Come scrivere un libro e diventare povera – Capitoli 1 e 2

Come scrivere un libro e diventare povera – Capitoli 1 e 2

CAPITOLO 1
ROMEO, L’INSONNIA
E I 40 GIORNI D’ATTESA

 

Ansia. Ansia. Ansia. Ansia.
Dormi. Dormi. Dormi. Dormi.
Dormi, Anna, ho detto dormi.
Più mi ordino di dormire e meno ci riesco.
Lo so benissimo come si fa a dormire. Si chiudono gli occhi e si dorme. L’ho imparato tanto tempo fa, quando avevo un Grande Amore. Certi giorni…. E certi altri no.
Cioè certi giorni mi voleva come Romeo con Giulietta al balcone. E certi altri no, e allora era come essere Giulietta, morta, con Romeo in giro chissà dove. E soprattutto chissà con chi. Solo che non era una morte eterna.
Noi risorgevamo sempre. Lui risorgeva sempre. E io ero lì ad attenderlo.
Il problema era cosa succedeva a me, mentre aspettavo che tornasse. Non dormire era il minore dei mali.
Il peggiore era il suo silenzio, che mi toglieva la pace.
Smetteva di parlare di colpo e io cercavo in tutti i modi di capire perché. Più insistevo, più taceva.
La prima volta che mi ha lasciato, ho pensato che sarei morta di dolore. Anche la seconda, e pure la terza. Non sapevo che fosse il suo modo di fare. Non riuscivo neanche a concepire un modo di fare così. Ancora adesso non capisco tanto bene come fai a dire a una persona che la ami, e poi a non parlarle più di colpo, senza motivo, per tre o quattro mesi. Ma anche se non la ami, non capisco come fai a non dirle neanche «ciao» quando la incroci. E, soprattutto, se questa persona ti ama per davvero, come fai a non chiederle neanche «scusa» per averla trattata così?
L’unica cosa che ho capito è che non c’è niente da capire. Lui era fatto così. Mi amava tre mesi sì, e tre mesi no. Più o meno, perché non c’era una formula matematica, anche se io cercavo di scoprirla. Segnavo i giorni di silenzio sul calendario, perché sapevo che prima o poi sarebbero finiti. Ma non sapevo quando. Allora io, che non conto mai niente, contavo. E cercavo di stare calma fino al record di silenzi precedente. Dopo cominciavo a disperarmi. Oddio, in realtà stavo male tutto il tempo, infatti continuavo a mandargli messaggi.
In segreto, però. Perché nessuno doveva sapere che avevo questa malattia, di scrivere a un ragazzo che non voleva parlarmi. Che è come giocare a tennis da soli, non ha senso. Mandi le palline dall’altra parte del campo e nessuno ti risponde, una follia.
«Prendi il mio cuore». «No non lo voglio». «Dai per favore». «Dai per favore niente». Una partita infinita che mi uccideva. Però almeno sapevo cosa fare quando non dormivo, mandavo i messaggi a lui.
Perché io ero certa che a un certo punto, chissà come, chissà quando, chissà perché, una pallina sarebbe tornata indietro. Quindi insistevo finché il mio messaggio di ritorno non arrivava. Perché lui era fatto così. E io pure. Quando tornava, mi dimenticavo quanto male ero stata per colpa dei suoi silenzi.

Dì soltanto una parola e io sarò salvato. Ecco, appunto.
Lui parlava, io ero salva. Smettevo di contare i giorni, il cuore ripartiva, ricominciavo a respirare e a dormire.
Non come adesso, che non riesco a chiudere occhio. È colpa sua, perché ce l’ho sempre in mente, ma anche del libro che deve uscire.

Quando mi ha lasciato l’ultima volta stavo davvero per morire e allora ho pensato: «Oddio, se muoio non lascio neanche un libro». È da quando avevo 14 anni che ne volevo scrivere uno e un giorno mi sono svegliata che avevo 14 anni per due (o anche per tre) e non avevo ancora pubblicato niente. Per forza, iniziavo una storia, ma non la finivo. Tutte opere incompiute. Poi quando usciva un romanzo simile ai miei, mi arrabbiavo perché magari era la stessa idea che avevo avuto io.

Ma le idee non funzionano, se non le metti in pratica. Così leggevo i best seller degli altri, tipo “I love shopping”, e non finivo mai i miei.
Gli ultimi libri aperti, però, erano tutti su di lui. Li scrivevo mentre mi lasciava perché era l’unico posto dove potevo trovarlo, nei ricordi. Solo che quando tornava, dovevo disfare tutti i capitoli, come Penelope, tessi la tela, sciogli la tela, perché lui non doveva leggere quanto male mi aveva fatto, o mi avrebbe lasciato un’altra volta.

Adesso il libro c’è, però non c’è lui per festeggiare. E io non riesco a dormire.
Dormi, Anna, Dormi.
Perché non dormo maledetta me? Lo so io perché non dormo. Da quando il libro è stato stampato a quando uscirà devono passare quaranta giorni, ha detto la mia editor. Quaranta giorni in cui non devo dire niente a nessuno. Quaranta giorni in cui, ho già capito, non riuscirò a chiudere occhio e non farò altro che pensare al Defunto amore.

 

 

CAPITOLO 2
LA SVEGLIA, KATY PERRY
E IL RAGAZZO DEL LICEO

 

Oddio, è suonata la sveglia. Ma a me è sembrato di sentire le sirene del carcere che mi trapanavano il cervello. Mi sento come se mi avessero sfondato la testa. Sto malissimo, come quando ti svegliano di soprassalto. Con un calcio in faccia, magari.

Sono le 6 del mattino. Devo andare a fare la ragazza alla pari. Nel senso che mia sorella ha due figlie e io no. Lei va al lavoro al mattino presto, e io no. Quindi siccome le sue due bambine sono molto simpatiche, al mattino le curo io, e siamo pari.
In realtà le gemelle hanno già 8 anni, fra un po’ sarò libera dalla sveglia. Ma io voglio andare avanti a curarle perchè ho già la sindrome del nido vuoto, tipo quelle mamme che non sanno più cosa fare perché hanno i figli grandi.
Tipo me che non so più chi amare perché ho sempre in testa il Defunto Amore e infatti quando sento “Never really over” di Katy Perry penso stia parlando di lui. Anche quando non la sento, per dire, è come la storia infinita.
Solo che la gente non sopporta le ragazze così, fissate su una persona sola. Neanche io le sopporto. Non so se è peggio essere una di quelle che parla sempre di uno che le ha lasciate, o essere quella costretta ad ascoltarla. In ogni caso non va bene. E infatti io prima ho smesso di ascoltare quelle che raccontano dei loro amori defunti. Dopo ho fatto finta di aver dimenticato il mio.
Ce l’ho solo nelle foto appese alla pareti, nei cassetti, nei diari, nelle cornici sul tavolo, nel computer, nelle sue lettere, nelle e-mail. E poi nei miei libri, va beh, ovvio.
Ecco lui, il Defunto amore.

La prima cosa a cui penso al mattino appena apro gli occhi e l’ultima che vedo (in foto) prima di andare a dormire. Ma anche la cosa che nascondo meglio. Ufficialmente mi è passata. Sono una giovane donna, emancipata, indipendente, una giornalista. Una scrittrice (fra poco) famosa. Ho una casa, un bel lavoro, un gatto, un cane (no quelli no), una Mini, tante scarpe. Ho tutto quello che si possa desiderare dalla vita. Tutto, tranne quello che voglio veramente. Ma questo è irrilevante. Rilevante è che non sia morta per amore, e neanche per qualcosa d’altro, e che il mondo sia convinto che non pensi più a lui.

Fissarsi su un ragazzo ha degli effetti collaterali devastanti. È come inchiodarsi per terra. E stare a fissarsi i piedi. Non vai mai avanti perché continui a guardare indietro. E anche se è sbagliato, lo fai lo stesso. Non lo fai tu, generico. Lo faccio io, specifico, questo è il problema. Ma per andare avanti devi avere qualcosa che ti attira. E io non ce l’ho. Si va bene, mi piacciono Brad Pitt, Johnny Depp, Keanu Reeves, quelli lì un po’ così, per dire, ma non sono lì ad aspettarmi quando mi sveglio al mattino.

Quando c’era il Defunto amore saltavo giù dal letto come una molla.
Tipo, hai presente quando devi andare a scuola, che ti fa schifo, ma non è un problema perché sai che ti aspetta un bel compagno per baciarti in corridoio, all’intervallo? È magnifico no? Sì certo, almeno credo, perché io un ragazzo così, al liceo, non l’ho mai avuto. Ma quando è arrivato il Defunto amore ho capito come sarebbe stato averne uno. Voleva dire che al mattino, quando la sveglia suonava, non la associavo più alle sirene di Alcatraz, ma alle Sirene di Ulisse. E quando aprivo gli occhi avevo già il sorriso ed uscivo dal letto in un secondo. Lavata, stirata, luccicata, pronta per i miei baci.
Non come adesso. Che sembro un mostro. Prima ho incrociato mia sorella e mi ha detto: «Cosa ti è successo? Sei andata in discoteca di nascosto e non me l’hai detto?».

Magari, almeno mi sarei divertita. Invece sto già pensando già a quanto manca per andare a dormire stasera.
Quando stavo male per il Defunto amore mi hanno mandata da un po’ di psicologhe, ma prima sono andata da un neurologo. Gli ho raccontato tutta la storia, piangendo come una fontana.
«Ma di cosa si preoccupa? – mi ha detto lui alla fine del racconto – Comunque vada ha trovato l’Amore. Non capita a tutti». Neanche di stare così tanto male, però. Mi sentivo come se mi schiacciassero il cuore come una spugna e non riuscivo a respirare. E infatti, siccome piangevo sempre, mi ha prescritto un antidepressivo e un ansiolitico.

Ovviamente io l’antidepressivo mica l’ho preso, non ero depressa. Ero poco amata. Ho preso solo il Depas 0.5 era meraviglioso. Era come un interruttore. Spegneva l’angoscia, smettevo di pensare e mi addormentavo. Un sabato sera le pastiglie erano finite. Io avevo il terrore di rimanere sveglia tutta notte. Allora mi sono ordinata: «Dormi». E mi sono addormentata. È facile, basta che chiudi gli occhi e ti rilassi come se ti stessero accarezzando la testa. Ho pensato che se ce l’avevo fatta un giorno, potevo farcela anche quello dopo. Così la sera successiva, di nuovo, mi sono ordinata. «Dormi». E ho dormito.

Da quel giorno non ho più sofferto d’insonnia. Fino ad ora. Non è solo il libro a tenermi sveglia, a dire la verità, è che c’è in ballo l’esclusiva con i giornali. Cosi non posso dare neanche la notizia alle mie amiche giornaliste. Glielo deve dire l’ufficio stampa, che fa un po’ ridere per una giornalista, tenere il segreto come per le nozze di Belèn. Ma io non sono Belèn (che peccato), sono sempre io, e non so tenere i segreti. A meno che non abbia paura di essere sgridata, come in questo caso. Lo so che non ho più tre anni, ma non mi piace essere ripresa, quindi non lo dico, quindi non dormo. Mi sgrideranno le mie amiche quando lo scopriranno però loro mi vogliono bene, credo che riusciranno a perdonarmi. O almeno lo spero.

 

– Anna Savini

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: