Un giorno di pioggia a New York per cambiare vita anche qui

Un giorno di pioggia a New York per cambiare vita anche qui

Un giorno di pioggia a New York è uguale a un giorno di pioggia da qualunque altra parte? La risposta (no) è al cinema nell’ultimo film di Woody Allen che ha come protagonisti tre idoli dei teenagers, destinati a diventare idoli e basta per la loro bravura. Thimoteè Chalamet e Ellen Fanning arrivano a Manhattan da fidanzati. Si separano per un’intervista che la Fanning deve fare per il giornale del college che frequentano entrambi. Ma l’intervista naufraga in una crisi di nervi dell’intervistato e da lì in poi succede di tutto.

 

Thimoteè deve baciare Selena Gomez sul set di un film girato da un amico. Ellen finisce in una girandola di artisti frustrati che, come in tutti i film di Woody Allen, vogliono portarsi a letto la giovane giornalista. Lui vive un perenne senso di frustrazione che addebita alle esagerate aspettative che la madre gli riversa addosso dalla nascita. Lei si lascia trascinare dall’alcol e dai corteggiamenti dei tre uomini che le girano intorno anche se solo uno, il nuovo James Dean, le fa venire il singhiozzo rivelatore di una cotta. Vagando in un giorno di pioggia a New York si può sempre finire nell’ala egizia del Metropolitam Museum che basterebbe, da sola, a risolvere la giornata (se non fosse che lui incrocia gli zii cosi è costretto ad andare al party della mamma che aveva già pensato di disertare).

 

La cosa uguale tra un giorno di pioggia qui e un giorno di pioggia a New York sono i dubbi e le domande esistenziali, i quesiti sulla vita e sui rapporti umani che possono essere incrinati anche solo da una risata atipica (come succede al fratello del protagonista che vuole mollare la fidanzata sull’altare perché sentirla ridere lo ammazza). E’ una specie di psicanalisi tra Central park e la Fifth Avenue. E infatti ogni volta che uno dei suoi tre nuovi (e anziani) pretendenti le chiedono se ha un fidanzato, il giudizio di Ellen nei suoi confronti peggiora fino a farlo finire declassato a “si diciamo che è un amico, siamo usciti un po’ di volte”.

 

Alla fine quella con la reputazione migliore è la escort che Thimoteè paga per presenziare al party dei genitori, almeno lei è trasparente, dice subito che lavoro fa e quanto costa. Gli altri vivono, con leggerezza, e senza troppi crucci i loro tradimenti. Perché sono a New York e lì è più facile preoccuparsi della carriera e di quanti soldi si riescono a fare piuttosto che di quanto a lungo possa durare il proprio matrimonio. Il film, comunque, è bellissimo. E contiene una grande lezione. Se qualcosa non torna, bisogna cambiare. Altrimenti il rischio è di andare avanti a fare le stesse cose, chiedendosi perché non cambiano mai.

 

Anna Savini

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