Come scrivere un libro e diventare povera – Capitoli 5 e 6

Come scrivere un libro e diventare povera – Capitoli 5 e 6

CAPITOLO 5

IL TERRIBILE E I SEGRETI DELL’ORGANIZZAZIONE

 

Adesso ci sparano, per forza, senza neanche dire «mani in alto, tutti a terra». Non usciremo mai vivi dal bar. Mi aspetto un agguato. Una bomba anche. Perché il Terribile non solo sta parlando male di qualcuno, ma sta smontando pezzo per pezzo, segreto per segreto, crimine per crimine, una delle più potenti organizzazioni del mondo. E lo sta facendo qui, davanti a tutti, in un bar del centro (di una località che rendo segreta all’istante, per motivi di sicurezza). Le persone che vuole distruggere potrebbero sbucare da un momento all’altro e comunque i loro alleati potrebbero essere già qui, in incognito, a spiarci.

Ma al Terribile non importa e va avanti a parlare come se fossimo soli.

E non è che mi bisbigli i segreti all’orecchio, come farei io in questo caso. No!

Il Terribile parla come se fosse su un palco, a una convention, scandendo bene le parole, i peccati, le opere e le omissioni dei membri della Grande Organizzazione. Sostiene di avere anche le prove, un dossier di documenti segreti e registrazioni di tutto quello che è successo e non sarebbe mai dovuto accadere. Fa nomi e cognomi dei protagonisti dello scandalo. E io mi sento come Robert Redford ne “I tre giorni del Condor” (anche se forse somiglio di più a Faye Dunaway, o almeno mi piacerebbe). Vorrei tanto essere al sicuro, in un parcheggio sotterraneo, come nel film, invece siamo allo sbaraglio, nel posto più affollato del mondo.

Eravamo seduti a un tavolo esterno, ma si è scatenato un uragano. Siccome io ho iniziato a tremare per il freddo, e per il terrore anche, il Terribile ha esclamato: «Guarda che ti sta piovendo nella borsa». Si è alzato dalla sedia di scatto, in tutto il suo metro e 90 e ha detto: «Entriamo». E siamo entrati.

Così adesso siamo al chiuso, si sente ancora meglio. Lui parla, parla, parla. Io mi domando se sia preparato come Tom Cruise e Matt Damon, per proteggermi quando verranno ad ammazzarci. Ma lui non ce l’ha una pistola e non mi salverà certo come la Bellucci in Shot out, quando sparano con lei in braccio. Io ho sempre più paura. Lui non credo conosca il significato della parola. Non credo conosca neanche il significato della parola diplomazia. E infatti va avanti a raccontare fatti che dovrebbero rovinare la reputazione dei suoi nemici e invece finiranno solo per rovinare noi.

E’ uno scandalo in piena regola, come in Focus niente è come sembra, solo che io non sono (per niente) come Margot Robbie e lui è troppo bianco per fare Will Smith. E poi io non voglio sapere proprio niente. Invece a questo punto sono al corrente di ogni cosa. Nel Padrino mi avrebbero già fatto fuori. Sto iniziando a pensare che anche la tempesta sia un segnale della Grande Organizzazione per farlo smettere, ma lui neanche si sogna. Anzi, alza ancora un po’ di più la voce.

«E poi, il dirigente Alfa e la teste Beta, che erano amanti, hanno fatto un buco da un milione di euro a causa delle cene e dei loro incontri nell’albergo X ai Caraibi e nell’albergo Y alle Maldive, fatturando le trasferte come viaggio di lavoro. E poi teste Sigma ha insabbiato ogni cosa e ha liquidato con un sacco di soldi la dirigente Gamma che invece voleva denunciarli e poi ha comprato anche il silenzio di Delta con 300mila euro e poi…».

E poi. E poi. E poi.

E poi mi tocca snocciolare tutto l’alfabeto greco per trovare una copertura a tutte le persone coinvolte. E poi nel bar, all’improvviso, entra un piccione e subito esce. E poi, subito dopo, atterra un passerotto sul tavolo, giuro, e inizia a beccare le briciole sulla tovaglia. E io penso che siano stati mandati apposta dalla Grande Organizzazione e abbiano delle microspie attaccate alle zampe. Ma Il Terribile ignora anche questi segnali. Ignora qualunque cosa e va avanti a parlare fino a quando non spiove di colpo e il bar non si svuota. Finalmente la storia è finita. La pioggia anche.

«Allora, scrivi qualcosa per il tuo giornale?», mi chiede di colpo, cambiando argomento.

«Eh?», dico restando a bocca aperta.

«No – chiarisco subito -. Anzi, a proposito, già che ci siamo, ti suggerirei di non ripetere mai le cose che mi hai detto ad altri giornalisti che magari loro le scrivono davvero e tu finisci nei guai». Lui deve andare da un amico per il pranzo. Io voglio tornare subito a casa. Quando usciamo, controllo che non ci siano cecchini appostati sui tetti anche se sono sicura che, se ci fossero, ci avrebbero già sparato da un pezzo.

 

CAPITOLO 6

LE SIRENE DI ULISSE E LA MIA SIRENA DI BELLEZZA

 

Ho sbagliato a guardare in alto, dovevo guardare avanti. I nemici sono a terra. Solo che sono nemiche. Sono ex amiche del cuore del Terribile che, dopo avermi visto a fianco lui, mi squadrano con odio. Appena usciti dal bar, ci siamo trovati circondati da uno sciame di ragazze.

Non so, forse ci stavano già curando da prima, forse sono spie dell’Organizzazione, ma sono apparse tutte insieme di colpo. Gli si parano davanti una dietro l’altra e lui si ferma a ogni passo, si gira a destra e sinistra e dice: «Ciao come stai? Aspetta che ti bacio». E mentre si abbassa per arrivare alla loro altezza, loro guardano me di traverso e mi fulminano con gli occhi. Siamo già al decimo «Ciao come stai? Aspetta che ti bacio» e a me sembra di sentire i loro pensieri: «Non illuderti, ora sei con lui, ma presto finirai in un angolo come noi». In realtà io vorrei rispondere: «No, scusa, guarda che è inutile che mi guardi così, io non sono una sua amica del cuore e neanche ci tengo», ma lascio perdere. Anche perché sono tutte bellissime. Se fossi in competizione, perderei in partenza. Dovrei essere gelosa io di loro, non loro di me. Ma lo sciame se ne frega. Lo sciame vuole Il Terribile. Le ex amiche sono tutte convinte che la regina al suo fianco, in questo momento, sia io. Quindi mi odiano.

No, ma questo non è un appuntamento al buio, è una tortura. E poi tanto questa storia la so già a memoria.

Ci sono uomini che possono avere qualunque donna e le ragazze si scannano per loro. Con i ragazzi così puoi avere un turno, ma il turno scade e tu ci resti male perché la scadenza non l’hai messa tu. Il Defunto amore era così. Però adesso non ho voglia di parlarne.

C’è una Sirena che mi sta attirando a sè. La Sirena è molto brava. Non le avrei dato retta se non fosse stata un’ex amica del Terribile, non avrei incrociato il suo sguardo e avrei tirato dritto.

Ma la Sirena mi ha guardato come se avessimo avuto un segreto in comune e poi si è infilata nel mio punto debole, il narcisismo. Vende creme, lei è bellissima e vuol farmi credere che diventerò come lei.

Mi guarda fissa negli occhi. Non riesco a sganciarmi. Parla con un accento francese, ma viene da Israele. Parla in un soffio, le parole sussurrate appena, la sua voce è una musica che mi ipnotizza. Dice che mi farà un trattamento di bellezza «gratis, non preoccuparti». Sono un po’ a disagio, seduta su uno sgabello, in negozio, con lei in piedi a un centimetro dal mio viso. Scruta le mie guance come fossero dipinti da restaurare. Respira a due millimetri dal mio naso. Profuma di menta, profuma e basta.

Tiene il vasetto della crema sulla punta delle dita, come se sostenesse un diamante.

Nell’altra mano, tra il pollice e l’indice, stringe una bacchettina, come un micro cucchiaino. La inserisce nel vasetto e la estrae con un millimetro di crema sulla punta. Si avvicina al mio viso, passa la bacchettina con un tratto secco. Sento come un pennellino che struscia sul viso. Fruscc. Colpo di bacchettina. E la pelle scotta. Altro colpo di bacchettina. Frusccc. E la pelle brucia. Fruscc. Fine dell’incantesimo. La Sirena appoggia la crema sul banco e poi prende uno specchio per farmi vedere il lavoro finito.

«Guarda!». Guardo.

«NO! – esclamo – Sono sparite le rughe».

Non ci sono proprio più, sono proprio diventate invisibili. Sulla metà del viso dove ha passato la bacchetta non ho più nessun segno di vecchiaia. Sono giovane. Almeno per metà viso. Non ci credo, non può essere vero.

«Prova a metterla anche a sinistra», chiedo alla Sirena d’istinto.

E la Sirena riparte. Colpo di bacchettina. Fruscc. E la pelle scotta. Fruscc. E la pelle brucia. Fruscc e sono sparite le rughe anche da questa parte.  Specchio. «Guarda». Guardo.

Magia, di nuovo.

Fisso lo specchio. Ho la pelle perfetta anche a sinistra. Sono giovane, ma non sono ancora convinta.

La crema della bacchetta magica costa 450 euro, per questa cifra, come direbbero Pio e Amedeo, dovrebbe anche stirare le camicie, rifarmi il letto al mattino e soprattutto farmi tornare davvero giovane per sempre. 

Una vocina nella testa mi avverte: «Non fidarti, tanto non diventi bella lo stesso». Sento perfino la zia Elena che dice: «Sei impazzita? Non buttare via i soldi così».

E’ vero, ha ragione, ho deciso, non non la prendo. Le creme con me, poi, non funzionano mai. «Grazie, molto gentile, arrivederci, ci penso, la prendo la prossima volta». Sto per uscire dal negozio salva.

Ma una Sirena è una sirena, se ha incantato Ulisse come posso resisterle io?

«So cosa stai pensando – mi legge nel pensiero – che è troppo cara, ma io…». Ma lei mi guarda negli occhi e va avanti a incantarmi e alla fine mi fa un’offerta tutto incluso, tipo materasso Eminflex, e con il metodo Pio e Amedeo mi manda a casa con la maschera, il sale del mar morto, il burro per il corpo, «che da soli costano ognuno 350 euro, a soli 340 euro».

Che per l’amor del cielo, è un affare. Ma tanto non divento bella lo stesso, come ripete la vocina. Che nervoso, non posso neanche far pagare il disturbo al Terribile. Alla fine è solo colpa sua se sono cascata nella rete. Sua e del Defunto amore, ovvio, che se non mi mandava a diavolo a quest’ora ero al telefono con lui e avevo due traumi in meno e 340 euro in più. Invece, così, so già che stanotte dormirò ancora meno del solito. Proprio quello che (non) ci voleva durante l’attesa del libro. Non è ancora uscito e mi è già costato un capitale.

 

– Anna Savini

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