Scatola nera di Gemitaiz e Madman è un disco che non dice niente

Scatola nera di Gemitaiz e Madman è un disco che non dice niente

Forse c’era troppa aspettativa per Scatola Nera, il nuovo disco di Gemitaiz e Madman, sicuramente troppa rispetto al risultato finale che abbiamo avuto modo di ascoltare oggi. Il calo del duo si era già percepito con Veleno 7, un singolo che sapeva ben poco di artistico, ma che ha avuto comunque un buon riscontro da parte del pubblico con ottimi numeri e certificazioni. Questo è il punto focale. Minima spesa massima resa. Mi spiego. Un tempo, penso anche a Kepler, i due artisti avevano la smania di spaccare, di dimostrare la loro bravura, il loro talento, il loro saper fare rap e di fatto spaccavano. Oggi sembra che si siano letteralmente seduti sugli allori. Sono dieci anni almeno che nelle loro canzoni e nei feat ci parlano di fumo, erba, canne, canne, fumo, erba. Di quanto spaccano e del solito nemico immaginario del rap, che ci sta per carità, ma forse a un certo punto è bene cambiare registro.

Sicuramente dal punto dal punto di vista tecnico niente da dire, Gemitaiz e Madman sono due fuoriclasse, le basi sono buone, rap, senza picchi né sperimentazioni. 12 tracce, tra cui 7 con featuring e una già edita riducono l’intero lavoro a 4 tracce e in effetti è poco, troppo poco per due come loro.

 

 

 

 

Possiamo dire tranquillamente che la critica non conta un cazzo e che quello che conta sono il pubblico e le vendite. Forse è così e sicuramente il disco venderà perché a vendere non sempre è la musica fatta bene, ma il prodotto. Di ben fatto, oggettivamente parlando, Scatola nera non ha niente. Le tematiche sono le stesse trite e ritrite da anni, sono riusciti a parlare di canne anche nel pezzo con Giorgia, così per dire, e per non perdere le buone abitudini. I featuring sono di alto livello, ma sembra non siano stati sfruttati al meglio, come se nessuno avesse dato il 100% di sé e di quello che poteva dare.

È un disco che ci lascia un grande MAH, che non convince neanche dopo diversi ascolti. Ci sono il rap e la tecnica, mancano gli argomenti e la varietà. Non voglio fare la sostenitrice del famoso messaggio e del celebre contenuto, ma da Gemitaiz che ultimamente si è espresso molto in ambito politico e sociale e si è battuto via Instagram stories per queste tematiche, si è scagliato contro quelli che ha definito i parassiti dell’arte, contro i giornalisti, gli Youtuber, i colleghi, mi ricordo ancora il suo discorso sul fatto che il rap sia una musica di rivolta che dà voce a chi non ce l’ha. Mi aspettavo tirasse fuori tutti questi bei concetti anche in rima e invece niente.

Ha il microfono davanti e ci parla di canne. Ma il rap non era anche denuncia sociale? E dare una voce a chi non ce l’ha

Eppure si può fare tutto, si può parlare di tutto e non solo via Instagram stories. Mi spiego. Un disco come quello di Fedez per esempio, super criticato e schifato tra l’altro, aveva il triplo dei contenuti e della varietà di tematiche di Scatola nera. Lo stesso si può tranquillamente dire per Emis Killa che sa spaziare tra atmosfere diverse e argomenti diversi. Qui siamo letteralmente monocorde. Monotoni. E noiosi.

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