Jack The Smoker e Jangy Leeon. Dj Dropsy ha chiamato tre rapper forti che sanno il fatto loro e ha costruito un brano che è un ritorno alle origini, una sorta di omaggio al rap di una volta, un po’ vintage, un po’ aggressivo, un po’ potente, un po’ ironico, dove le rime, punchlines e le parole hanno un peso specifico fondamentale. Un po’ come il rap dovrebbe essere. Nonostante questo forte richiamo anni ’90, Fucked Up è tutt’altro che un brano che suona vecchio, è fresco e attuale, ma che ci riporta a quel rap che oggi si sente troppo poco.

 

 

 

 

5 a Dilemme Remix di Lous and The Yakuza feat. tha Supreme e Mara Sattei. Andava benissimo la versione originale, visto il flow incisivo e fresco di Lous, tha Supreme e Mara Sattei ci entrano come i cavoli a merenda come si suol dire. Prima era un bel brano, ora una trappatina che l’ascolti e pensi quando smettono di cantare sti due.

 

 

 

 

5 a Easy freestyle di Boro Boro. Easy perché è proprio easy, non spicca per nessun elemento in particolare, scorre liscio, senza infamia e senza lode, finisce e non ti resta niente, se non un sorrisetto quanto senti Boro Boro dire “ho detto a Universal che sono uscito dalla merda”.

 

 

 

 

7 a Canzone sbagliata di Danti feat. Luca Carboni e Shade. È un po’ di ironia dea quale avevamo tutti bisogno, Canzone sbagliata è una canzone piena zeppa di affermazioni strampalate, da cantare insieme, per sorridere in questo momento così delicato. In un incontro virtuale, i tre artisti regalano
un brano pieno di errori, come
“Con le mani piccole come Morandi, o con il mitra in mano come Gandhi, le braccia forti come i delfini, con i baffetti come Mussolini, scopro la luna come Colombo, corro a quattro zampe come un pollo….”
 

 

 

6 a La vie en rose di Maruego. Di rilevante importanza è sicuramente l’utilizzo del sample di 2 The Night (Fast Cars/4 Frank) di Ottmar Liebert, che è anche la colonna sonora de Il ciclone di Pieraccioni. Esattamente come nel film, dove alcune parti erano una sorta di inno alla gioia, così Maruego interpreta il famoso beat e rende omaggio, oltre che all’opera di Liebert e al film di Pieraccioni, anche ai Sangue Misto.
Nella prima strofa, infatti, Maruego cita Neffa in Lo straniero: “Io quando andavo a scuola da bambino la gente nella classe mi chiamava marocchino”.

 

 

 

 

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