Gli effetti del coronavirus sulla musica

Gli effetti del coronavirus sulla musica

Ok, toccatemi tutto ma non la musica. Chiudete le palestre, i bar, i ristoranti, i locali, le discoteche, i cinema, i teatri, ma non fermate la musica. PLEASE DON’T STOP THE MUSIC come cantava Rihanna.

 

 

 

 

Ora rimpiango di non aver creduto a Spillover.  Fa paura, è vero, complice il pipistrello nero della copertina, e a volte fa addirittura venire i brividi, come quando si domanda, ed eravamo nel 2012, se il Next Big One, ovvero la prossima grande epidemia attesa dagli esperti, sarà causata da un virus e se comparirà in un mercato cittadino della Cina meridionale. Preveggenza? Scienza? Storia? L’unione delle tre cose?

Eppure Spillover è ancora lì sugli scaffali, non è esaurito come le mascherine, l’amuchina e il cibo in scatola. Solo che a guardarlo ora metterebbe ancora di più i brividi.

Il problema è serio. E riguarda tutti. Non è solo una questione di dire che palle stasera cosa faccio che è tutto chiuso? 

Con questa chiusura forzata i commercianti, i proprietari e i gestori dei locali sono nella merda e rischiano di indebitarsi, anche di fallire.

 

 

 

 

Purtroppo le vendite nei supermercati sono alle stelle, tanto che fai la spesa online all’Esselunga domenica e te la consegnano giovedì. E gli altri? E la musica? La musica si ferma. Perché la musica non è solo arte e intrattenimento, è business. E ok, tiriamo un sospiro di sollievo ironicamente, venerdì non saremo bombardati da mille uscite e forse quel poco che uscirà ce lo godremo. Baby K ha posticipato a data da destinarsi l’uscita del suo singolo. Il motivo sembra essere la poca attenzione mediatica che avrebbe. Tutti stanno parlando solo e soltanto del coronavirus, chi parlebbe del singolo di Baby K? È questo il problema? Un po’ come fare uscire un singolo durante la settimana del Festival di Sanremo. Sei pazzo? Chi se lo caga?

 

Mostro ha spostato l’uscita del disco e le relative date di instore e tour. Beh, certo chi ti compra il disco fisico se non ci sono gli instore e non viene lì a farsi la foto. Che poi non paghi un cd, che tanto ormai neanche le auto hanno il lettore cd, paghi la foto e l’autografo. Potresti farlo uscire su Spotify e successivamente in formato fisico con gli instore. E ma gli streaming soltanto possono garantire un discreto exploit in classifica Fimi se non sono supportati dalle vendite del cd? È solo una questione di soldi. PARLAMI DI BUSINESS OPPURE NON ESISTE.

 

Nitro lascia che siano i fan a decidere: pubblico solo sulle piattaforme digitali e in un secondo momento il fisico e gli instore? Cosa deciderà l’aiuto da casa?

 

 

 

 

La musica si sta fermando. Perché la musica è business. E va bene annullare e posticipare concerti e eventi pubblici. È sacrosanto e doveroso per il bene comune, ma fermare le uscite musicali visto che tutto ormai si gioca in digitale è comprensibile se pensiamo ai numeri e al Dio denaro, ma è deleterio per tutti. The show must go on. La musica non dovrebbe fermarsi solo per paura di non vendere abbastanza. Eppure è come se tutta l’Italia si stesse fermando, compreso il singolo di Baby K, di cui a molti non frega un cazzo, ma intanto è in standby pure quello. E a noi cosa resta? Un po’ di Amuchina, una mascherina, i fagioli in scatola e Netflix.

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